mercoledì 27 agosto 2014

RELATIVISMO E GUERRE SANTE di Vincenzo Facciolo



Nelle terre Medio Orientali proprio in questi giorni è in corso una feroce guerra che per certi aspetti potrebbe sembrare una guerra di religione combattuta tra Sunniti e Sciiti. Ricordando, solo marginalmente, che una delle fazioni in lotta è stata organizzata e armata proprio da quelle potenze capitalistiche, USA in testa, che gestiscono colossali interessi in quel settore, vorrei, partendo da questa, considerazione, far capire che il nascondersi dietro l’assioma di “guerra religiosa” significa disconoscere volutamente le dinamiche necessarie al mantenimento del potere.
 

Da che l’uomo fa l’ingresso nella storia, passando attraverso il Mondo Antico, il Medio Evo fino ad arrivare ai giorni nostri, le classi dominanti hanno utilizzato la religione e le sue strutture per il consolidamento ed il mantenimento dei propri interessi e del potere da esse detenuto. Non a caso, semplificando molto il pensiero, proprio nella Francia settecentesca gli Stati Generali, erano composti da Nobiltà, Clero e Terzo Stato, dove il Clero era una delle tre componenti della società decisamente schierata a fianco della Nobiltà. Gli stessi Savoia (notoriamente anticlericali), all’indomani dell’unità d’Italia sono scesi a celati compromessi con la Chiesa Cattolica arrivando successivamente al Concordato Mussoliniano dopo un lungo periodo di cordiale indifferenza.
Allargando lo sguardo facendo altri esempi esplicativi, troviamo che il Giappone Imperiale riteneva l’Imperatore emanazione della divinità subordinando le classi popolari alle necessità delle classi dominanti attraverso il Taoismo. L’india dove la distinzione in caste è “codificata” dall’ordinamento religioso a vantaggio di chi detiene potere e ricchezza. Lo stesso Protestantesimo concettualmente considera il benestante “benedetto del Signore” e pertanto oggetto di deferenza, rispetto e sottomissione da chi povero, non è il “benedetto del Signore”. Questo, molto sommariamente, è il quadro della religiosità, attraverso e per mezzo del quale il potere si muove consolida e mantiene il controllo delle classi subalterne.
Accusare di relativismo chi denuncia questo stato di fatto credo sia fuorviante oltre che inesatto.

Non ho studiato filosofia e pertanto riconosco i miei limiti intellettuali, ma ritenendomi un essere raziocinante, all’accusa di relativismo rispondo con un esempio dei nostri tempi, non per contestare “l’accusa” rivoltami bensì per far capire che quanto indicato come “Relativismo” è parte integrante delle nostre società siano esse Capitalistiche o meno, con credenze religiose Cattoliche anziché Buddiste, Islamiche, Taoiste, animiste o che so io.

L’anno scorso Il Papa della Chiesa Cattolica, Joseph Ratzinger, si dimise dall’incarico solennemente ricevuto a seguito delle liturgiche riunioni Concistoriali.
Da Ateo analizzo un aspetto interessante del problema legato alle storiche dimissioni; un aspetto che fa emergere le contraddizione proprie della Teologia, messe in risalto da colui che è considerato  uno dei massimi teologi viventi, proprio il Papa che al pari di Celestino V, direi, parafrasando il Dante, “ … fece per viltade il gran rifiuto.”
Ratzinger dall'inizio del suo pontificato ha sempre considerato il "Relativismo" la più grossa piaga che flagella le società moderne. Nell'architettura teologica da lui propugnata e condivisa da ogni "mente pensante cattolica" ogni paragone deve essere fatto con il "Verbo", unico valore assoluto, immobile, incorruttibile ed eterno da cui discende qualunque relazione e rapporto, a cui persino la scienza, secondo la visione teologica, dovrebbe uniformarsi e compararsi in veste subalterna, accettando supinamente ogni correzione, in chiave teologica, di qualsiasi "idiosincrasia" con essa.
Immedesimandoci nei panni di un cattolico, se accettassimo questa visione del mondo e considerassimo anche l'elezione al soglio di Pietro come volontà del trascendente (cosa peraltro propugnata fideisticamente da ogni credente), atto che presuppone l'unzione suprema, incontaminabile ed indelebile sino alla morte, (le parole di Wojtyła "non si scende da quella croce" sono illuminanti). Orbene se questo è il paradigma, la matrice disciplinare su cui si fonda il pontificato, l'atto unilaterale di rinuncia della unzione suprema, è da ritenersi un atto "relativistico" di primaria importanza?
Una simile scelta ritengo sia il grimaldello che possa scardinare dalle fondamenta la fragile costruzione teologica prima ed ecclesiastica successivamente.
Da essere razionale quale mi sforzo di essere, estremamente ignorante in campo filosofico, mi sono posto questa domanda ritenendola di fondamentale importanza, individuando in essa una asincronità teologica generata dalla contemporanea esistenza di "due unti del signore".
Personalmente non mi sarei mai aspettato che l'anti relativista cadesse a piè pari nel più puro ed assoluto "relativismo" e pertanto, concludendo, quel genere di accuse possono essere paragonate alla vecchia accusa di “Apostasia” lanciata da fanatici religiosi per eliminare il dissenso attraverso le crudeli pratiche utilizzate dai bracci armati degli organi ecclesiastici “Santa Inquisizione” compresa, e da tutta la conseguente liturgia compresa tortura e autodafé.

Ritornando all’inizio e concludendo, credo che riconoscere come “guerra religiosa” un conflitto che presenta elementi concretamente religiosi sia fuorviante e limitativo. Significa ignorare o voler ignorare quali sono i reali interessi economici in gioco e chi utilizza la superstizione religiosa per ottenere quanto con altre motivazione non ottenibile.
Le guerre, purtroppo, sono combattute solo per conquistare fette più o meno consistenti delle ricchezze possedute dalle parti reciprocamente nemiche ed oggi più di ieri mantenere o conquistare il controllo delle enormi risorse minerarie delle zone oggetto di conflitto.

4 commenti:

Anonimo ha detto...

Chiunque, sapiente o no, stimi se stesso abbastanza grande da disprezzare gli altri,
rassomiglia a un cieco che tiene un candeliere in mano: egli non vede nulla,
ma illumina quelli che lo circondano. - Dhammapada - Versetti sulla legge. India
(Da parte di Mimmo Filippi)

PERCHE' LA SINISTRA D'ALTERNATIVA RITORNI NEL PARLAMENTO ITALIANO ha detto...

Ritengo che le parole di Mimmo siano da meditare attentamente perchè contegono il nocciolo di una verità sulla quale riflettere tutti assieme, in particolare fra chi in piena onestà intellettuale persegue il fine della giustizia sociale e del riscatto dallo sfruttamento.

PERCHE' LA SINISTRA D'ALTERNATIVA RITORNI NEL PARLAMENTO ITALIANO ha detto...

Ho dimenticato la firma Franco Astengo

Unknown ha detto...

Bhe in questi carruggi non vi seguo ne vi voglio seguire. Chi ritiene di avere la vista e giudica il dialogante cieco credo che abbia non bisogno di dialogo e contraddittorio ma solo di ascolto. Ciò e tipico quando si crede di possedere le verità rivelate. Grazie
Non ho bisogno di firma, ci metto la faccia.

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