(e, tramite te mi indirizzo anche a
Beppe Grillo), Ti scrivo a proposito della questione del reato di
clandestinità e del dissenso apertosi in proposito con il gruppo M5s al
Senato.
E’ in atto una tragedia immane (venerdì sono morte altre 50 persone) rispetto alla quale abbiamo il dovere di fare qualcosa e sono convinto della sensibilità umana tua e di Grillo in proposito. Capisco che occorra discutere sul da farsi, ma non c’è dubbio che qualcosa bisogna fare. E presto. Voi due sollevate una questione di metodo che precede il merito, per cui seguirò questa indicazione discutendo per primo il metodo per poi passare al merito.
Se ben riassumo la vostra posizione, il
problema è l’assenza di questo punto nel programma che il M5s ha portato
alle elezioni, programma che può essere innovato con questa procedura:
a- discussione delle nuove proposte nell’assemblea del gruppo
b- apertura di un dibattito in rete
c- votazione on line degli iscritti
d- inclusione della proposta nel programma delle successive elezioni politiche da sottoporre al giudizio degli elettori
Questo in nome di una questione di
principio, per la quale un elettore potrebbe dire: “Io ti ho dato il
voto su quella piattaforma, ora non puoi usare il mio voto per fare una
cosa di cui non si parlava e su cui non sono d’accordo”. Questione di
principio giusta che mi trova sostanzialmente d’accordo, che, però va
adattata alle circostanze concrete.
Partiamo da una cosa: noi abbiamo un
regime costituzionale (quella stessa Costituzione che, meritoriamente,
il M5s sta difendendo contro il “golpe bianco” del governo
Napolitano-Letta-Alfano) che non è di democrazia diretta ma di
democrazia rappresentativa. Dunque, per quanto si possa essere fautori
della democrazia diretta, occorre mediare con i meccanismi della
democrazia rappresentativa vigente. Puoi anche decidere che i tuoi
parlamentari non siano rappresentanti ma meri “portavoce”, ma gli altri
continuano ad essere “rappresentanti” come la Costituzione li autorizza
fare, e questo ha le sue conseguenze.
Ad esempio, stando al criterio per cui
le nuove proposte debbono prima passare al vaglio delle elezioni
politiche e non possono essere avanzate nella legislatura in corso, se
ne ricava per conseguenza che, se gli altri fanno una proposta di cui il
programma del movimento non fa parola, ci si deve astenere. Infatti, lo
stesso elettore di cui sopra potrebbe obiettare: “Io non ti ho dato il
voto per votare contro questa legge su cui sono d’accordo” o, al
contrario, “non ti ho dato il mio voto per votare a favore di
quest’altra che mi vede contrario”. E, siccome è inevitabile che ci
siano elettori di pareri opposti fra loro, non resterebbe che astenersi.
Se anche tutti gli altri adottassero lo stesso criterio, il risultato
sarebbe demenziale: tutti quelli che non hanno il punto nel programma
dovrebbero astenersi e tutto si risolverebbe nella conta fra quelli che
hanno il punto nel programma con indicazione positiva e quelli che hanno
programmi che hanno indicazione negativa. E non sarebbero possibili
neppure emendamenti e mediazioni di sorta. Secondo Te, quale sistema
decisionale potrebbe funzionare in questo modo?
Il sistema dei portavoce privi di potere
decisionale autonomo, potrebbe trovare un parziale aggiustamento
attraverso il meccanismo della revocabilità del parlamentare, che Tu, in
effetti, hai avanzato nell’intervista-manifesto sul supplemento del
“Corriere”, un paio di mesi fa, e che hai evidentemente ripreso da
“Stato e Rivoluzione” di Lenin. Sono un vecchio ammiratore di Lenin, ma,
a parte il fatto che la cosa funzionò poco anche nella Russia dei
Soviet, non mi pare che la cosa sia possibile nella nostra democrazia
rappresentativa.
Ripeto, il M5s sta difendendo questa
Costituzione, non quella dei progetti futuribili. Quindi, siccome il
programma non dice nulla (o dice pochissimo) in materia di amnistia ed
indulto, Imu, politica estera, privatizzazioni ecc. il gruppo
parlamentare dovrebbe astenersi su tutte queste materie. Ti pare
ragionevole?
