venerdì 16 novembre 2012

PROPOSTA OPERATIVA DI G.Angelo Billia


Bisogna prendere atto del fatto che manifestazioni come il "no Monti day" hanno avuto come tratto caratterizzante due aspetti, da un lato sono state indicative della voglia di lottare di migliaia di antagonisti, dall'altro hanno dato una tribuna a personaggi i quali, evidentemente si sentono paghi del quarto d'ora di notorietà che gli è stato fornito. Novelli condottieri gonfidi certezze rivoluzionarie, ai quali se chiedi cosa bisogna fare fra un'ora ti rispondono come se le guardie rosse fossero pronte per l'assalto al palazzo d'inverno.

Un capo può essere tale, nella collegialità del collettivo, solo se il suo orientamento è legato al che fare oggi, nella realtà contemporanea. Non c’è molto da discutere, l’attacco in atto non è rivolto al “pericolo per il sistema” costituito da questi capi e dalle loro organizzazioni, l’attacco è rivolto a quelle misere conquiste sociali strappate in passato. Il capitale non è sulla difensiva, non teme i sedicenti Lenin con le loro prospettive salvifiche, convincenti per quattro, sì, dico quattro adepti. Il capitale rivendica la sua preminenza su tutto e tutti e procede come un rullo compressore per raggiungere i suoi obiettivi.
Se le mie considerazioni si avvicinano ad un’immagine della realtà condivisibile non ci sono molte alternative. Non c’è tempo e se vogliamo neanche voglia di attendere la conclusione dei calcoli “scientifici” di chi si arrabatta per restare su una sella sbilenca. Basta, l’Italia è piena di persone che non ne possono più, che cercano un collegamento con un modello organizzativo che si ponga come reale alternativa a questo modello di società. Abbiamo ben altro da agitare che non i modelli storicamente dati.
Se davvero vogliamo rivendicare l’Europa dei popoli contrapposta a quella dei monopoli non abbiamo molta scelta, dobbiamo dare delle risposte credibili allo spauracchio dei capitali in fuga, indicato per convincere che la ricchezza non si può toccare, pena il crac, o, per dirla con termini correnti, il default del paese. Tutti apparentemente tremano per il rischio fallimento, tremano quelli che vedono insidiata la tredicesima o la pensione, i senza lavoro convinti che sarà anche peggio, gli occupati, pochi in verità, ai quali è stato detto che se crollano le banche le aziende chiudono, quelli che hanno i miseri risparmi investiti, perché li sentono minacciati, i disoccupati che perdono ogni speranza di trovare un lavoro, le donne, le quali vedono vanificati decenni di lotte per le pari opportunità, ecc..
Monti è l’uomo dei monopoli e sarà sostituito, forse, da altri uomini con gli stessi suoi compiti. Oggi fior di economisti, spesso per nulla comunisti, osano dire ciò che non riescono a dire gli stessi candidati del PD: se non si cambia, questo processo condurrà alla rovina definitiva del paese. E’ la stessa constatazione che, spesso confusamente, è presente nella gran parte di coloro che si chiamano fuori dalle elezioni per mancanza di riferimenti.
La sinistra italiana, parlo di sinistra e non di destra mascherata, ha al suo interno una sorda ribellione. Obiettivamente la parte migliore del paese è lì, è lì il contraltare naturale ai Monti di destra e di “sinistra” e sono lì gli uomini che soli possono salvare il paese. E’ nostro compito cercare di liberare queste energie dando vita ad un movimento unitario senza attendere che i “calcoli” siano finiti. E’ l’ultima nave che possiamo prendere, se non ci imbarchiamo non resteremo in banchina, andremo alla deriva per decenni sulle nostre zattere.
Ai rischi di fallimento dobbiamo rispondere sì, vogliamo il fallimento di chi si è arricchito e continua ad arricchirsi con il debito pubblico. Sarà nostra cura salvare la parte di debito pubblico proveniente dai risparmi dei lavoratori, così come sarà nostro compito impedire fughe di capitali con tutti i mezzi, compreso la detenzione con contestuale confisca dei beni per i responsabili.
