Il tema, allora, diventa quello del “come” ripartire, verso
quale obiettivo di fondo.
La nostra immediata risposta intende essere particolarmente
chiara: l’obiettivo a breve deve essere quello di colmare il vuoto di
rappresentatività politica nel quale si trova la sinistra italiana, puntando a
costituire un partito comunista, anticapitalista, d’opposizione per
l’alternativa.
Nel suo primo commenti all’esito della manifestazione del 19
Ottobre Giorgio Cremaschi scrive ”Quella del 19 ottobre è stata una delle più
belle e più grandi manifestazioni degli ultimi anni. E anche una vera
manifestazione di popolo, fatta di decine e decine di migliaia di giovani, di
migranti, di donne e di militanti dei movimenti sociali e di quelli ambientali,
di lavoratori e pensionati.” E ancora: ”La manifestazione del 19 ottobre
dimostra che si può ripartire lo stesso. Senza esaltarsi troppo e consapevoli
di tante tante difficoltà, si riparte.”.
Il tema, allora, diventa quello del “come” ripartire, verso
quale obiettivo di fondo.
La nostra immediata risposta intende essere particolarmente
chiara: l’obiettivo a breve deve essere quello di colmare il vuoto di
rappresentatività politica nel quale si trova la sinistra italiana, puntando a
costituire un partito comunista, anticapitalista, d’opposizione per
l’alternativa.
Senza aver timore delle parole (ed anche dei fatti) ecco i
punti, indicati molto schematicamente, sui quali fondare concretamente questo
progetto:
1) All’interno
di un quadro europeo molto chiaro e per nulla complesso dal punto di vista
degli orientamenti di fondo dei suoi ceti dominanti si è ormai installato in
Italia un blocco di potere che, esercita, proprio per conto di questi poteri
dominanti una funzione di “reggenza”. L’espressione politica di questo blocco
di potere è rappresentato dal “governo delle larghe intese”, frutto di una
lunga stagione di finto bipolarismo in conclusione della quale si registrano
fenomeni d’impoverimento di massa, arretramento nell’esercizio di diritti
fondamentali, evidenti fenomeni di repressione del dissenso, caduta del tasso
di democraticità del sistema politico esplicitata dalla modifica alla
Costituzione Repubblicana con l’inserimento dell’obbligatorietà del pareggio di
bilancio e il tentativo in corso di suffragare anche legislativamente quel
presidenzialismo autoritario già operante da tempo, in particolare fin dal
primo settennato di Giorgio Napolitano;
2) Il
PD, a livello centrale e periferico (come ben dimostrano anche gli episodi
legati alla “questione morale” dalla Lombardia all’Umbria) è ormai parte
organica di questo blocco di potere. Chi pensa di poterne spostare l’asse, come
ad esempio i promotori della manifestazione dello scorso 12 Ottobre sulla
Costituzione, finisce con l’illudersi miseramente; così come interni alla
logica del regime appaiono le opposizioni parlamentari di SeL e M5S;
3) Appare
egualmente illusorio pensare di scuotere il regime attraverso l’opera di
movimenti, sacrosanti nelle loro motivazioni, ma non soltanto scollegati tra di
loro ma privi completamente della presenza di un adeguato riferimento politico.
