mercoledì 20 agosto 2014

PRAGA'68: UN RICORDO PARTICOLARE di Franco Astengo



Tra il 20 e il 21 Agosto del 1968, i carri armati del Patto di Varsavia entrano a Praga: si compie così la tragedia della “Primavera” cecoslovacca e si apre, nel movimento comunista internazionale, un vero e proprio punto di svolta.
 
“Il Manifesto” in edicola oggi 20 agosto 2014 rievoca l’avvenimento presentando un punto di ricordo molto particolare, che vale la pena di prendere come riferimento allo scopo di non smarrire la memoria d’insieme di quei fatti.
La notizia è questa: recentemente la giunta del Municipio di Praga 2 ha rifiutato la cittadinanza onoraria alla memoria a Frantisek  Kriegel, una delle figure più importanti del Partito comunista cecoslovacco di quella stagione, scomparso nel 1979.
La motivazione del rifiuto è stata molto semplice: era un comunista.
Vale la pena allora di ricordare brevissimamente ciò che accadde in quei giorni e il ruolo che svolse Frantisek Kriegel (ricostruzione comunque contenuta anche nel citato articolo del “Manifesto” firmato da Jucub Hornacek).
Durante i giorni dell’invasione, infatti, furono arrestati i dirigenti più importanti del PCC, come Alexander Dubcek segretario del Partito e Josef Smrkovsky presidente del Parlamento, e condotti a Mosca.
I dirigenti cecoslovacchi parteciparono alla stesura di un memorandum comune con gli altri Paesi dell’Est attraverso il cui testo si legittimava l’invasione e si aprivano le porte alla normalizzazione del Paese.
Tutti i dirigenti cecoslovacchi firmarono (ovviamente sotto la fortissima pressione dei sovietici) tranne, appunto, Frantisek Kriegel che tenne fede fino in fondo  all’idea di rinnovamento della prospettiva socialista che si stava cercando di realizzare.
Intanto, negli stessi giorni a Praga il resto del PCC reagì con vigore all’aggressione convocando negli stabilimenti Ckd di Praga- Vysocany il XIV congresso (straordinario) del partito che originariamente era stato previsto per settembre.
Il congresso di Vysocany, cui parteciparono nonostante le difficoltà di comunicazione e di trasporti ,in una Praga occupata dai carri armati ,i tre quarti dei delegati approvò una risoluzione di condanna dell’invasione, una risoluzione diretta agli altri Partiti Comunisti e proclamò per venerdì 23 Agosto uno sciopero generale.
Infine furono eletti un nuovo comitato centrale e la presidenza del Partito.
La resistenza non violenta fu però indebolita in maniera decisiva proprio dalla firma di quel protocollo di Mosca che regolava “ il temporaneo soggiorno” delle truppe d’invasione.
Quel protocollo che, appunto, soltanto Frantisek Kriegel, ancor oggi definito e osteggiato come “comunista”, non sottoscrisse.
I sovietici, nei giorni successivi, imposero Husak come segretario generale del PCC e destituirono il comitato centrale eletto al congresso di Vysocany.
Il successivo congresso fu convocato soltanto nel 1971 con il partito ormai normalizzato e l’eco della primavera ridotto al silenzio.
Gli atti del congresso svoltosi nella fabbrica Ckd furono poi pubblicati, in Occidente, nel primo numero del Manifesto-rivista quasi un anno dopo : un atto emblematico del dibattito in corso in quel momento all’interno del PCI e che si concluse, nel novembre del 1969, con la radiazione degli esponenti che avevano creato la rivista e difeso le ragioni dello storico tentativo d’innovazione portato avanti dal Partito Comunista Cecoslovacco.
Si trattò di un passaggio fondamentale nell’intera storia del movimento comunista internazionale dal cui esito infausto dipese molto di ciò che accadde in seguito, al punto che  Rossana Rossanda introducendo, dieci anni dopo a Venezia, un convegno su “potere e opposizione nelle società post – rivoluzionarie” organizzato dal PdUP-Manifesto e al quale parteciparono per la prima volta di persona dissidenti dell’Est russi, polacchi, cecoslovacchi, sostenne che si era smarrita in quel frangente l’idea del socialismo, non come generica aspirazione, ma come “teoria di una società”, modo diverso degli uomini di organizzare la loro esistenza.
Ricordare gli elementi fondativi della primavera di Praga, oggi di fronte al fallimento epocale dell’ipotesi capitalistica seguita alla caduta dei blocchi e all’affermazione di un solo modello di egemonia sociale fondato sull’iper-liberismo e sull’assolutismo della finanza, è ancora esercizio utile se partiamo proprio dall’idea di non abbandonare l’obiettivo di una società “altra” fondata sull’eguaglianza e sulla fine dello sfruttamento indiscriminato sul genere umano e sulla natura, che erano rimastele aspirazioni di fondo anche di coloro che condussero, sconfitti, quel drammatico frangente dell’Agosto 1968.


