Appare assai improbabile che le evidenti fibrillazioni
parlamentari di questi giorni contribuiscano a far scivolare la situazione
politica italiana verso le elezioni anticipate.
Tanto più che il quadro economico appare pessimo e il
rischio di far coincidere la campagna elettorale con una fase di forti
contrasti sociali che, inevitabilmente, segneranno l’autunno è molto serio per
questo quadro di governo che, sorretto dalla grande finanza e dalla Presidenza
della Repubblica, cercherà di stroncare tutte le insorgenze accentuando i
meccanismi repressivi concretizzando così anche fuori dalle istituzioni, la
svolta autoritaria.
Inoltre non c’è il tempo per varare una nuova legge
elettorale e presentarsi con il proporzionale frutto della sentenza della Corte
Costituzionale rappresenterebbe una sconfitta molto netta sul piano politico
che potrebbe anche preludere a un ridimensionamento del PD che avrà, comunque,
difficoltà a tenere il 40,8%.
Tanto più che è, per la prossima primavera, è prevista la
scadenza delle elezioni regionali, pur monca di importanti appuntamenti dal
Piemonte alla Lombardia, dall’Emilia alla Calabria. In queste due ultime
regioni si voterà a Ottobre.
Sviluppata questa valutazione è però il caso di fissare
alcuni punti fermi almeno dal nostro punto di vista, di chi intende
rappresentare una sinistra anticapitalista, di opposizione per l’alternativa.
E’ necessario, infatti, chiarire alcuni punti in maniera
molto precisa:
1) Il
tema della rappresentanza politica della sinistra anticapitalista, di
opposizione per l’alternativa è sul tappeto, appare come esigenza ineludibile
di costruzione di un’adeguata soggettività. Questo obiettivo deve essere
chiaro. Occorre un soggetto politico compiuto, in grado di fare sintesi
programmatica, proporre riferimenti alle insorgenze sociali, sviluppare
un’azione autonoma sulle grandi questioni della pace, della rottura dell’Unione
Europea, della democrazia. Sarà la capacità di autonoma propositività politica
del soggetto a determinare i passaggi, pur necessari, all’interno del quadro
politico. Nello stesso tempo si pone con grande urgenza la questione della
costruzione di un sindacato confederale di classe, fuori dalla CGIL;
2) La
presenza istituzionale della sinistra anticapitalista d’opposizione e per
l’alternativa deve essere considerata come un elemento decisivo per la nostra
presenza sulla scena politica e non ridotta a elemento di secondo rango,
pensando alle campagne elettorali come mero momento di “tribuna”. Anche su questo
punto però serve estrema chiarezza: non esiste più il centrosinistra, non
esiste più una possibilità di alternativa nell’immediato della fase: chi può
pensare a ipotesi di questo genere, anche nell’occasione delle elezioni
regionali, fa parte oggettivamente del regime PD ed è quindi artefici della
svolta autoritaria e repressiva in atto. Ogni ipotesi di alleanza a fini
elettorali o di costruzione di un Fronte Popolare delle opposizioni deve
partire dalla considerazione di fondo appena espressa. Non è possibile ripetere
gli errori storici di una sinistra ambiguamente “governista”;
3) E’
fondamentale l’espressione sia sul piano delle lotte sociali sia su quello
dell’iniziativa politica di un’opposizione di tipo “sistemico”. Un’opposizione
complessiva in grado di produrre un’ipotesi di alternatività reale e concreta
al complesso dell’esistente nel quadro politico attuale. E’ quello
dell’opposizione il punto sul quale è necessario in questo momento attestarci
come prospettiva di fase, senza cedimenti o complessi di inesistente
minoritarismo.
CI aspetta un lavoro su tre fronti: costruire il soggetto
politico, lavorare per una sua rappresentanza autonoma nelle istituzioni,
determinare la qualità politica, programmatica, ideale, dell’opposizione di
sistema.
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