È una pessima
intervista quella di Maurizio Landini su La Repubblica.
Il segretario della
FIOM sceglie Matteo Renzi come interlocutore positivo per affrontare una crisi
che si annuncia sempre più drammatica. Landini ignora le ripetute affermazioni
di Renzi e del suo governo a favore dei vincoli europei di austerità, prima
causa assoluta oggi della recessione. Ignora altresì la controriforma
costituzionale voluta da governo e Forza Italia, che per i promotori dovrebbe
essere merce di scambio per qualche confusa flessibilità sui vincoli europei.
Il segretario della FIOM addirittura apre alla revisione dello Statuto dei
Lavoratori, naturalmente aggiungendo che questa dovrebbe essere fatta per migliorarlo.
Come se Draghi, e Renzi che ha dichiarato pieno accordo con il Presidente BCE,
avessero in mente di andare dalla signora Merkel annunciando che in Italia si
sono estesi quei diritti che anche i lavoratori tedeschi stanno perdendo.
Ma il succo politico della intervista sta
nella convinta affermazione che il governo Renzi ha consenso e legittimazione
tali da essere interlocutore positivo del sindacato, che dovrà certo scendere
in piazza in autunno, ma per proporre e non per contrapporsi. Dalla intervista
del segretario della Fiom emerge un solo giusto giudizio negativo, quello sulle
storiche grandi famiglie del capitalismo italiano in via di rottamazione.
Peccato che lo stesso Matteo Renzi abbia anticipato qualche giorno fa quello
stesso giudizio.
Non ci siamo
proprio. Da un lato la passività brontolona della CGIL guidata da Susanna Camusso. Dall'altro il
tentativo di Landini di inventare un sindacalismo renziano che il governo
dovrebbe scegliere come suo interlocutore. Due facce della stessa crisi di idee
e iniziativa del più grande sindacato italiano.
1 commento:
E cosa dire se non: siamo allo sfascio.
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