5 commenti:

ernest everhard ha detto...

nel 1968 c'erano "due vie" per il movimento comunista mondiale, una "socialemocratica" ed una "marxista-leninista", La prima con la cosiddetta "primavera di Praga" e la seconda con "La Rivoluzione Culturale in Cina", alla fine dopo alcuni anni (80/)90) ha prevalso la via riformista socaildemocratica, mentre e quella rivoluzionaria marxista leninista e stata in quella fase sconfitta. Ma, "in ultima analisi", nella fase della nuova fase della crisi "dell'imperialismo globale e della guerra costituente", in cui si sta verificando la "rovina sociale di tutte le classi in lotta" prevista da Marx ed Engels nel "Manifesto", la via riformista socialdemocratica è fallita definitivamente diventando neocorporativa e socialfascista, mentre la via rivoluzionaria internazionalista marxista leninista si ripresenta come la sola alternativa possibile.

PERCHE' LA SINISTRA D'ALTERNATIVA RITORNI NEL PARLAMENTO ITALIANO ha detto...

D'accordo sul fallimento della socialdemocrazia, ma il tentativo praghese non era rivolto in quella direzione piuttosto verso una critica "da sinistra" dello stalinismo. Una "terza via" fu definita, forse utopica data la stringente logica dei blocchi vigente in quel periodo, ma sicuramente non semplicisticamente socialdemocratica ma con molte ascendenze teoriche radicate nella storia del "marxismo critico" e del movimento operaio. Mancarono clamorosamente all'appello i partiti occidentali ancora in forte ritardo su quel terreno (anche se Longo, uomo di intuizioni molto felici soprattutto al riguardo del percepire i mutamenti di fase si battè molto per il prosieguo di quell'esperienza). In ogni caso basta leggere appunto i documenti del congresso del PCC dell'agosto'68, quello svoltosi nella fabbrica CKD per evidenziare le diversità teoriche e politiche. Il tutto naturalmente molto complicato da tantissimi fattori. Per questo non ci possono essere giudizi certi, ma soltanto opinioni: questo anche rispetto alla fase drammatica in cui ci troviamo. Serve dibattitto, sintesi, avanzamento culturale e politico collettivo. Franco Astengo

ernest everhard ha detto...

Il problema non era il superamento critico dello "stalinismo" (definizione ideologica non materialistica), ma un "salto di qualità" nella "lotta di classe" che come diceva Mao doveva continuare dopo la "presa del potere" la quale non poteva essere data per acquisita, per diventare "lotta tra la via socialista e la via capitalista" nello stato e lotta tra la "linea borghese e la linea proletaria nel Partito" in cui le classi ancora esistenti si riflettevano. Pertanto la Rivoluzione Culturale, che non era una "terza via", fu sconfitta perchè i rapporti di forza tra proletariato e capitalismo nella Cina dell'epoca erano ancora nettamente sfavorevoli al proletariato. Ma le intuizioni teorico metodologiche di Mao oggi nella fase di avanzata putrescenza imperialista golobale si ripropongono come estremamente valide.
Pertanto la questione non è di opinioni, le quali non possono mai essere neutre essendo come dice Lenin "riflesso del reale" , ma di corretta analisi fondata sul metodo dialettico e storico materialista.
Mi scuso ma credo utili alcune citazioni in merito:
Mao: lotta di classe e modo di produzione
“La lotta di classe tra il proletariato e la borghesia durerà molto a lungo. La contraddizione tra le forze produttive e i rapporti di produzione, e le loro contraddizioni con la sovrastruttura continueranno ad esistere in ogni società umana finché vi sarà un modo di produzione; infatti all’interno di un modo di produzione si riformano i rapporti di autorità e di soggezione, di comando e di obbedienza, dentro cui si riproducono i rapporti della produzione capitalista.”
(Mao Tse tung Opere scelte 1964)
Marx: "La dittatura del proletariato":
la dittatura di classe del proletariato, quale punto di passaggio necessario per l'abolizione delle differenze di classe in generale, per l'abolizione di tutti i rapporti di produzione su cui esse riposano, per l'abolizione di tutte le relazioni sociali che corrispondono a questi rapporti di produzione, per il sovvertimento di tutte le idee che germogliano da queste relazioni sociali. (K. Marx “Le lotte di classe in Francia”Ed. Riuniti”)

