La lucida analisi del compagno
Astengo, contenuta nell’articolo “Fase politica: l’opposizione nella lotta per
l’egemonia”, ci invita a riflettere sul presente e sul futuro di una politica
anticapitalista e comunista in Italia, in Europa e nel
mondo.
Il punto da cui partire, a nostro
avviso, è la costatazione dell’asfissiante egemonia politica e culturale che il
neoliberismo ha raggiunto ormai a livello planetario, fatte salve alcune
eccezioni. Tutte le forze politiche maggioritarie, siano esse di centrodestra o
di centrosinistra, hanno introiettato i dogmi della scuola di Chicago e li
adottano sistematicamente quale ricetta politica totalizzante con conseguenze
disastrose per la società: smantellamento del welfare, disoccupazione,
recessione, aumento del debito e deflazione.
Il primato culturale raggiunto dal
neoliberismo viene assicurato con una serie di dispositivi che possiamo definire
“politica del doppio binario”: da un lato un’opera di manipolazione e di
mistificazione della realtà mediante tecniche di comunicazione sempre più
raffinate e il dominio incontrastato dei media; dall’altro un uso sistematico
della repressione e dell’intimidazione, al fine di scoraggiare ogni forma di
dissenso radicale, a livello politico e sociale.
Tra un modello di “rivoluzione
passiva” e uno di “guerra di posizione”, noi preferiamo proporre la formula
della “resistenza attiva”. Cosa intendiamo con tale locuzione? Innanzitutto
riteniamo che l’agire del futuro soggetto politico cui aspiriamo non sia dettato
deterministicamente dalle mosse dell’avversario e non si debba limitare ad un
semplice atteggiamento reattivo – difensivo. Con questo non s’intende certo
sminuire la portata di molte battaglie prossime venture, quali la difesa dello
Statuto dei lavoratori, la tutela e la riappropriazione dei beni comuni e del
welfare. Tuttavia, nonostante queste e molte altre lotte siano giuste e
necessarie, la dimensione strategica di Ross@ dovrà guardare oltre l’orizzonte
“azione – reazione”, vale a dire che non dovrà esclusivamente rispondere alle
pratiche messe in atto dall’avversario.
Questo significa, come giustamente
sottolineato del compagno Astengo, assumere una posizione di rottura
rivoluzionaria. Per far ciò è assolutamente necessario che Ross@ si strutturi in
forma di soggetto politico autonomo, capace di elaborare, in piena indipendenza,
strategie, tattiche e programmi da applicare sul piano politico e sociale.
Il limite dell’attuale modello
associativo di Ross@ è, infatti, di natura teorica, strategica e metodologica.
In merito al primo aspetto, bisogna sottolineare la carenza di un’elaborazione
unitaria, dovuta all’eterogeneità dei soggetti contraenti il patto e alle
differenti provenienze degli stessi. Il risultato può essere riassunto in un
approccio che è stato, di volta in volta, dettato soprattutto dalle contingenze
e dalle convenienze del momento, piuttosto che da un chiara e lungimirante
progettualità. Da ciò deriva la naturale e conseguente assenza di dimensione
strategica, capace di in – formare di sé una coerente azione politica.
L’identità frammentata, costitutiva di Ross@, rischia di tradursi, come si è
evinto sino a questo momento, in un approccio metodologico quasi esclusivamente
reattivo – difensivo, che impedisce la convergenza di una reale, solida e
duratura opposizione sociale alle politiche del capitale.
Con questo non vogliamo certo una
monolitica e autoreferenziale Ross@, intesa come una macchina schiacciasassi che
annulla le differenze, ma vogliamo scommettere sulle potenzialità di
elaborazione e azione autonoma, al fine d’individuare una strategia di
resistenza e di attacco, ad ogni livello, ai dispositivi di
potere.
Siamo convinti che un progetto
politico così ambizioso, debba tagliare i ponti con un’illusione fin qui
perseguita dalla sinistra radicale: quella di occupare uno spazio politico
prêt-à-porter mediante alchimie elettoralistiche e
fusioni a freddo di gruppi dirigenti. Come dimostrato dai tanti fallimenti
passati e dal deludente risultato della Lista Tsipras, pur egemonizzata e
sponsorizzata anche da componenti moderate, un consenso di massa oggi a sinistra
non c’è .
Dobbiamo partire dalla necessità di
recidere i legacci con logiche declinate sulle brevi durate e su operazioni
puramente elettoralistiche, operando un capovolgimento delle categorie
temporali: è sulla lunga durata che si misura la validità di un progetto
politico. Lunghi sono, infatti, i tempi per ricostruire interlocuzione e
consenso con tutte le realtà sociali antagoniste al modello neoliberista e al
modo di produzione capitalista.
“Il problema della identità di teoria
e pratica si pone specialmente in certi momenti storici, così detti di
transizione, cioè di più rapido movimento trasformativo, quando realmente le
forze pratiche scatenate domandano di essere giustificate per essere più
efficienti ed espansive” Antonio Gramsci
Nessun commento:
Posta un commento
La redazione del blog ha scelto di moderare i commenti dei lettori. I commenti inerenti gli articoli saranno pubblicati Grazie