giovedì 7 agosto 2014

GENOVA "MATRIGNA"? di G:Angelo Billia


Assisto infastidito all’allineamento parapopolare sulle diatribe che periodicamente vedono contrapposti enti e quant’altro di città diverse. In Liguria, in particolare a Savona, tutto ciò che riguarda la Genova “matrigna” va sempre per la maggiore, così come, ad esempio, in Valbormida, è sempre di moda prendersela con Savona prevaricatrice.


Non intendo negare le ragioni storiche che per molto tempo hanno giustificato la cosa, al contrario, semplicemente noto l’onda lunga di questi ricordi fare barriera alla comprensione dei meccanismi reali della contemporaneità che, ancora vengono appiattiti dietro al campanile.
I meccanismi a cui faccio riferimento consistono in due elementi principali, tra di essi interconnessi, da cui, poi, si dipanano tutte le discussioni. Per renderli espliciti occorre prima rispondere alla domanda se, nell’Italia della Costituzione mai attuata e sottoposta a spallate sempre più criminali per cancellarne anche il ricordo formale, nel paese dove milioni di persone sono spinte ai margini della società da una struttura politica, amministrativa, giudiziaria, sindacale, atta a garantire gli interessi di potere, anche economico, di una minoranza infima, può esistere una struttura ufficiale, qualsiasi essa sia, che metta in discussione la cosa.
Al contrario, pur non volendo, per ragioni di comodità, prendere in esame la questione del tornaconto personale, il quale pure ha un peso non indifferente, di tutte le persone distribuite a vario titolo in enti, CdA e quant’altro, devo dire che, a mio giudizio, nessuno di loro sfugge alla regola generale della moltiplicazione delle “mense” per sollazzare sé stessi e servire gli interessi superiori.
Se questa è la situazione, e lo è, continuo a domandarmi dove siano gli interessi popolari quando qualche commensale allunga le mani sul tavolo del vicino. E’ questo l’altro punto, infatti, la guerra fra pescicani equivalenti, in concorrenza, condotta ufficialmente da pseudo manager e amministratori vari, è connaturata con l’essenza stessa di questa “libera” società.
La rappresentanza politica-sindacale affidata incautamente dai lavoratori ha fatto sì che emeriti signori nessuno, “di sinistra”, si siano trovati e si trovino, di volta in volta, nella condizione di scimmiottare allegramente la managerialità della struttura amministrativa propria della borghesia. Il risultato è una marea di strutture e di simil manager che lavorano per gruppi di potere che nulla hanno da spartire con gli interessi della collettività.
Chi pensasse alla corruzione tout court come causa principale del tutto, sbaglierebbe, perché in realtà i motivi sono molti di più e tutti sono legati ad una scelta di campo consapevole, anche se spesso negata per ragioni di opportunità.
Si potrebbero fare esempi a iosa a dimostrazione di quanto asserisco, ma mi limito a due. Il primo è relativo alle mani sulla città da parte dei cementieri. Dov’è l’interesse generale nel costruire abitazioni, in realtà come Savona, dove ci sono tutt’ora migliaia di appartamenti sfitti? Molte cose sono state dette e scritte in proposito, ma l’elemento essenziale dell’operazione è ancora, come sempre, la volontà di sottrarre potere e valore a chi ha meno.
Moltissimi, a prezzo di sacrifici enormi, hanno, col loro lavoro, acquistato la casa di residenza. Con il boom del dopoguerra il mercato è stato saldamente in mano ai palazzinari che hanno gestito (e accumulato ricchezze) facendo pagare più del dovuto l’esigenza popolare dell’abitazione.
Oggi, riempiendo di edifici le zone di pregio della città si ottiene il duplice risultato di guadagnare, con il sistema collaudato durante il boom, soddisfacendo le “esigenze” di quella parte della città particolarmente benestante, inducendo contemporaneamente una perdita di valore nel patrimonio edilizio diffuso precedentemente. Ecco perché gli amministratori comunali si possono dire al servizio dei palazzinari.
Il secondo esempio è relativo alla cosiddetta “vocazione turistica” tanto cara ai nuovi manager politici. Una semplice domanda, ma esemplificativa di mille osservazioni: davvero l’interesse economico dei cittadini savonesi è quello di avere le navi Costa in porto? Non parlo dell’interesse di qualcuno, bensì dell’interesse diffuso della città.
Fingiamo per un momento che l’interesse diffuso sia più importante, (per me lo è), che c’entra con Bofil, Crescent e quant’altro? Un parco archeologico esteso attorno alla fortezza e visitato dai croceristi, anche se provenienti da Genova, alla collettività e ai suoi interessi avrebbe giovato oppure no? E se l’altro elemento d’attrazione fosse stato il porto vecchio valorizzato senza la “modernità” pelosa di “Orsa 2000”?
Come si vede, comunque la si giri, anche quando le contraddizioni sembrano riproporre vecchie rivalità campanilistiche, la realtà è molto più semplice e proprio per questo meno conosciuta. Non c’entrano questioni di campanile, se non quelle che contrappongono imprenditori ad altri imprenditori, gruppi di potere a gruppi di potere e i loro dirimpettai politici, che si sentono tanto manager, ad altri politici della stessa risma.


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