Governabilità.
Sono molteplici i mezzi che vengono usati per il dominio,
alcuni si rivolgono ai corpi delle persone come le guerre , la tortura, le carceri, altri
, specialmente da quando è stata inventata la democrazia rappresentativa , si
rivolgono alla conquista delle loro menti e nonostante si parli tanto di
civiltà delle immagini il mezzo principale per indurre le persone ai
comportamenti voluti è ancora quellodelle parole
E’ la storia che forgia le parole e allo stesso tempo sono le parole che forgiano la storia e una forza rivoluzionaria è tale nella misura in cui è capace di guardare dentro le parole dell’avversario ,capirne le ragioni e sconfiggerle.
Ogni essere umano per vivere ha bisogno di dare un senso a
ciò che si trova quotidianamente ad affrontare, ha bisogno di capire il mondo e
il proprio posto nel mondo, e il senso di sollievo che si prova nel capire il
mondo che ci circonda è tale che una
persona può essere convinta ad abbracciare una diversa visione delle cose solo tramite grossi sforzi e investimenti atti
a minare le sue parole consuete e ad
imporre le proprie , è la cosiddetta lotta per l’egemonia culturale.
Certo, le parole sono vincenti solo quando ci sono le condizioni che le “spingono” verso la quotidianità, verso le bocche delle persone, ma neanche questo è sufficiente , un sistema anche e soprattutto se morente ingaggerà le più feroci battaglie contro le parole emergenti e scatenerà tutte le sue forze contro il nemico che lo insidia.
Ci sono parole che per l’avversario sono basilari perché su queste costruisce il suo discorso sul mondo ed è verso queste che bisogna tirare , diciamo così, le cannonate più potenti , parlo di parole come “mercato”, “globalizzazione”,”governabilità”,”crescita”.
Ci sono poi parole che non sono del nemico, sono nostre, ma sono state catturate, sono state rapite e violentate e il nostro compito, come cavalieri antichi , è liberarle e riportarle all’antico splendore, sono parole come “democrazia”, “libertà”, “giustizia”.
Ci sono parole del tutto bandite, come “comunismo”, “anarchia” o evitate come “uguaglianza”.
Infine ci sono le parole nuove, come potrebbero essere “convivialità”,”rete”,”a-crescita”, ma di queste parleremo un’altra volta, qui vorrei cominciare a discutere di alcune parole che già ci sono e vorrei invitare tutti i compagni, bellissima e antica parola, a commentare, suggerire e allargare il ragionamento, con lo scopo di lanciare una costante e tenace lotta contro il discorso del nemico, il discorso del capitale.
Certo, le parole sono vincenti solo quando ci sono le condizioni che le “spingono” verso la quotidianità, verso le bocche delle persone, ma neanche questo è sufficiente , un sistema anche e soprattutto se morente ingaggerà le più feroci battaglie contro le parole emergenti e scatenerà tutte le sue forze contro il nemico che lo insidia.
Ci sono parole che per l’avversario sono basilari perché su queste costruisce il suo discorso sul mondo ed è verso queste che bisogna tirare , diciamo così, le cannonate più potenti , parlo di parole come “mercato”, “globalizzazione”,”governabilità”,”crescita”.
Ci sono poi parole che non sono del nemico, sono nostre, ma sono state catturate, sono state rapite e violentate e il nostro compito, come cavalieri antichi , è liberarle e riportarle all’antico splendore, sono parole come “democrazia”, “libertà”, “giustizia”.
Ci sono parole del tutto bandite, come “comunismo”, “anarchia” o evitate come “uguaglianza”.
Infine ci sono le parole nuove, come potrebbero essere “convivialità”,”rete”,”a-crescita”, ma di queste parleremo un’altra volta, qui vorrei cominciare a discutere di alcune parole che già ci sono e vorrei invitare tutti i compagni, bellissima e antica parola, a commentare, suggerire e allargare il ragionamento, con lo scopo di lanciare una costante e tenace lotta contro il discorso del nemico, il discorso del capitale.