Gli altri elementi suscettibili di raccogliere adesioni, a mio giudizio sono: stop a TAV e ponte sullo stretto; disdetta dell’acquisto di armi offensive come gli F35; riconversione dell’industria di guerra; ritiro dei soldati dai teatri di guerra e contestuale uscita dell’Italia dalla Nato; nazionalizzazione, senza indennizzo di banche, grandi industrie e aziende di servizio a carattere nazionale; nazionalizzazione senza indennizzo delle grandi proprietà immobiliari; varo di un progetto per rendere completamente autosufficiente il paese sul piano energetico dando impulso esclusivo alle energie rinnovabili; varo di un piano per mettere in sicurezza il territorio nazionale rispetto alle calamità naturali, con l’obiettivo di ridurre i danni e ridare al paese quello che la speculazione ha tolto; varare un piano di rilancio della scuola pubblica che includa ciò che è già previsto dalla Costituzione (la scuola privata si autofinanzi totalmente); rifiuto in toto dei Patti Lateranensi, la chiesa si finanzi da sola; promuovere la sanità pubblica recuperando il deficit con il sequestro dei beni personali di chi l’ha causato per colpa o per dolo, escludendo qualsiasi rapporto con case di cura private; avocazione allo Stato di tutta la ricerca medica; raddoppio delle pene per corruzione e reati assimilabili e soppressione della libertà condizionale quando il fatto sia commesso da pubblico ufficiale, triplicazione della pena quando a commetterlo sia persona eletta dal popolo mentre espleta il mandato; Istituzione di un tribunale costituzionale che esercita il mandato sulla base del codice militare di guerra.
Conosco proposte che, pur ponendosi lo stesso obiettivo divergono in tutto o in parte da quelle che ho appena formulato. Tengo a dire che non ho la pretesa di dare un faro per orientarsi a qualcuno. Anch’io posso sbagliare, come tutti, quindi le proposte accennate non devono essere considerate altro che qualcosa di concreto su cui discutere.
Considero che debba finire il tempo degli appelli alle organizzazioni. Discutiamo in concreto su quello che vogliamo e possiamo fare. E’ ora che le forze che si oppongono a questo sistema sociale si uniscano per dare una prospettiva al paese. Non c’è posto per saltimbanchi della politica, né per “realizzazioni” personali diverse dal lavoro per conseguire gli obiettivi. La grande maggioranza del popolo italiano non ha nulla da spartire, né sul piano economico e neppure su quello morale con l’Italia di Monti e dell’attuale schieramento parlamentare, chi fra noi ha la consapevolezza di ciò, ha il dovere di mettersi a disposizione anche sul piano organizzativo per dar vita a una formazione unitaria radicalmente antagonista a questo sistema sociale.
Abbiamo il dovere di smascherare e contrastare le opzioni come quella sulla produttività, oggetto di trattativa in questi giorni, che hanno l’unico obiettivo di rafforzare ulteriormente lo strapotere del capitale,. Si tratta di un imbroglio come lo fu quello sulle “esigenze della produzione” di lamiana memoria. La verità nuda e cruda consiste nel fatto che l’imprenditoria quando guadagna meno esercita due opzioni, l’una è quella di pagare meno i dipendenti, la seconda è quella di abbandonare e dirottare i capitali sulle speculazioni finanziarie. Oggi queste scelte vengono cavalcate entrambe, in modo molto più massiccio che per il passato. Bisogna sgomberare il campo da un equivoco, quando sosteniamo che vogliamo salvaguardare il tessuto industriale del paese, bisogna anche dire che fabbriche come la FIAT non hanno bisogno dei Marchionne per funzionare. E bisogna anche affermare che una crisi di sovrapproduzione si ha quando si satura la fascia sociale presa a riferimento dalle aziende e la produzione diventa scarsamente remunerativa per gli azionisti. Ciò si può evitare semplicemente allargando il mercato, rifiutando la logica del profitto.
In realtà le cose sono molto più complesse di come per brevità le sto dipingendo, credo però che i problemi di fondo siano questi. E’ mia opinione che questa sia anche l’unica strada percorribile per evitare la paralisi attuale..

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