Nelle terre Medio Orientali proprio in
questi giorni è in corso una feroce guerra che per certi aspetti potrebbe
sembrare una guerra di religione combattuta tra Sunniti e Sciiti. Ricordando,
solo marginalmente, che una delle fazioni in lotta è stata organizzata e armata
proprio da quelle potenze capitalistiche, USA in testa, che gestiscono
colossali interessi in quel settore, vorrei, partendo da questa, considerazione,
far capire che il nascondersi dietro l’assioma di “guerra religiosa” significa
disconoscere volutamente le dinamiche necessarie al mantenimento del potere.
Da che l’uomo fa l’ingresso nella
storia, passando attraverso il Mondo Antico, il Medio Evo fino ad arrivare ai
giorni nostri, le classi dominanti hanno utilizzato la religione e le sue strutture
per il consolidamento ed il mantenimento dei propri interessi e del potere da
esse detenuto. Non a caso, semplificando molto il pensiero, proprio nella
Francia settecentesca gli Stati Generali, erano composti da Nobiltà, Clero
e Terzo Stato, dove il Clero era una delle tre componenti della società
decisamente schierata a fianco della Nobiltà. Gli stessi Savoia (notoriamente
anticlericali), all’indomani dell’unità d’Italia sono scesi a celati
compromessi con la Chiesa Cattolica arrivando successivamente al Concordato
Mussoliniano dopo un lungo periodo di cordiale indifferenza.
Allargando lo sguardo facendo altri esempi
esplicativi, troviamo che il Giappone Imperiale riteneva l’Imperatore
emanazione della divinità subordinando le classi popolari alle necessità delle
classi dominanti attraverso il Taoismo. L’india dove la distinzione in caste è
“codificata” dall’ordinamento religioso a vantaggio di chi detiene potere e
ricchezza. Lo stesso Protestantesimo concettualmente considera il benestante “benedetto
del Signore” e pertanto oggetto di deferenza, rispetto e sottomissione da chi
povero, non è il “benedetto del Signore”. Questo, molto sommariamente, è il
quadro della religiosità, attraverso e per mezzo del quale il potere si muove
consolida e mantiene il controllo delle classi subalterne.
Accusare di relativismo chi denuncia
questo stato di fatto credo sia fuorviante oltre che inesatto.
Non ho studiato filosofia e pertanto
riconosco i miei limiti intellettuali, ma ritenendomi un essere raziocinante,
all’accusa di relativismo rispondo con un esempio dei nostri tempi, non per
contestare “l’accusa” rivoltami bensì per far capire che quanto indicato come
“Relativismo” è parte integrante delle nostre società siano esse Capitalistiche
o meno, con credenze religiose Cattoliche anziché Buddiste, Islamiche, Taoiste,
animiste o che so io.
L’anno scorso Il Papa della Chiesa
Cattolica, Joseph Ratzinger, si dimise dall’incarico solennemente ricevuto a
seguito delle liturgiche riunioni Concistoriali.
Da Ateo analizzo un aspetto
interessante del problema legato alle storiche dimissioni; un aspetto che fa
emergere le contraddizione proprie della Teologia, messe in risalto da colui
che è considerato uno dei massimi
teologi viventi, proprio il Papa che al pari di Celestino V, direi,
parafrasando il Dante, “ … fece per viltade il gran rifiuto.”
Ratzinger dall'inizio del suo
pontificato ha sempre considerato il "Relativismo" la più grossa
piaga che flagella le società moderne. Nell'architettura teologica da lui
propugnata e condivisa da ogni "mente pensante cattolica" ogni
paragone deve essere fatto con il "Verbo", unico valore assoluto,
immobile, incorruttibile ed eterno da cui discende qualunque relazione e
rapporto, a cui persino la scienza, secondo la visione teologica, dovrebbe
uniformarsi e compararsi in veste subalterna, accettando supinamente ogni
correzione, in chiave teologica, di qualsiasi "idiosincrasia" con
essa.
Immedesimandoci nei panni di un
cattolico, se accettassimo questa visione del mondo e considerassimo anche
l'elezione al soglio di Pietro come volontà del trascendente (cosa peraltro
propugnata fideisticamente da ogni credente), atto che presuppone l'unzione
suprema, incontaminabile ed indelebile sino alla morte, (le parole di Wojtyła
"non si scende da quella croce" sono illuminanti). Orbene se questo è
il paradigma, la matrice disciplinare su cui si fonda il pontificato, l'atto
unilaterale di rinuncia della unzione suprema, è da ritenersi un atto
"relativistico" di primaria importanza?
Una simile scelta ritengo sia il
grimaldello che possa scardinare dalle fondamenta la fragile costruzione
teologica prima ed ecclesiastica successivamente.
Da essere razionale quale mi sforzo di
essere, estremamente ignorante in campo filosofico, mi sono posto questa
domanda ritenendola di fondamentale importanza, individuando in essa una asincronità
teologica generata dalla contemporanea esistenza di "due unti del
signore".
Personalmente non mi sarei mai
aspettato che l'anti relativista cadesse a piè pari nel più puro ed assoluto
"relativismo" e pertanto, concludendo, quel genere di accuse possono
essere paragonate alla vecchia accusa di “Apostasia” lanciata da fanatici
religiosi per eliminare il dissenso attraverso le crudeli pratiche utilizzate
dai bracci armati degli organi ecclesiastici “Santa Inquisizione” compresa, e
da tutta la conseguente liturgia compresa tortura e autodafé.
Ritornando all’inizio e concludendo,
credo che riconoscere come “guerra religiosa” un conflitto che presenta
elementi concretamente religiosi sia fuorviante e limitativo. Significa
ignorare o voler ignorare quali sono i reali interessi economici in gioco e chi
utilizza la superstizione religiosa per ottenere quanto con altre motivazione
non ottenibile.
Le guerre, purtroppo, sono combattute solo
per conquistare fette più o meno consistenti delle ricchezze possedute dalle
parti reciprocamente nemiche ed oggi più di ieri mantenere o conquistare il
controllo delle enormi risorse minerarie delle zone oggetto di conflitto.
4 commenti:
Chiunque, sapiente o no, stimi se stesso abbastanza grande da disprezzare gli altri,
rassomiglia a un cieco che tiene un candeliere in mano: egli non vede nulla,
ma illumina quelli che lo circondano. - Dhammapada - Versetti sulla legge. India
(Da parte di Mimmo Filippi)
Ritengo che le parole di Mimmo siano da meditare attentamente perchè contegono il nocciolo di una verità sulla quale riflettere tutti assieme, in particolare fra chi in piena onestà intellettuale persegue il fine della giustizia sociale e del riscatto dallo sfruttamento.
Ho dimenticato la firma Franco Astengo
Bhe in questi carruggi non vi seguo ne vi voglio seguire. Chi ritiene di avere la vista e giudica il dialogante cieco credo che abbia non bisogno di dialogo e contraddittorio ma solo di ascolto. Ciò e tipico quando si crede di possedere le verità rivelate. Grazie
Non ho bisogno di firma, ci metto la faccia.
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