martedì 22 ottobre 2013

VORREI PROVARE A DISEGNARE UNA SPERANZA di Marcello Pesarini



Vorrei provare a disegnare una speranza, del tipo del discorso finale di Chaplin nel “Grande dittatore”, senza mancare di rispetto a nessuno.
 
Nei sabati 12 e 19 ottobre sono sfilati a Roma due cortei, entrambi di sinistra, entrambi contrari allo stato presente delle cose. Per me non sono stati contrapposti, ho partecipato al primo ma ho guardato di buon occhio al secondo, ritrovandomi felice ad ascoltare i lamenti delle varie cassandre di sventura di fronte alla mancata catastrofe. Quando scrivo, gli accampati stanno ancora a Roma davanti al Ministero delle Infrastrutture, e spero che questa forma di lotta sia d'esempio, e nelle immagini ho riconosciuto compagni che erano con me anche il 12.
Non ho formule, ma solo parole di speranza: che queste persone, con le loro bandiere rosse, si incontrino, discutano, si rendano conto che sono attori in prima persona ma possono anche rappresentare gli interessi ed il futuro di chi non era a Roma né in altri luoghi di lotta perchè sfiduciati, o perchè non informati, o perchè noi stessi non li abbiamo saputi raggiungere  essendo  imprigionati da alchimie senza senso. Vorrei che questo 19 ottobre fosse anche da pungolo per i tanti, troppi, di noi che parlano sempre in punta di forchetta, senza quasi più un sussulto, un urlo, un'imprecazione di rivolta contro i padroni ed il governo che stanno in piedi proprio sulla nostra divisione. Un governo che deve essere scacciato come Alfano a Lampedusa, davanti al quale non ci dobbiamo più presentare col cappello in mano.

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