domenica 17 agosto 2014

Resistenza e controffensiva di Patrizia Buffa e Giorgio Lonardi (Ross@ Verona)

La lucida analisi del compagno Astengo, contenuta nell’articolo “Fase politica: l’opposizione nella lotta per l’egemonia”, ci invita a riflettere sul presente e sul futuro di una politica anticapitalista e comunista in Italia, in Europa e nel mondo.
 
Il punto da cui partire, a nostro avviso, è la costatazione dell’asfissiante egemonia politica e culturale che il neoliberismo ha raggiunto ormai a livello planetario, fatte salve alcune eccezioni. Tutte le forze politiche maggioritarie, siano esse di centrodestra o di centrosinistra, hanno introiettato i dogmi della scuola di Chicago e li adottano sistematicamente quale ricetta politica totalizzante con conseguenze disastrose per la società: smantellamento del welfare, disoccupazione, recessione, aumento del debito e deflazione.
 Il primato culturale raggiunto dal neoliberismo viene assicurato con una serie di dispositivi che possiamo definire “politica del doppio binario”: da un lato un’opera di manipolazione e di mistificazione della realtà mediante tecniche di comunicazione sempre più raffinate e il dominio incontrastato dei media; dall’altro un uso sistematico della repressione e dell’intimidazione, al fine di scoraggiare ogni forma di dissenso radicale, a livello politico e sociale.
Tra un modello di “rivoluzione passiva” e uno di “guerra di posizione”, noi preferiamo proporre la formula della “resistenza attiva”. Cosa intendiamo con tale locuzione? Innanzitutto riteniamo che l’agire del futuro soggetto politico cui aspiriamo non sia dettato deterministicamente dalle mosse dell’avversario e non si debba limitare ad un semplice atteggiamento reattivo – difensivo. Con questo non s’intende certo sminuire la portata di molte battaglie prossime venture, quali la difesa dello Statuto dei lavoratori, la tutela e la riappropriazione dei beni comuni e del welfare. Tuttavia, nonostante queste e molte altre lotte siano giuste e necessarie, la dimensione strategica di Ross@ dovrà guardare oltre l’orizzonte “azione – reazione”, vale a dire che non dovrà esclusivamente rispondere alle pratiche messe in atto dall’avversario.
Questo significa, come giustamente sottolineato del compagno Astengo, assumere una posizione di rottura rivoluzionaria. Per far ciò è assolutamente necessario che Ross@ si strutturi in forma di soggetto politico autonomo, capace di elaborare, in piena indipendenza, strategie, tattiche e programmi da applicare sul piano politico e sociale.
Il limite dell’attuale modello associativo di Ross@ è, infatti, di natura teorica, strategica e metodologica. In merito al primo aspetto, bisogna sottolineare la carenza di un’elaborazione unitaria, dovuta all’eterogeneità dei soggetti contraenti il patto e alle differenti provenienze degli stessi. Il risultato può essere riassunto in un approccio che è stato, di volta in volta, dettato soprattutto dalle contingenze e dalle convenienze del momento, piuttosto che da un chiara e lungimirante progettualità. Da ciò deriva la naturale e conseguente assenza di dimensione strategica, capace di in – formare di sé una coerente azione politica. L’identità frammentata, costitutiva di Ross@, rischia di tradursi, come si è evinto sino a questo momento, in un approccio metodologico quasi esclusivamente reattivo – difensivo, che impedisce la convergenza di una reale, solida e duratura opposizione sociale alle politiche del capitale.
Con questo non vogliamo certo una monolitica e autoreferenziale Ross@, intesa come una macchina schiacciasassi che annulla le differenze, ma vogliamo scommettere sulle potenzialità di elaborazione e azione autonoma, al fine d’individuare una strategia di resistenza e di attacco, ad ogni livello, ai dispositivi di potere.
Siamo convinti che un progetto politico così ambizioso, debba tagliare i ponti con un’illusione fin qui perseguita dalla sinistra radicale: quella di occupare uno spazio politico prêt-à-porter mediante alchimie elettoralistiche e fusioni a freddo di gruppi dirigenti. Come dimostrato dai tanti fallimenti passati e dal deludente risultato della Lista Tsipras, pur egemonizzata e sponsorizzata anche da componenti moderate, un consenso di massa oggi a sinistra non c’è .
Dobbiamo  partire dalla necessità di recidere i legacci con logiche declinate sulle brevi durate e su operazioni puramente elettoralistiche, operando un capovolgimento delle categorie temporali: è sulla lunga durata che si misura la validità di un progetto politico. Lunghi sono, infatti, i tempi per ricostruire interlocuzione e consenso con tutte le realtà sociali antagoniste al modello neoliberista e al modo di produzione capitalista.
“Il problema della identità di teoria e pratica si pone specialmente in certi momenti storici, così detti di transizione, cioè di più rapido movimento trasformativo, quando realmente le forze pratiche scatenate domandano di essere giustificate per essere più efficienti ed espansive” Antonio Gramsci

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