I marziani del “sistema PD” hanno ormai installato un vero e
proprio regime, attraverso prima di tutto, l’espressione soggettiva di una
buona dose di arroganza, di disprezzo istituzionale, di quella concezione
autoritaria della democrazia che ha fin qui trovato la sua espressione più
coerente nell’atteggiamento tenuto dal Presidente della Repubblica.
In un Paese pressoché privo di struttura industriale, con la
disoccupazione a livelli mai visti prima, la tassazione diretta e indiretta che
tocca più o meno il 60%, il welfare state e il sistema dei diritti ormai
ridotti al minimo, i filosofi arrivati da Marte che hanno assunto il governo
discettano di “chiusura del ventennio” e di acquisita “stabilità”, auspicando
che nel campo “avverso” ci si disponga come loro meglio aggrada.
I marziani del “sistema PD” hanno ormai installato un vero e
proprio regime, attraverso prima di tutto, l’espressione soggettiva di una
buona dose di arroganza, di disprezzo istituzionale, di quella concezione
autoritaria della democrazia che ha fin qui trovato la sua espressione più
coerente nell’atteggiamento tenuto dal Presidente della Repubblica.
I marziani del “sistema PD” vivono nella convinzione di
essersi ormai collocati al centro del sistema politico indipendentemente dai
sui meccanismi di funzionamento: alternanza e larghe intese, questa o quella
per me pari sono.
Quali risultano essere, allora, gli elementi fondativi di
questo regime?
Proviamo a rispondere andando per ordine:
1) Prima
di tutto l’elemento riguardante la concezione della democrazia (o quel che ne
rimane): una concezione che potrebbe essere riassunta con il termine di “nuova
oligarchia” o “democrazia degli ottimati” (appunto i filosofi venuti da Marte
che nulla sanno di ciò che è accaduto in precedenza…). Una democrazia degli
ottimati che, nel concreto dell’attualità della vicenda politica italiana,
trova il suo punto d saldatura nel tipo di presidenzialismo autoritario fin qui
esercitato ai limiti del dettato costituzionale dal Presidente della
Repubblica, nel corso del suo mandato.
2) La
sterilizzazione definitiva del sistema dei partiti, da realizzarsi attraverso
una legge elettorale in grado di ridurre davvero il sistema stesso al
bipartitismo (magari con qualche satellite innocuo). Un bipartitismo che alla
fine esprimerebbe un “pensiero unico” indipendentemente dalla collocazione
degli attori se al governo o all’opposizione o ancora assieme al governo;
3) Il
processo di cessione di sovranità dello “Stato – Nazione” in funzione
dell’Europa è inteso, dai corifei del regime, come retroterra per l’esercizio
di una semplice “reggenza” per nome e per conto dei “poteri forti” a livello
sovranazionale;
4) Il
disconoscimento del dissenso e la sua pure e semplice repressione nel caso in
cui le espressioni di questo dissenso provocassero un qualche fastidio ai governanti.
Nelle forme di repressione vanno compresi momenti di vera e propria sospensione
delle garanzie costituzionali e la militarizzazione d’intere porzioni di
territorio nazionale;
5) Il
ruolo di totale asservimento esercitato dal sistema dell’informazione e della
comunicazione di massa.
Questo quadro d’insieme, al quale il PD fornisce un apporto
decisivo anche dal punto di vista della formazione di una sorta di strato di
“acriticità” da parte di settori rilevanti dell’opinione pubblica, consente di
poter suffragare l’esistenza di un vero e proprio regime provvisto, nelle sue
necessarie articolazioni, di meccanismi di vera e propria “regimentazione”
sociale.
L’opposizione appare dunque essere la sola prospettiva
politica esercitabile nella fase per una sinistra che intende collocarsi
davvero sulle più rilevanti e decisive “fratture” sociali offrendo a chi le
vive drammaticamente sulla propria pelle una prospettiva di sintesi teorica e
di organizzazione e iniziativa politica.
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