Pubblichiamo di seguito un articolo inviato da Franco Astengo alla redazione del Manifesto ("quel" Manifesto).
L'obiettivo, anche oltre il contenuto e il merito, è quello di riflettere sull'opportunità di procedere con attenzione sul piano dell'analisi politica, al fine di comprendere non solo la fenomenologia degli accadimenti politici e sociali che ci vedono più o meno protagonisti -assumendoli come storici e non naturali, per suscitare un dibattito teorico costruttivo ma anche, e conseguentemente, agire sul piano della proposta.
Buona lettura
ALLA CORTESE ATTENZIONE DI GABRIELE POLO REDAZIONE “IL MANIFESTO” ROMA
Ciò che rimane attivo, sul piano della soggettività politica, di quanto è stato prodotto nella storia della sinistra comunista “critica” e “antagonista” (fuori e dentro il PCI) non ha bisogno, in questa fase, di accordi politicisti in vista delle elezioni regionali o di far parte, comunque e a prescindere, dell’area di governo.
Meno che mai serve un ruolo di “coscienza critica” del centrosinistra, o peggio, una fittizia unità realizzata per sconfiggere una “destra” che, invece, si annida già all’interno dell’attuale maggioranza, in una dimensione particolarmente consistente.
Questo quadro si complica ancora di più, per via della crescita geometrica di una sfiducia rivolta proprio alla possibilità di praticare concretamente la politica, che si tradurrà probabilmente in un incremento nella diserzione dalle urne.
In aggiunta l’esito del congresso di Torino, celebrato dai Democratici di Sinistra, pare proprio aver sciolto all’indietro l’ambigua teoria delle “due sinistre”, facendo rifluire definitivamente il più importante partito di governo in una sorta di “limbo” intellettuale.
Va richiesto, insomma, l’avvio di una riflessione intorno all’esigenza di costruire un più ampio fronte di sinistra alternativa, tale da delineare quell’orizzonte di cambiamento che rischia di essere completamente marginalizzato, se non del tutto cancellato dalla scena politica : tanto più, se appunto, Rifondazione Comunista rientrerà stabilmente nell’alveo dell’area di governo.
I motivi su cui si basa questo ragionamento sono, almeno a mio avviso, quattro :
Il “Manifesto” potrebbe porsi come punto di
riferimento per questo tipo di lavoro, considerando il contributo decisivo che-
ancora una volta- ha fornito, attraverso il suo gruppo “storico”, attraverso la
pubblicazione della Rivista, nel senso del porre finalmente in discussione , in
una forma congrua, i temi decisivi del dibattito politico attuale.
Genova, li 1 Febbraio 2000 FRANCO
ASTENGO
L'obiettivo, anche oltre il contenuto e il merito, è quello di riflettere sull'opportunità di procedere con attenzione sul piano dell'analisi politica, al fine di comprendere non solo la fenomenologia degli accadimenti politici e sociali che ci vedono più o meno protagonisti -assumendoli come storici e non naturali, per suscitare un dibattito teorico costruttivo ma anche, e conseguentemente, agire sul piano della proposta.
Buona lettura
ALLA CORTESE ATTENZIONE DI GABRIELE POLO REDAZIONE “IL MANIFESTO” ROMA
Ciò che rimane attivo, sul piano della soggettività politica, di quanto è stato prodotto nella storia della sinistra comunista “critica” e “antagonista” (fuori e dentro il PCI) non ha bisogno, in questa fase, di accordi politicisti in vista delle elezioni regionali o di far parte, comunque e a prescindere, dell’area di governo.
Meno che mai serve un ruolo di “coscienza critica” del centrosinistra, o peggio, una fittizia unità realizzata per sconfiggere una “destra” che, invece, si annida già all’interno dell’attuale maggioranza, in una dimensione particolarmente consistente.
Questo quadro si complica ancora di più, per via della crescita geometrica di una sfiducia rivolta proprio alla possibilità di praticare concretamente la politica, che si tradurrà probabilmente in un incremento nella diserzione dalle urne.
In aggiunta l’esito del congresso di Torino, celebrato dai Democratici di Sinistra, pare proprio aver sciolto all’indietro l’ambigua teoria delle “due sinistre”, facendo rifluire definitivamente il più importante partito di governo in una sorta di “limbo” intellettuale.
Va richiesto, insomma, l’avvio di una riflessione intorno all’esigenza di costruire un più ampio fronte di sinistra alternativa, tale da delineare quell’orizzonte di cambiamento che rischia di essere completamente marginalizzato, se non del tutto cancellato dalla scena politica : tanto più, se appunto, Rifondazione Comunista rientrerà stabilmente nell’alveo dell’area di governo.
I motivi su cui si basa questo ragionamento sono, almeno a mio avviso, quattro :
a) la
persistenza di una insopprimibilità di contraddizioni sociali, non
riconducibili soltanto alla fine del taylorismo e alla globalizzazione, non
risolvibili attraverso una azione “riformista” moderata di tipo social-liberale ;
b) la
permanenza di un collegamento di massa con la tradizione storica che ha
contrassegnato da sinistra (non mi riferisco soltanto al PCI) il “caso italiano” :
una tradizione storica che non può essere totalmente abbandonata, pena il
definitivo cristallizzarsi di quella forma di sfiducia collettiva a cui facevo
già cenno ;
c) la
necessità di rendere visibile un soggetto che non consideri esaustiva la
cosiddetta “democrazia competitiva”, fondata sul sistema elettorale
maggioritario-uninominale, ma si batta perché continui a vivere l’idea di una “democrazia
rappresentativa”, fondata sulla centralità dei consigli elettivi, rispondenti
al complesso delle istanze sociali e culturali presenti sul territorio ;
d) la
capacità di rispondere, in modo non meramente qualunquistico, a quei fenomeni
degenerativi sul piano del costume politico, che certamente si verificheranno
di nuovo in coincidenza dell’assunzione dei caratteri della “democrazia
competitiva” da parte della stragrande maggioranza dei soggetti politici, ormai
strutturati sulla base di “lobbie” e di comitati elettorali. A questo proposito
bisogna comprendere, però, la necessità di ripensare prima di tutto la “forma-partito”,
adeguandola al mutare della struttura sociale e della inedita qualità della
comunicazione.
Genova, li 1 Febbraio 2000
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