Richiami romantici, di taglio ottocentesco? Ma è alla
società dell’ieri, quella descritta da Dickens e da Zola, che i padroni del
vapore puntano a tornare per ristabilire, prima di tutto, i rapporti di forza
usando tutti i mezzi a loro disposizione.
Tocca a noi fare altrettanto per respingere questo assurdo
balzo all’indietro nella storia.
“Sfortunatamente tutti abbiamo sbagliato”: l’incredibile
dichiarazione rilasciata domenica alla BBC dal ministro dell’economia del
governo Renzi, Piercarlo Padoan, non ha suscitato alcun terremoto politico.
Anzi i principali commentatori posti sul versante degli economisti hanno deciso
che “perseverare diabolicum non est”.
Prendiamo ad esempio il “Corriere della Sera”: Giavazzi e
Alesina, fin da domenica, puntano sui tagli delle tasse alle imprese e alla
riforma del mercato del lavoro (leggi flessibilità=licenziamenti) e PD e Forza
Italia oggi si dichiarano pressoché d’accordo.
Il responsabile economico del partito democratico, Taddei,
si muove piuttosto sul terreno di un ulteriore taglio dello stato sociale;
Tabellini propone la “svalutazione fiscale” e un ennesimo aumento dell’IVA e il
governo prepara, per i prossimi 29 e 30 Agosto, una “scossa per l’economia”.
Nessuno, insomma, si è fermato almeno un momento a
riflettere su dove lorsignori collettivamente hanno sbagliato; nessuno si è
fermato almeno un momento a riflettere sui danni immensi fatti, nel corso di
questi anni, alle condizioni di vita di milioni e di milioni di cittadine e
cittadini, sul disastro provocato al residuo della struttura industriale del
Paese, sul pauroso impoverimento generale verificatosi in questo periodo, alle
rabbrividenti cifre della disoccupazione e del calo di presenza delle imprese,
del fatto che tantissimi stanno rinunciando alle cure mediche e, financo,
riducono il cibo.
In questo quadro si sono intensificati i meccanismi dello
sfruttamento sui luoghi di lavoro, la precarietà impone la sua legge, migliaia
e migliaia di esodati non conoscono ancora la sorte che li attende.
Un bilancio tragico, questo dell’economia italiana nell’ambito
dell’austerity di marca UE e ci si limita a dire, di fronte alle cifre che
evidenziano il fallimento di un’intera classe dirigente: “ sfortunatamente
abbiamo tutti sbagliato”.
Autonomia dell’economico e autonomia del politico si sono
incontrate per soffocare ancor di più, sotto la cappa pesante di una
governabilità autoritaria chi sta in
basso nella scala sociale e non trova più riferimenti per combattere la propria
battaglia di sopravvivenza, per riuscire a rialzare la testa.
Una situazione francamente inaccettabile quella che stiamo
vivendo ma che non provoca la reazione adeguata: nel cumulo di ingiustizie non
si trova la forza e la capacità morale e politica per reagire adeguatamente.
Dal nostro punto di vista crediamo però di aver capito
almeno una cosa: tutte quelle idee di eccesso di ideologia e di identità che
hanno tentato di propinarci nel corso degli anni sono idee profondamente
sbagliate, acquisite e introiettate dalla propaganda dell’avversario e miranti
a farci stare nel canto del minoritarismo.
La sinistra, nel corso del secolo e mezzo che ci separa
dalla prima rivoluzione industriale, ha prodotto una mole immensa di teoria e
di pratica politica cui fare riferimento, sempre e comunque, analizzando,
studiando, aggiornando il nostro bagaglio ma proprio in questi giorni, di
fronte a ciò che sta accadendo, ascoltando le parole di questi personaggi,
viene da dire che le nostre identità deve poggiare sulle radici della
sofferenza e dello sfruttamento per chiamare tutti a ribellarsi, a non
soggiacere all’esistente, al lottare per “cambiare lo stato di cose presenti”.
Richiami romantici, di taglio ottocentesco? Ma è alla
società dell’ieri, quella descritta da Dickens e da Zola, che i padroni del
vapore puntano a tornare per ristabilire, prima di tutto, i rapporti di forza
usando tutti i mezzi a loro disposizione.
Tocca a noi fare altrettanto per respingere questo assurdo
balzo all’indietro nella storia.
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