venerdì 23 novembre 2012

AL LIMITE DELLA COSTITUZIONE REPUBBLICANA (ET ULTRA) di Franco Astengo



L’esercizio della condizione di governo, esercitata dalla diarchia Presidente della Repubblica e Presidente del Consiglio, appare ormai oltre i limiti fissati dalla Costituzione Repubblicana ed è bene, proprio in questi giorni nei quali sta per celebrarsi la “kermesse” delle primarie del centrosinistra, richiamare l’attenzione di tutti ad alcuni aspetti che mi permetto di giudicare molto importanti.

Intendiamoci bene: tutto nasce da una modificazione avvenuta quasi surrettiziamente nel tempo al riguardo del ruolo del Presidente della Repubblica (Pertini, Cossiga, Scalfaro) e dal profilarsi di una sorta di dualismo tra “Costituzione formale” e “Costituzione materiale”, rivolta quest’ultima a un’evidente tensione verso il presidenzialismo.
Idea di presidenzialismo frutto, nella situazione italiana, dell’aver immesso incautamente all’interno del sistema politico due potentissimi veleni: il sistema elettorale maggioritario e la personalizzazione della politica.
 Il nostro sistema politico era stato, invece, imperniato per oltre quarant’anni sul rispetto di una Costituzione Repubblicana all’interno della quale – per prima cosa – i Padri Costituenti avevano introiettato gli anticorpi verso qualsivoglia tentazione di ritorno all’idea di avventure autoritarie, basate sull’idea dell’ “uomo solo al comando”.
Per questo motivo ruolo e funzioni del Presidente (eletto dal Parlamento in seduta congiunta e non direttamente dal corpo elettorale) sono delineate con grande nettezza negli articoli dall’83 al 91 della nostra Carta fondamentale: articoli che andrebbero riletti con grande attenzione da parte di tutti.
La situazione aveva raggiunto, sotto questo aspetto, termini di vera e propria pericolosità durante la prima parte della legislatura in corso, attraverso gli atteggiamenti complessivi dell’allora Presidente del Consiglio Berlusconi (atteggiamenti che il prof. Sartori definì in un suo testo degni di un “sultanato”) per via di un intreccio perverso tra questioni personali, palesi conflitti d’interesse, esercizio delle funzioni istituzionali: c’è da ricordare, però, sotto questo aspetto che l’opposizione a questi atteggiamenti fu molto blanda (inutile ricordare la vicenda – appunto – della mai varata legge sul “conflitto d’interessi”) e anzi fu fatta passare, in particolare dai media, l’idea che la politica ormai si incentrasse, nel bene e nel male, sui singoli più o meno dotati economicamente, quale modello da seguire (sotto quest’aspetto il centrosinistra si è allineato attraverso il meccanismo delle primarie, che tutto sono meno che un reale esercizio di partecipazione popolare, quanto piuttosto – com’è stato già scritto – a una sorta di presenzialismo a un “evento”.)
Il precipitare della crisi finanziaria e la pressione delle Cancellerie straniere condussero, circa un anno fa, a un vero e proprio show-down con l’allontanamento forzato di Berlusconi.
La procedura seguita allora, però si dimostrò inquietante e i suoi risultati sono oggi sotto gli occhi di tutti.
Invece di scegliere la via maestra delle elezioni e della formazione di una nuova maggioranza (il segretario del PD dichiarò: “non vogliamo governare sulle macerie”. Evidentemente quello di governare, per un partito nato sulla “vocazione maggioritaria” è un compito da esercitare soltanto in tempi di vacche grasse) il Presidente della Repubblica nominò al sabato senatore a vita il futuro Presidente del Consiglio, incaricandolo poi al lunedì, senza alcuna procedura particolare di consultazione parlamentare e imponendo a tutto il Parlamento (in verità l’unica forza politica a dichiararsi contraria, in quel momento, fu la Lega Nord) di appoggiarlo in una sorta di “union sacrèè”, giustificata da un’emergenza finanziaria mai dimostrata da nessuno, se non dalle aleatorie tabelle dello spread e dalle valutazioni, altrettanto aleatorie e cervellotiche, delle agenzie di rating e dalle valutazioni delle grandi banche d’affari, nei “board” di alcune delle quali aveva seduto lo stesso nuovo Senatore a vita e Presidente del Consiglio.
Da allora si è andati avanti all’interno di una vera e propria “escalation”.
Tralasciamo l’analisi dei risultati ottenuti da questo governo, nato come abbiamo visto in condizioni davvero “border line” anche soltanto sotto l’aspetto di una concezione “normale” della democrazia rappresentativa: l’impoverimento delle classi medie, la violazione dei diritti dei lavoratori sono sotto gli occhi di tutti e non vale certo la pena commentarli.
Sotto questo aspetto richiamo all’articolo firmato “Pitagora” e apparso sul “Manifesto” di giovedì 22 Novembre, dove tutti i dati sono esposti con grande chiarezza, in un quadro del tutto oggettivo.
L’attenzione va spostata, invece, sul terreno istituzionale e politico, laddove davvero l’intervento del Presidente della Repubblica si è fatto molto pesante, soprattutto attorno a due temi: quello della legge elettorale, che ovviamente dovrebbe essere cambiata, ma al riguardo della quale il Capo dello Stato esprime quotidianamente valutazioni di merito che credo non rientrino propriamente nei suoi compiti istituzionali e l’ipoteca, pesante, sulla futura composizione governativa nel dopo elezioni che, si spera, dovrebbero tenersi nella primavera del 2013.
Nel frattempo il Governo ha proceduto con piglio del tutto autoritario, degno davvero di un Cancellierato di antica memoria, utilizzando pressoché esclusivamente lo strumento del decreto legge e imponendo al Parlamento, attraverso un procedimento del tutto mortificatorio, un record di voti di fiducia.
Ho cercato semplicemente di descrivere lo stato delle cose in atto e non posso che concludere come ci si trovi in una situazione ormai già proiettata “oltre” il quadro della Repubblica Parlamentare uscita dalla Costituzione.
Sul piano istituzionale (non mi addentro, ripeto, sui temi economico – sociali) i veleni che hanno sparso il seme della distruzione sono stati soprattutto due: il sistema elettorale maggioritario che ha accompagnato l’idea – del tutto nociva- della governabilità quale fine esaustivo dell’agire politico, e l’esasperata personalizzazione che ha colpito a tutti i livelli, anche e soprattutto in provincia, rappresentando ormai un vero e proprio fenomeno di destrutturazione del sistema, avendo attaccato alla radice – corrompendoli anche sotto l’aspetto finanziario- quelli che erano i pilastri della partecipazione e della capacità di sintesi, i partiti.
Comeriuscire a creare condizioni alternative?
La mia idea di fondo è quella del “ritornare allo Statuto”, cioè alla Costituzione, rivendicando il ruolo della Repubblica Parlamentare e principiando – cosa non facile in questo momento – da un sistema elettorale proporzionale, senza particolari sbarramenti e senza premi di maggioranza (basterebbe il sistema in uso tra il 1958 e il 1992) indicando alle forze politiche la strada di una vera e propria stagione “costituente” impostata, ovviamente, non sulla modifica del dettato Costituzionale vigente ma sul recupero di una normale dialettica democratica facendo del Parlamento il centro della vita politica del Paese ed evitando “dominus”, diarchie, personalismi che – in questo momento – stanno mettendo fortemente a rischio la qualità stessa della nostra democrazia.


