martedì 22 ottobre 2013

L'Associazione Culturale Askavusa di Lampedusa restituisce le medaglie al valore al Presidente della Repubblica dall'Ufficio Pastorale Migranti di Torino

Da MigrantiTorino.it (Ufficio Pastorale Migranti - Centro di ascolto e servizi per stranieri)
Lettera al Presidente della Repubblica


Scritto da Redazione il 20 October 2013 in Asilo, Notizie e appuntamenti
Oggi abbiamo restituito al Presidente della Repubblica le medaglie al valore che avevamo ricevutonel 2011 e 2012.

 Gli abbiamo scritto anche una lettera che pubblichiamo di seguito:


“Egregio Sig. Presidente della Repubblica,
A seguito di nostre richieste alla presidenza della Repubblica per avere dei fondi con i quali
finanziare la manifestazione culturale Lampedusainfestival, che si svolge dal 2009 a Lampedusa,
abbiamo ricevuto, nel 2011 e nel 2012 due medaglie al valore, per la stessa manifestazione.
Dopo i drammatici eventi avvenuti a Lampedusa negli ultimi giorni sentiamo l’esigenza di inviarLe
questa comunicazione. Era da tempo, in realtà, che molti di noi sentivano il bisogno di comunicarLe
quanto segue; ma il dolore, la rabbia e lo strazio di questi giorni hanno fatto sì che non fosse più
possibile indugiare oltre.
Rifiutiamo la spettacolarizzazione mediatica con cui il naufragio del 3 ottobre scorso è stato
rappresentato e diffuso dall’industria dell’intrattenimento: dietro la morbosità con cui la fabbrica
delle lacrime e del cordoglio del “lutto nazionale” provano a confezionare il format della
rappresentazione della tragedia, dietro i riflettori, le conferenze stampa, le visite ufficiali, crediamo
ci sia molto altro che vada denunciato.
Di fronte ad una strage come quella appena consumatasi, di fronte alle centinaia di corpi ancora
ostaggio di un mare che certo non ha colpe pari a quelle della società umana, non accettiamo che ci
sia chi venga sull’isola promettendo e assicurando. Non accettiamo più che ci si riempia la bocca di
promesse, che si diano in pasto alle televisioni le lacrime di circostanza, le commozioni di rito, le
figure degli “eroi” e dei salvatori, lasciando poi che le prime pagine si occupino d’altro, che i
riflettori si spengano, che i giornalisti ripartano, lasciando tutto così come era prima.
A partire dalla legge 40/1998, legge che sicuramente Lei conoscerà bene dato che porta anche il
Suo nome, l’Italia ha avviato una prassi di vero e proprio stato di eccezione, sancendo la detenzione
ed il trattenimento di quanti non avevano commesso alcun reato. Con l’inasprirsi delle norme in
materia di immigrazione la situazione è andata via via peggiorando. Il business dell’ “accoglienza”
si articola oggi lungo una rete di strutture e di centri detentivi che, appaltati a strutture varie,
rendono i migranti materia prima di un processo di produzione di profitto che ha luogo in una
costante dinamica emergenziale. Come all’Aquila, come in Val di Susa: militarizzazione, gestione
di emergenze alimentate ad arte, sospensione dei diritti e stato d’eccezione per creare laboratori di
controllo sociale e di repressione.
L’ingerenza imperialista e neo-coloniale dei paesi cosiddetti occidentali destabilizza e rende
subalterne intere aree geopolitiche, generando così fenomeni di emigrazione sempre più consistente.
Una emigrazione necessaria al capitalismo finanziario dei nostri giorni, il cui conflitto con il lavoro
vivo necessita che si impongano nuove forme di governo e di istituzioni e che il mercato stesso del
lavoro delle società europee venga stravolto. Occorrono dunque gli immigrati, come manodopera di
riserva, clandestina, sommersa, ricattabile, come marginalità sociale su cui far poggiare una riforma
in senso neo-oligarchico delle società europee. Accanto alla marginalità migrante si colloca infatti il
disagio sociale di quanti, italiani, vivono ormai processi espulsivi di subordinazione, di
impoverimento, di negazione della dignità, di quanti lasciano il nostro paese vestendo ancora una
volta, anche loro, i panni che in passato abbiamo dovuto troppo spesso vestire, quelli degli
emigranti. E come ben saprà non si tratta solo della famigerata fuga dei cervelli: qui parliamo di
migliaia che ogni anno lasciano il paese per poter anche solo avere la speranza di un lavoro che
