Un articolo di Tommaso Di Francesco, apparso oggi 4 Ottobre
sulle colonne del “Manifesto” ricorda , in relazione all’immane strage di
migranti occorsa ieri nelle acque di Lampedusa, un episodio di qualche anno fa
che non può assolutamente essere dimenticato.
Per questo motivo riprendiamo alcuni passaggi dell’articolo
in questione.
Ieri il Presidente della Repubblica, l’ex-funzionario del
PCI, Giorgio Napolitano ha dichiarato “è indispensabile stroncare il traffico
criminale di esseri umani in cooperazione con i paesi di provenienza dei flussi
di migranti e richiedenti asilo. Sono pertanto indispensabili presidi adeguati
lungo le coste da cui partono questi viaggi di disperazione e di morte”.
Presidi militari, aggiungiamo.
Il Capo dello Stato mostra così di aver dimenticato un altro
tragico episodio accaduto il 28 Marzo del 1997 nelle acque dell’Adriatico, tra
l’Albania e la Puglia, allorquando la carretta del mare “Kater I Rades”,
stracolma di profughi albanesi che fuggivano dalla guerra civile scoppiata dopo
lo scandalo delle Piramidi Finanziarie causato dal governo Berisha, fu
speronata dalla nave militare italiana “Sibilla” causando oltre un centinaio di
morti.
La “Sibilla” era impegnata in un “blocco” deciso dal governo
Prodi (decisione assunta senza alcun voto espresso dal parlamento) in accordo
con quello albanese e (come ricorda Di Francesco nell’articolo citato) senza
che fossero conosciute le regole d’ingaggio delle forze militari impegnate
nell’operazione di “respingimento e dissuasione” dei profughi albanesi in fuga.
Quel blocco navale (antesignano del “presidio” che oggi
continua ad invocare il Presidente della Repubblica) aveva origine da un
decreto di emergenza che prevedeva le espulsioni, emesso dal Ministero degli
Interni italiano, retto in quel momento proprio dallo stesso Giorgio
Napolitano.
Un “muro” di navi da guerra eretto dinanzi alle coste
albanesi per interdire la navigazione ai profughi diretti in Italia, in fuga
dalla guerra civile albanese, deciso senza mandato parlamentare e con
l’ostilità aperta dell’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i rifugiati,
Fazlum Karim.
Un atto che ha rappresentato un vero e proprio punto di
genesi della “Bossi – Fini” poi approvata dal Parlamento nel corso della successiva
legislatura.
Napolitano forse ha dimenticato quell’episodio oppure
ritiene di dover perseverare: in questo caso davvero “sed perseverare
diabolicum”.
Nessun commento:
Posta un commento
La redazione del blog ha scelto di moderare i commenti dei lettori. I commenti inerenti gli articoli saranno pubblicati Grazie