GOVERNABILITA’
Potevo scegliere tra decine di parole, per cominciare scelgo
questa perché è cosa attuale e i rivoluzionari se devono guardare ciò che è
lontano devono anche sempre avere il polso di ciò che è vicino nello spazio e
nel tempo.
Nell’accezione che più ci interessa per “governabilità “ si intende una proprietà degli assetti politico-parlamentari che li rende semplici da governare e condurre verso gli esiti desiderati e in questo senso è una parola che fa parte della famiglia delle parole del pragmatismo anglo-americano che da tanto tempo ci opprimono.
Nell’accezione che più ci interessa per “governabilità “ si intende una proprietà degli assetti politico-parlamentari che li rende semplici da governare e condurre verso gli esiti desiderati e in questo senso è una parola che fa parte della famiglia delle parole del pragmatismo anglo-americano che da tanto tempo ci opprimono.
Una situazione è “governabile” quando sono rimossi tutti gli
ostacoli che ne renderebbero dispendiosa e inefficiente la gestione, tra questi
sono compresi i lunghi dibattiti o i compromessi tipici della vecchia idea
della democrazia.
Perché una situazione politica sia “governabile” da una parte è necessario avere già in partenza la forza che si ritiene necessaria per imporre le scelte di governo e allo stesso tempo si deve avere un’uniformità del campo che si intende amministrare, la “governabilità” aborre le complicazioni dei rapporti complessi ed è infastidita dalle mediazioni, perché per chi cerca la governabilità le decisioni non sono frutto di riflessione o dibattito ma sono un dato già esistente in origine, per una parte politica che adotta la governabilità il momento del governo è quello in cui si realizza un progetto già dato e tutto ciò che lo rallenta non è altro che “lungaggine parlamentare”, non è un caso che nei sistemi “governabili” il ruolo legislativo e quello esecutivo tendano a confondersi.
La governabilità è ritenuta così importante che se in parlamento manca una maggioranza “stabile”, cioè senza contraddizioni al suo interno, viene creata artificialmente grazie ai premi di maggioranza.
Un assetto parlamentare si intende “governabile” non se consente agevolmente di raggiungere mediazioni soddisfacenti tra le parti ma se consente di imporre agevolmente la propria visione delle cose, in questo senso la governabilità è qualcosa che riesce ad eliminare i fastidi della democrazia, è il regno della semplicità , dei sistemi bipolari maggioritari, ma in realtà il rapporto tra sistemi politici e complessi statuali è contraddittorio : un sistema politico “stabile” scarica le contraddizioni sulla società , mentre uno “instabile” in quanto specchio più fedele della società riesce maggiormente a svolgere un ruolo di moderazione delle spinte sociali.
Oggi in Italia sono più di vent’anni che godiamo di governi “stabili” e il risultato è sotto gli occhi di tutti : aumento delle diseguaglianze, aumento della corruzione e sviluppo senza freni della criminalità organizzata, perché la democrazia per funzionare ha bisogno di una giusta dose di instabilità , come l’ecosfera per sopravvivere ha bisogno della biodiversità, perché altrimenti non è natura, è un parco zoologico, o per dirla alla Tacito “è un deserto che chiamano pace”.
Ecco perché una delle nostre lotte più importanti deve essere quella per un ritorno al proporzionale e per l’abbattimento di tutte le soglie e i premi di maggioranza, perché solo un sistema politico aperto alla mutevolezza del reale può adattarsi alle società senza violentarle troppo.
Oggi le forze che più si professano democratiche, come il PD e guarda caso anche il M5S, sono atterrite dai sistemi proporzionali , sono sconvolte dall’idea che le maggioranze si formino in parlamento ma perché , qual è il problema ? Andate a confrontare l’Italia della governabilità maggioritaria con quella della instabilità proporzionale, in quale delle due i lavoratori erano più forti ? I quale delle due i cittadini erano più cittadini e meno sudditi ?
Chi se non le destre di tutto il mondo ha beneficiato maggiormente della “governabilità” ?