garantisca la sussistenza.
Così, sullo stesso scoglio di terra, nel canale di Sicilia, il migrante detenuto in un centro indegno,
destinato a divenire un ingranaggio del motore del grande sfruttamento continentale, respira la
stessa area della donna di Lampedusa che non può partorire sull’isola, perché non vi sono le
strutture sanitarie adeguate, di chi rischierà di morire durante un disperato trasferimento in
elicottero sulla terraferma per una emergenza che un ospedale avrebbe potuto benissimo affrontare,
del bambino costretto in strutture scolastiche inadeguate, di un cittadino che è costretto a pagare i
carburanti più cari d’Europa e che magari, essendo pescatore, è costretto a demolire la barca, perché
il carburante è troppo caro.
La tragedia del 3 ottobre fa allora venire al pettine moltissimi nodi politici dei nostri tempi. Chi è
che governa davvero questo paese? Quale quota di sovranità ancora mantengono le sue istituzioni?
Assistiamo ad un continuo scarica barile tra i vari “rappresentanti delle istituzioni”. Quegli stessi
che negli ultimi anni sono stati colpevolmente muti rispetto alla situazione di Lampedusa, che solo
dopo il grande fatto di sangue è stata oggetto di una qualche grottesca attenzione, così come lo era
stata esclusivamente in occasione delle emergenze più eclatanti come la vergogna accaduta nel
2011.
Riteniamo che la crisi politica delle società europee stia sempre più privando l’Italia della propria
sovranità. Abbiamo perduto quella monetaria e siamo sempre più esposti ad un’erosione
dell’autonomia e della capacità decisionale delle nostre istituzioni politiche. Una governance
economico-politica, espressione delle élite tecnocratiche finanziarie e bancarie, impone ormai le
proprie direttive e i propri selezionati referenti alle società europee ed alle loro istituzioni, senza che
i loro cittadini siano in grado di opporvisi. Per di più l’Italia è succube ed asservita agli interessi
militari e di ingerenza imperiale degli USA. Il nostro territorio, alla stregua di una colonia, è
disseminato di istallazioni e basi militari e la vicenda del MUOS di Niscemi è solo l’ultima
grottesca dimostrazione di uno svuotamento di senso dell’intero apparato politico-istituzionale del
paese.
A cosa servono e che senso avrebbero queste medaglie, dopo aver sottoscritto un golpe
costituzionale, voluto dai poteri economici e finanziari, quale quello del pareggio di bilancio, che
strozzerà qualunque possibilità di un futuro per il paese intero? A cosa servirebbero dopo aver
appoggiato la criminale aggressione della Libia, dopo aver condiviso e avallato un’operazione
criminosa come la destabilizzazione della Siria, dopo aver sottoscritto il commissariamento da parte
dell’oligarchia finanziaria di un intero paese che era un tempo la seconda forza manifatturiera del
continente?
Quelle stesse istituzioni che vorrebbero appuntarci medaglie sul petto sono quelle che alimentano la
macchina infame dei CIE, della militarizzazione della Val di Susa, della dislocazione coatta de
L’Aquila, delle infinite emergenze dei rifiuti, dei legami organici e strutturali con le mafie, del
pareggio di bilancio, della politica neo-coloniale che produce migrazioni, delle missioni di guerra
spacciate per umanitarie e delle riforme del mercato del lavoro che generalizzano precarietà e
marginalità.
Noi proseguiremo sul nostro cammino, convinti che la crisi epocale che stiamo vivendo può
ospitare, in sé, i germi potenziali di un futuro altro e diverso, di una società rinnovata. Ma non
abbiamo bisogno né vogliamo che siano queste medaglie a poter fungere da conferma e da
riconoscimento di quanto da noi tentato. Perché se ad appuntarle è la stessa politica che, dopo una
tragedia come quella di giovedì scorso, invoca rafforzamenti di Frontex, approfittando ancora una
volta della questione migratoria per implementare la stretta militare sul Nord Africa, siamo convinti
che la nostra strada vada in tutt’altra direzione.”
Associazione Culturale Askavusa – Lampedusa, lì 14/10/2013

Nessun commento:

Posta un commento

La redazione del blog ha scelto di moderare i commenti dei lettori. I commenti inerenti gli articoli saranno pubblicati Grazie