venerdì 4 ottobre 2013

STRAGE DI LAMPEDUSA: MEMENTO NAPOLITANO della redazione di "Perchè la Sinistra"


Un articolo di Tommaso Di Francesco, apparso oggi 4 Ottobre sulle colonne del “Manifesto” ricorda , in relazione all’immane strage di migranti occorsa ieri nelle acque di Lampedusa, un episodio di qualche anno fa che non può assolutamente essere dimenticato.
Per questo motivo riprendiamo alcuni passaggi dell’articolo in questione.
 
Ieri il Presidente della Repubblica, l’ex-funzionario del PCI, Giorgio Napolitano ha dichiarato “è indispensabile stroncare il traffico criminale di esseri umani in cooperazione con i paesi di provenienza dei flussi di migranti e richiedenti asilo. Sono pertanto indispensabili presidi adeguati lungo le coste da cui partono questi viaggi di disperazione e di morte”. Presidi militari, aggiungiamo.
Il Capo dello Stato mostra così di aver dimenticato un altro tragico episodio accaduto il 28 Marzo del 1997 nelle acque dell’Adriatico, tra l’Albania e la Puglia, allorquando la carretta del mare “Kater I Rades”, stracolma di profughi albanesi che fuggivano dalla guerra civile scoppiata dopo lo scandalo delle Piramidi Finanziarie causato dal governo Berisha, fu speronata dalla nave militare italiana “Sibilla” causando oltre un centinaio di morti.
La “Sibilla” era impegnata in un “blocco” deciso dal governo Prodi (decisione assunta senza alcun voto espresso dal parlamento) in accordo con quello albanese e (come ricorda Di Francesco nell’articolo citato) senza che fossero conosciute le regole d’ingaggio delle forze militari impegnate nell’operazione di “respingimento e dissuasione” dei profughi albanesi in fuga.
Quel blocco navale (antesignano del “presidio” che oggi continua ad invocare il Presidente della Repubblica) aveva origine da un decreto di emergenza che prevedeva le espulsioni, emesso dal Ministero degli Interni italiano, retto in quel momento proprio dallo stesso Giorgio Napolitano.
Un “muro” di navi da guerra eretto dinanzi alle coste albanesi per interdire la navigazione ai profughi diretti in Italia, in fuga dalla guerra civile albanese, deciso senza mandato parlamentare e con l’ostilità aperta dell’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i rifugiati, Fazlum Karim.
Un atto che ha rappresentato un vero e proprio punto di genesi della “Bossi – Fini” poi approvata dal Parlamento nel corso della successiva legislatura.
Napolitano forse ha dimenticato quell’episodio oppure ritiene di dover perseverare: in questo caso davvero “sed perseverare diabolicum”.

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