Con
183 voti a favore e 4 astensioni, su 187 presenti in aula (M5S, SEL, Lega non
hanno partecipato al voto), il Senato ha approvato le riforme istituzionali che
Berlusconi e Renzi hanno dapprima concordato, e poi imposto al Paese.
Per
illustrare il clima di tronfio conformismo che si sta respirando, basta citare
due tra le dichiarazioni rilasciate subito dopo il voto: la prima, che spicca
per la sua surreale ridicolaggine, è quella della senatrice Anna Finocchiaro,
che ha dichiarato: “il voto ci consegna un Senato forte”. A quale forza si
riferisce l’acuta senatrice, parlando di un senato che si vuol rendere del tutto
superfluo nella mancanza di funzioni proprie, nella marginalità, nella squallida
composizione, nella non rappresentatività?
La
seconda è il consueto tweet del boyscout di Rignano che, apprezzando l’esito del
voto, ha cinguettato: “nessuno più fermerà le riforme”. Appunto: nessuno più
fermerà i contraenti del patto del Nazzareno.
Più
che un cinguettio, questo appare come un minaccioso
avvertimento.
Intanto,
il Paese va a fondo, e le parole di Draghi, nella loro brutalità, indicano quale
sia il grado di considerazione che negli ambienti europei si ha delle cosiddette
riforme italiane. In quasi sei mesi, il governo della discontinuità, a parte il
“bonus” degli 80 euro, certo non sgradito a chi lo ha ricevuto, ma privo di
alcuna efficacia anticiclica e caratterizzato da uno spudorato sapore
preelettorale, non ha partorito alcunchè per affrontare le difficoltà economiche
del Paese. Neanche un’idea.
Il
nostro riformatore ha incontrato i partners europei ed affrontato il semestre di
presidenza italiana senza una strategia di politica economica, di qualsiasi
segno essa potesse essere, e limitandosi a perorare genericamente la causa di
un’Italia che stava facendo i compiti per propria convinzione e non per obblighi
imposti. Ma in cosa consistano questi compiti, nessuno lo sa, in Europa, ed in
Italia. Se poi per “compiti” e per riforme tali da rimettere in marcia il Paese
e tali da persuadere l’Europa che qui si stia facendo sul serio, si intendevano
i contenuti del voto di oggi al Senato, allora c’è da interrogarsi sul suo stato
di salute mentale.questi compitiqqquesti
Per
il resto, ottenendone un neanche tanto garbato rifiuto, il nostro ha cercato di
ottenere che in una qualche maniera vengano allentati i vincoli che di fatto
penalizzano gli investimenti pubblici. Ma senza indicare strategie, priorità,
coperture.
Difatto,
oggi non esiste alcuna linea di politica economica: il Paese vero si arrabatta
come può, senza che da parte del governo si indichi una strada, rigorista od
espansiva che questa possa essere. Si ha la fondata convinzione che la vera
maggioranza non sia quella di governo, ma quella che fa capo al Patto del
Nazzareno, buona per assicurare congiuntamente ai suoi contraenti
quell’occupazione del potere che per vent’anni nessuno dei due era riuscito da
solo ad accapararsi stabilmente. Ma del tutto inadeguata a dare una qualsivoglia
risposta alla questione centrale che oggi si pone: quella di rimettere in marcia
il Paese.
Si
sono annunciati per il prossimo futuro provvedimenti dei quali non si sapeva
quali potessero essere le coperture; si è pasticciato sulla spending revue; si
sono fatte stime sul PIL regolarmente smentite dai fatti. Nel frattempo, il
clima di sfiducia attorno al sistema-Italia va montando: lo spread che, checchè
se ne dica, qualcosa indica, ha ripreso a muoversi; la Borsa Italiana non attira
più; l’occupazione continua a inanellare record negativi; la Fiat se ne va,
Merloni vende, Alitalia viene salvata dagli arabi, ma a caro prezzo per
noi.
Non
si affrontano le questioni cruciali, per la semplice ragione che questa
maggioranza (e meno che mai quella del Nazzareno) non ha le idee, la cultura
politica, i riferimenti sociali che le consentano di affrontarle.
Non
esistendo una credibile alternativa di sinistra, questa maggioranza ha gioco
facile nel proseguire in una sorta di “io, speriamo che me la cavo” senza
parlare di radicali tagli alla spesa corrente, di patrimoniale, di
pianificazione e di investimenti.
In
compenso, si elimina il Senato e si creano le premesse perché chi governa possa
farlo prescindendo dall’opposizione, da ogni idea di bilanciamento dei poteri, e
dal gioco politico di una democrazia nella quale i cittadini possano far sentire
la loro voce. E si ha la sensazione che la rozza ed approssimata urgenza con la
quale si stanno traducendo in legge gli accordi del Nazzareno sia in realtà
finalizzata alla necessità di far presto passare, senza discussione né
opposizione, ed attraverso procedure sottratte al gioco democratico, politiche
economiche eterodirette, che faranno pagare ai più il costo non dell’uscita
dalla recessione, ma del suo perdurare in termini che però siano
finanziariamente compatibili con gli interessi dei pochi e della parte forte
dell’Europa.
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