In questo modo, non si potrebbe prendere
posizione neppure su particolari emergenze che dovessero manifestarsi.
Insomma, preso alla lettera, questo si risolverebbe in una sostanziale
autocastrazione del M5s che rinuncerebbe preliminarmente a prendere
posizione su ogni questione non prevista dal programma, neanche si
trattasse del Talmud.
Posso invece capire che, per un
movimento come il M5s, che fa della partecipazione di iscritti ed
elettori oltre il momento del voto, la sua bandiera, sarebbe stato
opportuno far precedere la proposta da un dibattito e, forse, da una
consultazione on line (anche se sai che io nutro molti dubbi
sull’affidabilità totale del sistema di votazioni on line). E magari, se
la famosa piattaforma fosse già funzionante, la cosa sarebbe potuta
andare in questo modo.
Ma, di fronte ad un’emergenza umanitaria di queste dimensioni, possiamo ridurre tutto ad una questione di procedure?
Non posso fare a meno di notare che tali
questioni di principio emergono sistematicamente quando si parla
d’immigrati e l’impressione sgradevole è quella di un indebito
allineamento del M5s alle posizioni della Lega. Ma ti pare che nel
momento in cui persino Alfano si dice possibilista sulla revisione della
Bossi-Fini, possiate proporre al M5s di restare l’unico alleato della
Lega? Ti sembra la collocazione naturale di un movimento di questo
genere?
E veniamo al merito della questione.
Personalmente non sono convinto che l’abrogazione del reato di
clandestinità sia quel toccasana che risolverà il problema. Ma, intanto,
facciamo una prima cosa utile togliendo di mezzo una misura di infinita
imbecillità (non a caso porta quelle firme) che, non solo non ha
affatto frenato l’immigrazione clandestina, ma ha fatto un insperato
favore alla criminalità, nelle cui braccia ha spedito migliaia di
disperati. Hai mai pensato a quale pericolo per la salute pubblica
rappresenta una norma che, intimorendo il clandestino, lo induce a non
rivolgersi alle strutture sanitare magari per una malattia contagiosa?
Insomma, va bene consultare iscritti ed
elettori, ma, siamo seri: mi sai dire una sola ragione a favore del
mantenimento di una norma così demenziale? E Ti faccio presente che ben
pochi sono gli stati che la adottano. Per di più, così come è, la norma
punisce gli immigrati più degli scafisti: te la senti di difendere una
simile bestialità giuridica?
Poi ci sarebbe un’altra questione di cui
vale la pena di discutere: gli eritrei ed i somali che stanno annegando
nei barconi o sono buttati a mare dagli scafisti, non sono immigrati.
Il loro status giuridico è (o dovrebbe essere) quello di rifugiati
politici, che fuggono da un regime ignobile come quello di Isaias
Afewerki che, Ti assicuro, non ha niente da invidiare a quello nord
coreano. Anzi, questa confusione terminologica nasconde il retrobottega
maleodorante dei rapporti d’affari con il regime eritreo (a cominciare
dal commercio di armi che ha visto coinvolto l’ex leghista, poi An,
Prosperini, ma non solo quello) del quale si tace. E’ strano come tutti
lamentino la tragedia, se la prendano con la Ue, auspichino
l’accoglienza, ma non parlino mai delle responsabilità di un regime
criminale come quello eritreo, che è la causa prima di questo disastro.
Come mai Tu e Grillo, che siete così attenti a sanzionare le ambiguità, i
falsi ed i silenzi della stampa, vi fate sfuggire questa occasione per
mettere i nostri mass media sul banco degli imputati?
Insomma, veniamo al sodo: il problema,
diciamolo, non è tanto quello procedurale e di metodo, quanto quello di
merito per il quale Tu e Beppe mal digerite l’immigrazione. Non discuto
il vostro diritto ad avere una opinione del genere: da libertario
accetto di discutere qualsiasi posizione e riconosco al mio
interlocutore il rispetto che gli è dovuto, qualsiasi sia la sua
posizione. Però non nascondiamoci dietro il dito delle procedure ed
apriamo il dibattito vero: quello sul che fare di fronte ad un fenomeno
come l’immigrazione.
Cordialmente resto in attesa di una tua risposta.
Aldo Giannuli
Aldo Giannuli
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