E ancora, caro iper-democratico Grillo, ma se “ognuno vale uno” perché mai grazie agli sbarramenti il voto di un comunista non deve valere un cazzo ?
E, pessimo Veltroni, in una democrazia come può essere che un voto sia “utile” e un altro “non-utile” ? Utile a chi ?
Ah già, dimenticavo, alla governabilità…
Concludo qui sulla governabilità ribadendo l’invito a tutti i compagni : ragionate, ragioniamo insieme sempre e testardamente sulle parole , perché è vero e lo sarà sempre : “le parole sono importanti”.
Perché una situazione politica sia “governabile” da una parte è necessario avere già in partenza la forza che si ritiene necessaria per imporre le scelte di governo e allo stesso tempo si deve avere un’uniformità del campo che si intende amministrare, la “governabilità” aborre le complicazioni dei rapporti complessi ed è infastidita dalle mediazioni, perché per chi cerca la governabilità le decisioni non sono frutto di riflessione o dibattito ma sono un dato già esistente in origine, per una parte politica che adotta la governabilità il momento del governo è quello in cui si realizza un progetto già dato e tutto ciò che lo rallenta non è altro che “lungaggine parlamentare”, non è un caso che nei sistemi “governabili” il ruolo legislativo e quello esecutivo tendano a confondersi.
La governabilità è ritenuta così importante che se in parlamento manca una maggioranza “stabile”, cioè senza contraddizioni al suo interno, viene creata artificialmente grazie ai premi di maggioranza.
Un assetto parlamentare si intende “governabile” non se consente agevolmente di raggiungere mediazioni soddisfacenti tra le parti ma se consente di imporre agevolmente la propria visione delle cose, in questo senso la governabilità è qualcosa che riesce ad eliminare i fastidi della democrazia, è il regno della semplicità , dei sistemi bipolari maggioritari, ma in realtà il rapporto tra sistemi politici e complessi statuali è contraddittorio : un sistema politico “stabile” scarica le contraddizioni sulla società , mentre uno “instabile” in quanto specchio più fedele della società riesce maggiormente a svolgere un ruolo di moderazione delle spinte sociali.
Oggi in Italia sono più di vent’anni che godiamo di governi “stabili” e il risultato è sotto gli occhi di tutti : aumento delle diseguaglianze, aumento della corruzione e sviluppo senza freni della criminalità organizzata, perché la democrazia per funzionare ha bisogno di una giusta dose di instabilità , come l’ecosfera per sopravvivere ha bisogno della biodiversità, perché altrimenti non è natura, è un parco zoologico, o per dirla alla Tacito “è un deserto che chiamano pace”.
Ecco perché una delle nostre lotte più importanti deve essere quella per un ritorno al proporzionale e per l’abbattimento di tutte le soglie e i premi di maggioranza, perché solo un sistema politico aperto alla mutevolezza del reale può adattarsi alle società senza violentarle troppo.
Oggi le forze che più si professano democratiche, come il PD e guarda caso anche il M5S, sono atterrite dai sistemi proporzionali , sono sconvolte dall’idea che le maggioranze si formino in parlamento ma perché , qual è il problema ? Andate a confrontare l’Italia della governabilità maggioritaria con quella della instabilità proporzionale, in quale delle due i lavoratori erano più forti ? I quale delle due i cittadini erano più cittadini e meno sudditi ?
Chi se non le destre di tutto il mondo ha beneficiato maggiormente della “governabilità” ?
E ancora, caro iper-democratico Grillo, ma se “ognuno vale uno” perché mai grazie agli sbarramenti il voto di un comunista non deve valere un cazzo ?
E, pessimo Veltroni, in una democrazia come può essere che un voto sia “utile” e un altro “non-utile” ? Utile a chi ?
Ah già, dimenticavo, alla governabilità…
Concludo qui sulla governabilità ribadendo l’invito a tutti i compagni : ragionate, ragioniamo insieme sempre e testardamente sulle parole , perché è vero e lo sarà sempre : “le parole sono importanti”.
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