L’ingresso dei capitali privati nella scuola pubblica,
un’esigenza fin qui bloccata da “pregiudizi ideologici”: è questa la frase più
pericolosa contenuta nella presentazione svolta ieri dal ministro della
Pubblica Istruzione al riguardo di un’ancora futuribile “riforma”.
La pericolosità di questa frase sta tutta in una parola
“ideologia”, perché quando si punta a superare presunti “pregiudizi ideologici”
significa che se ne vogliono introdurre altri e opposti.
Ci si augura che questa lezione, del tutto fondamentale, sia
stata imparata e sia non si caschi più in trappole consimili da parte dei
sindacati e della sinistra: anche se non sarà facile perché ormai i più
appaiono impregnati – appunto – di questa pregiudiziale “anti – ideologica” che
ha sempre storicamente significato assumere l’ideologia degli “altri”
Anche perché le frasi riassuntive diffuse a mezzo stampa al
riguardo delle dichiarazioni del Ministro sono intrise di mera ideologia:
merito, autonomia, formazione, ecc., ecc. : parole vuote se non accompagnate
dalla sostanza dei fatti.
E la sostanza dei fatti si vorrebbe proprio attuarla:
detassazione delle scuole private, sponsor altrettanto privati, legame stretto
tra la scuola e i centri di potere economici (non a caso si scrive di sponsor
privati in particolare per i “laboratori tecnici”) cui sarebbe demandata la
parte più alta della formazione, “meritocrazia” per quegli insegnanti
ovviamente ossequenti alla volontà del regime.
Una scuola posta al servizio del capitalismo, così come la
scuola del fascismo era asservita al regime.
Chi ci sta ci sta, ma per i progetti bisognerà avere i soldi
degli sponsor privati che saranno a disposizione di chi sarà già collocato in
“posizione favorevole” per acchiapparli.
C’è poi un’altra frase nel riguardo del rapporto tra
pubblico e privato che va riportata per intero e risulta essere del tutto
emblematica: “Noi dobbiamo offrire un progetto educativo complessivo. …La
Libertà di scelta educativa nel nostro Paese non è mai stata garantita. Il
rapporto con le paritarie si risolve insieme senza pregiudizi ideologici, che
pesano più dei soldi”.
Ancora si tocca quel tasto “ideologico”: come se il concetto
universalistico della scuola come inteso dalla Costituzione fosse – appunto – un
fattore di tipo ideologico e non il punto di partenza per la crescita
collettiva di intere generazioni che hanno caratterizzato la ripresa e lo
sviluppo del nostro Paese.
Questo processo si è arrestato, all’interno di una
degenerazione complessiva nella qualità della produzione e dell’offerta
culturale, proprio quando il “privato” ha fatto irruzione condizionando
finanziamenti, programmi, logica di fondo del sistema scolastico: anche per
quel che riguardava lo “status” degli insegnanti, colpiti anch’essi dal “virus”
della precarizzazione dominante da cui è nato l’intreccio perverso che oggi si
tende, strumentalmente, a denunciare.
Può nascere davvero una nuova scuola: questa sì ideologica e
di “classe”, riservata a pochi, alla costruzione cioè di un’ossequente “élite
dirigente” lasciando sul fondo tutto il resto.
Questa è ideologia: ideologia da combattere, stando
nettamente dall’altra parte riprendendo a combattere per l’egemonia culturale.
Infine: non c’è una parola sull’Università. Che cosa si sta
preparando di “ideologico” capitalisticamente parlando su quel fronte?
1 commento:
la proposta ideologica del capitale è sempre stata l'abolizione del valore giuridico del titolo, ma dato che ha sempre trovato forti resistenze hanno ottenuto lo stesso risultato con il premio alle università che intercettano finanziamenti esterni
voila, buona giornata
maria grazia meriggi
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