Ho aderito all’appello “Cambiare si può”immediatamente, e
potrei dire che avevo contribuito affinchè uscisse allo scoperto, perché i
numerosi e diversi appelli all’unità della sinistra che mi giungevano erano degli
ossimori.
Aderisco anche se non amo il concetto di “nuovo” e di “non addetto ai
lavori”. Li trovo figli della seconda repubblica, del levarsi di gente
inorridita di fronte a “Mani pulite”. Chi è addetto ai lavori spesso lavora per
un mondo diverso, perciò va ascoltato anche quando si fanno le liste.
Ma c’è dell’altro che si fa nella società, senza tanto
clamore: si lavora insieme, si fondono esperienze marciando uniti per un po’ e
separandosi quando ci sono delle scelte elettorali. Non lo considero sempre
negativo, se si lavora. Da anni nel campo dell’immigrazione, del sociale tutto,
partecipo e programmo battaglie anche di lunga gittata con compagni e non
compagni , con la mira di raggiungere accordi di gestione comune di politiche
per la governance, per alleviare le pratiche, per l’accessibilità degli uffici
pubblici. Emblematiche le Campagne L’Italia sono anch’io e quella del Comitato Associazioni Tutela per la difesa
dei LEA nelle Marche. Entrambe in mano alle associazioni, entrambe agli utenti
come ai malati, entrambe in direzione ostinata e contraria nei confronti del
centrosinistra senza Sinistra modello Marche. Dei risultati arrivano, altri
arriveranno, ma anche se molti aderenti li ritroverò anche nella battaglia
elettorale, tanti altri li ritrovo tutti i giorni, ad esigere i nostri diritti
per un futuro di certezze e non di concessioni. Vorrei che questo spirito fosse
sempre presente anche nelle aggregazioni che andiamo a costruire.
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