1 commento:

Mario Antonio Esposito ha detto...











Mario Antonio Esposito · Top Commentator · Livorno


Condivido il pensiero riguardo al ruolo del Presidente della Repubblica: per lo meno… invasivo. Ma in parte necessario per allontanare Berlusconi. Non mi piace la querelle sull’intercettazione: non era lui, l’intercettato. E, forse, sarebbe bastato vietarne altre, dopo la prima. Non lo fece. Quanto all’avvento di Monti, con tutti i “se” e i “ma”, a mio giudizio, è stato il male minore, inizialmente; per tirare l’Italia fuori dalla palude, dove l’aveva condotta Berlusconi e la cosiddetta opposizione di sinistra. Ma chi aveva portato Berlusconi al comando? Non si conosceva, forse, chi era e quali conflitti d’interesse aveva? Con “Mani Pulite”, dall’arco politico italiano in frantumi, il più in carne era rimasto il PCI; ma “i comunisti” sono sempre stati indigesti al vaticano, dove, nonostante i precedenti non cristallini, e l’esse...
re divorziato, Berlusconi venne accolto a braccia aperte (anche perché arrivava con le mani ben colme). Alla benedizione dei papaveri vaticani, necessita aggiungere altro. Perché la sinistra italiana aveva garantito Berlusconi –sin dal 1994!!- che non avrebbero toccato le “sue” TV? Né, hanno fatto -quando ne hanno avuto la possibilità- il conflitto d’interessi. E perché la tassazione sugli utili dalle frequenze in concessione è rimasta all’1%, anche quando gli utili, per il cavaliere, erano aumentati di ben venticinque volte? (Parole di Violante, nel 2003, alla Camera.) Quanto alle elezioni, subito dopo l’uscita di Berlusconi, non le volle la sinistra; giusta la frase di Bersani: “Non vogliamo governare sulle macerie …” E, nell’attesa di “vacche grasse”,…(quando spunteranno altri capetti, vedrai.) chi paga è sempre “Pantalone”. Ieri come oggi. Ma vogliamo pensare a domani? Voglio dire che possiamo lamentarci quanto vogliamo, ma nulla cambierà, finché non si ritoccherà la Costituzione per dare “voce” anche al POPOLO SOVRANO; -per difendersi! Indispensabile, secondo me- visto che comunque andavano le cose –molto male!- e dai sondaggi, in generale i politici avevano il 4-5% di gradimento, erano sempre gli stessi a decidere. E il POPOLO BUE, senza poter intervenire. E stanno ancora tutti lì, ben attenti a che nessuno tocchi i loro privilegi; nonostante avessero sottoscritto ogni gratta, gratta, a danno di chi già aveva poco. In TV ci sono tanti programmi spazzatura e di parte, di tette e culi; ma ci sono anche programmi che informano, tipo: “Report”, “Piazza Pulita”, Servizio Pubblico”, ”Che tempo che fa”; per gli appassionati di “plastici” c’è “Porta a Porta”; dai quali apprendiamo che in politica, il più pulito ha la rogna. E –per me la cosa peggiore- nonostante si parli di Italia libera e laica, almeno l’85-90% dei politici è vaticano dipendente. (Per tenersi stretta la poltrona.) E allora si ritocchi la Costituzione, scritta in altra epoca, da persone lungimiranti e di sani principi, ma tutti cresciuti sotto il dominio e condizionati dalla “santa chiesa”, per cui, inserirono nell’Articolo 7 i “Patti Lateranensi”. Un obbrobrio! Patti vergognosamente unidirezionali pro vaticano, che Mussolini volle –dopo oltre 6 anni dalla “marcia su Roma”, a vuoto- per avere la chiesa schierata. E allora, in primis l’abrogazione del Concordato; poi possibilità di indire referendum PROPOSITIVI; e contemporanea abrogazione del QUORUM; che non è un dogma. Quindi legge elettorale e quant’altro. Grazie per l’ospitalità. Mario Esposito

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