Il simpatico spettacolo
televisivo delle primarie del centro sinistra, giustamente ospitato negli studi
dove si sfidano i cantanti di X Factor,
ci consegna tutta l'insostenibile leggerezza della politica italiana di fronte
alla crisi.
Mentre la condizione sociale del
paese sprofonda e non uno solo dei fattori economici segna al positivo, non una
sola delle scelte di fondo che ci stanno governando viene sottoposta al
giudizio degli elettori. E' giusta l'auterità e se no quali sono le
alternative? Cosa si fa in Europa, come ci comportiamo con la Grecia,
continuiamo ad essere complici dell'infamia sociale e civile verso un intero
popolo o rompiamo con chi la sta producendo?
Mi fermo qui perché di fronte
allo spettacolino del centro sinistra -invidiato dalla destra che ora dice lo
faremo anche noi- di fronte a tutto questo la cosa più sciocca è stupirsi.
Nella carta di intenti sottoscritta da tutti i candidati del centro sinistra, in mezzo a tanti fumosi
buoni propositi un impegno è chiaro senza equivoci. Il centrosinistra è
impegnato a sostenere tutti i patti di austerità europea , tutti i trattati,
tutti gli impegni assunti da Monti, a partire dal fiscal compact. La vera
agenda Monti è già sottoscritta, il resto è solo spettacolo televisivo.
Allora il punto vero è solo
questo: cosa facciamo noi?
Noi che siamo scesi in piazza il
27 ottobre. Noi che scioperiamo e manifestiamo insieme a tanti popoli d'Europa
contro l'austerità. Noi che non ne possiamo più di pagare i costi materiali
della crisi e anche quello morale dovuto all''ipocrisia di chi governa. Noi che
facciamo?
Ci facciamo ancora rappresentare
dalla compagnia di X Factor? E se questa
volta vogliamo non farci fregare dalla narrazione del centro sinistra, dopo
vent'anni di narrazione berlusconiana, per quale alternativa lavoriamo?
La sola vera forza
dell'inconsistenza del centrosinistra sta proprio nella nostra incapacità di
costruire l'alternativa.
Portiamo in piazza una marea di
persone e il giorno dopo riprendiamo come prima, con tutti i nostri gruppi e
organizzazioni, quasi ci fossimo incontrati per caso e con qualche fastidio.
Dall'inizio del secolo in Italia
si susseguono grandi movimenti, lotte generose e mobilitazioni , ma la
rappresentanza istituzionale è sempre
quella, altro che rottamazione. Sì c' è il movimento 5 stelle, ma sappiamo
tutti che non rappresenta la nostra
lotta, il nostro punto di vista. Noi non
riusciamo a consolidare nulla e la compagnia di X Factor, più o meno
allargata a seconda delle circostanze, alla fine è sempre l'unica in campo.
Che facciamo allora, ci occupiamo
solo dei nostri spazi? Per scelta o per costrizione restiamo extra
parlamentari, extraconfederali, extra insomma? Possiamo cominciare a dire che
se le cose vanno così male in Italia, ne abbiamo responsabilità anche noi?
I militanti e i dirigenti dei
sindacati di base e del dissenso confederale, quelli dei partiti a sinistra del
centro sinistra, quelli delle organizzazioni sociali e civili che rifiutano
tutto o parti rilevanti di questo
sistema, pensano davvero di proseguire così e di sopravvivere, ognuno a casa
sua, alla devastazione della crisi e all'assimilazione del potere che la governa?
C'è bisogno oggi di una vera
grande rottura, ma o la produrremo assieme o non ci sarà.
Se l'alternativa di cui misuriamo
ogni giorno la grande domanda e l'immenso bisogno, se questa alternativa non
nasce, non è a questo punto colpa nostra? Vorrei delle risposte.
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