venerdì 30 novembre 2012

LETTERA ALLA SINISTRA di Marcello Pesarini


Lettera a tutti coloro che vogliono la sinistra nel paese e la vogliono rappresentata in Parlamento perchè non si vive senza visibilità e senza finanze.


Dopo una simile introduzione,degna dei titoli che usava il manifesto ai tempi d'oro, potrei considerare concluso il mio intervento, che intende supportare quanto detto da Turchi e Astengo rivolgendosi a “Cambiare si può”. Mi permetto di insistere, preso dalla foga della fede politica. Ho firmato l'appello quasi subito, pensando che potesse essere l'ultima spiaggia per i comunisti, per la sinistra. Nei giorni successivi ho avuto, per l'ennesima volta, la sensazione che coloro che parlano di novità, di non addetti ai lavori pensino a tutti fuorchè a loro stessi, as usual. Stalinista è l'altro, movimentista pure, ed anche opportunista. Io invece penso che servano tutte le intelligenze, come diceva Gramsci. Gli operai che vogliono lavorare difendendo la salute ci sono; è spesso la convergente visione caricaturale che ne fanno il governo da una parte e gli intellettuali non organici dall'altra, a ridurre gli operai nell'angolo. La sinistra va ricostruita, ma sui bisogni basilari, e se di beni comuni si parla, cari compagni di ALBA, ricordatevi che il camion che trasporta la immondizia è guidato da un autista, e che a difendere il funzionamento delle discariche ci sono stati spesso gli operai. Le lotte per l'ambiente che hanno funzionato sono  quelle in cui cittadini ed operatori si sono parlati, ed ho vissuto pagine emozionanti in difesa delle municipalizzate,  ed anche della nostra salute. Scusatemi la foga, ma mi sembra assurdo sia rinunciare a strumenti come possono essere i partiti di sinistra, ed i sindacati, che al sostentamento che viene da poter contare sugli eletti. Lo dirò più forte: non finanziare i partiti di sinistra significa esporli alla corruzione o all'immobilità. Per cui vorrei dire da queste colonne, poiché mi sembra che “Cambiare si può” sia blindato a simili discorsi, non abbiamo paura della contaminazione. Ci sono idee? Abbiamo aderito in tanti? Allora restiamo in tanti. Ricordo la morte di tanti compagni che, in questi ultimi anni ci hanno lasciato da comunisti anzi tempo, magari orgogliosi di essersi consumati per la causa. Eppure erano sempre pronti alla risata, al lazzo, anche nei momenti più difficili e polemici. Non potremmo tentare anche noi di essere più semplici, più schietti, proprio in nome di quei beni comuni che ci dovrebbero insegnare ad essere così, comuni.


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