Tanto per fare un esempio storico: Luglio ’60 si verificò perché PCI e CGIL,
alla fine pur con qualche esitazione, seguirono l’ANPI nell’indicazione di una
forte e immediata espressione di antifascismo di massa, ben esplicitata nel
comizio di Pertini a Piazza della Vittoria;
4) L’intreccio
tra opposizione politica e opposizione sociale appare l’unica strada
percorribile dal nostro punto di vista. L’opposizione politica però va
costruita da una nuova soggettività comunista e di opposizione per
l’alternativa che in questo momento manca nel panorama del sistema politico
italiano;
5) I
gruppi dirigenti degli attuali partiti e movimenti politici appartenenti alla
cosiddetta (molto cosiddetta) sinistra radicale portano, al riguardo di questo
stato di cose pesanti responsabilità, non soltanto sul piano elettorale (due
fallimenti storici: Arcobaleno e Rivoluzione Civile, che non hanno portato ad
alcun livello apprezzabile di riflessione critica). Soprattutto, però queste
responsabilità risiedono nell’aver completamente dismesso i termini di una
possibile elaborazione politico- culturale posta in relazione agli evidenti
fenomeni d’innovazione presenti nel panorama internazionale, nello spostamento
degli assi di riferimento a quel livello, nella mancata ricerca sul terreno
della presenza dei comunisti e della sinistra alternativa in quell’indispensabile
proiezione internazionalista, ormai completamente dimenticata. Da un lato i
gruppi dirigenti della cosiddetta (molto cosiddetta) sinistra radicale si sono
rifugiati nei vecchi modelli del “comunismo russo” mentre dall’altra si sono
adagiati nei tre fenomeni che hanno distrutto Rifondazione Comunista: la
personalizzazione, il movimentismo (a partire dal G8 di Genova), il
governativismo (da Prodi 2006 alle varie giunte regionali, provinciali,
comunali);
6) Ai
militanti dei residui soggetti di sinistra presenti nel sistema politico
italiano e a tutti gli altri protagonisti dei movimenti oppure delusi dalle
precedenti appartenenze ma in particolari ai giovani va affermato che non
bisogna avere “paura della politica” va portata subito la proposta della formazione
di un nuovo soggetto comunista, di opposizione per l’alternativa chiamato a
reggere l’urto della qualità delle contraddizioni in atto sul piano sociale ed
economico all’interno di un quadro di regime. Il recupero, per quanto
possibile, di una presenza a livello parlamentare dovrà rappresentare un
obiettivo, sicuramente non esaustivo ma del tutto ineludibile pena la condanna a
una minorità senza sbocchi;
7) Deve
essere messo in moto un meccanismo organizzativo in tempi molto brevi.
Ribadiamo una proposta già avanzata: si organizzino assemblee unitarie
autoconvocate a livello regionale con all’ordine del giorno l’elezione di un
certo numero di delegati (3-4 per regione). I 100 delegati eletti si mettano al
lavoro all’interno di una vera e propria Assemblea Costituente che nel giro di
3-4 mesi licenzi un documento programmatico, una proposta di modello
organizzativo, una proposta di statuto. Questi documenti dovrebbero ritornare
alle assemblee regionali che dovrebbero avere il compito di discuterli e di
eleggere i delegati per il Congresso Nazionale da convocarsi entro pochi mesi.
8) Questo
processo, per partire, ha bisogno della formazione di un gruppo organizzatore
centrale che svolga esclusivamente funzioni di coordinamento. Serve subito,
quindi, da parte dei soggetti eventualmente
interessati l’organizzazione di un momento di confronto ad hoc, con
l’elaborazione di un calendario e la ricerca delle sedi nelle quali svolgere le
riunioni. Dopo di che tutti gli elementi ordinativi del dibattito debbono
passare attraverso una forma di autoconvocazione che intrecci verticalità e
orizzontalizzazione sul modello del “partito consiliare”.
2 commenti:
Ritengo la proposta di Cremaschi molto interessante ma allo stesso tempo temo che se questo progetto non avrà come inizio una prima assemblea nazionale indetta possibilmente in una città del centro Italia che abbia come obiettivo aprire una discussione sui vari temi elencati dallo stesso Cremaschi e trovare in quella stessa sede dei compagni che si rendano disponibili per lavorare a livello locale organizzando incontri e assemblee pubbliche, temo come dicevo prima che questo bellissimo progetto in pratica non spiccherà mai il volo. CLAUDIO Certaldo FI
In realtà Cremaschi sta lavoando al progetto di Ross@ che ha già svolto incontri ed iniziative. Troverai tutto quanto sul sito - appunto - di Ross@. Questo èun progetto diverso.
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