Anonimo ha detto...

Il prosciutto di Praga... davanti agli occhi di Napolitano. E prima ancora il salame ungherese.

Si è visto dove sono finiti i depositari dell'ortodossia "comunista". Nei viaggi di Giorgio negli USA, che hanno fatto di lui il depositario più fedele della nuova ortodossia: quella dell'egemonia USA sul mondo, dell'UE e dei suoi trattati antipopolari.
Dopo decenni di attacco a ogni ipotesi di antagonismo sociale e di autonomia di classe (li ricordo ancora nel marzo '77, nell'appoggiare lo stato democristiano e il suo piombo...), questi sporchi figuri sono approdati alla totale adesione alla dottrina neoliberista oggi imperante.
Hanno fatto il loro sporco lavoro contro la rivoluzione comunista prima e lo stanno facendo adesso. Su questo sono rimasti coerenti. Nel loro essere controrivoluzionari.
Voler fare distinzione tra socialdemocrazia e marxismo leninismo è una baggianata. Quello che conta sono i fatti per come sono avvenuti storicamente.
I fatti di Praga hanno avuto il merito di aprire una questione fondamentale: non è possibile alcuna transizione socialista al comunismo, senza autentico potere operaio, delle classi lavoratrici. Se in altre parole si tradisce l'essenza stessa della Comune di Parigi e si conferisce il potere a un apparato burocratico.
Il socialismo reale ha fallito in questo.

Nico Macce

ernest everhard ha detto...

Che c'entra il Napolitano venduto e mai stato comunista?
"Bolognina 89" funerale tardivo di un cadavere già freddo. Ma per dirla con Marx, c'è ancora "il morto che afferra il vivo".
7 gennaio 2014 alle

Oggi si glorifica Berlinguer per la cosiddetta "questione morale", ignorando o omettendo che corruzione e malaffare non sono anomalie, ma fattori costitutivi del capitale finanziario nella fase globale, quella posizione interclassista portava a compimento una linea revisionista figlia di una ideologia storicista antimaterialista ed antidialettica che ha caratterizzato tutta la linea del Pci dalla "democrazia progressiva" posta come modello universale, al "mito della costituzione" riformista, alla "via italiana al socialismo", fino al "compromesso storico" di Berlinguer, un percorso fallimentare che ha sancito la sconfitta storica del movimento comunista italiano. La sconfitta di fase, per il movimento comunista è una possibilità storica reale, essa però deve servire per il bilancio critico ed autocritico quale condizione per preparare la fase rivoluzionaria successiva. Purtroppo invece tuttora si continua ad equivocare trovando enfatiche giustificazioni ideologiche nella cosiddetta "svolta" di Occhetto alla “Bolognina”. Su questo punto è bene chiarire una volta per tutte, la “Bolognina” non ha rappresentato nessuna "svolta", ma solo il "funerale tardivo" del cadavere del “Pci revisionista” già freddo da decenni , tara virale con cui ci si rifiuta di fare i conti e tagliare i ponti e di cui troppi orfani sconsolati sono portatori incurabili.
Per dirla con Marx c'è ancora " il morto che afferra il vivo".

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