mercoledì 29 maggio 2013

AMMINISTRATIVE 2013: LA RADIOGRAFIA DEL VOTO DI RIFONDAZIONE COMUNISTA di Franco Astengo



A pochi mesi dal disastro elettorale fatto registrare da “Rivoluzione Civile”, Rifondazione Comunista si è presentata alle elezioni amministrative svoltesi il 25- 26 Maggio in diverse versioni: da sola presentando un proprio candidato sindaco, in coalizione con un candidato sindaco fuori dal centrosinistra, all’interno di liste con altre formazioni nella coalizione di centrosinistra.


Un voto da analizzare attentamente mentre è in corso , a sinistra, una forte discussione politica circa la necessità di adeguare la capacità di rappresentanza della sinistra d’alternativa: a Bologna, l’11 Maggio scorso, è stata lanciata la proposta di Ross@ per un nuovo movimento politico anticapitalista e libertario, mentre la stessa Rifondazione Comunista pare ancora essere alla ricerca di un orientamento complessivo e dal PdCI non paiono venire segnali apprezzabili all’interno di questo dibattito: è il caso, comunque, prima di entrare nel dettaglio, di segnalare la necessità e l’urgenza di avviare, su questo tema, una discussione di fondo che coinvolga tutti i militanti, dentro e fuori i soggetti organizzati.

Un commento di carattere generale al riguardo del voto ottenuto dal PRC in questa tornata elettorale amministrativa, caratterizzata da un’astensione che ormai ha raggiunto livelli maggioritari nell’intero corpo elettorale (dato da segnlare come quello meritevole della maggiore attenzione analitica) e che ha segnato l’immediato arretramento delle posizioni raggiunte solo pochi mesi fa dal tanto “chiacchierato” (e corteggiato) M5S, non può che contemplare un giudizio fortemente negativo: di avvio, ormai, verso la quasi completa estinzione.

Allora, andiamo per ordine.

Al primo punto non è possibile non collocare la limitatezza territoriale nella presentazione “riconoscibile” del PRC: il riferimento è alle situazioni (sono stati esaminati tutti i comuni superiori ai 15.000 abitanti dove si è votato con il sistema del “ballottaggio”) dove il simbolo del PRC è stato presente in quanto tale, sia “en solitarie” sia in coalizione; sia in quelle dove – egualmente – pur all’interno di liste con altri simboli la presenza dello stesso PRC era comunque visibile. Non sono state prese in considerazione le eventuali situazioni in cui la presenza elettorale era eventualmente “mascherata” all’interno di liste civiche così denominate (una forma di mascheramento politicamente non accettabile, così com’era accaduta proprio con la “Rivoluzione Civile” e l’Arcobaleno).

Un indice, questo della limitatezza nella riconoscibilità della presentazione, di effettivo deperimento nella capacità organizzativa del partito.

In 22 Comuni il PRC si è presentato da solo, o in coalizione, con un candidato sindaco al di fuori dal centro sinistra: Brescia, Vicenza, Cinisello Balsamo, Ancona, Siena, Pisa, Roma, Viterbo, San Donà di Piave, Sabaudia, Molfetta, Piove di Sacco, Campi Bisenzio, Chiaravalle, Anzio, Pomezia, Formia, Marano di Napoli, Melito di Napoli, Modugno, Corigliano Calabro, per un complesso di 20.895 voti su di un totale di 1.554.910 voti validi con una percentuale pari all’1,34%.

In 7 Comuni il PRC si è presentato con il proprio simbolo, all’interno della coalizione di centrosinistra: Massa, Ivrea, Gorgonzola, Falconara, Corciano, Fiumicino, Aprilia per un totale di 4.802 voti su 162,297 voti validi pari al 2,95%.

Nel complesso il simbolo del PRC ha ottenuto 25.697 suffragi su di 1.717.207 voti pari all’1,49% (per carità di patria evitiamo confronti con le consultazioni precedenti).

Impossibile, ovviamente, determinare i dati relativi alle città dove, pur essendo riconoscibile all’interno dell’alleanza di centrosinistra, il PRC non ha presentato il proprio simbolo: : Imperia (lista con Sel) 9,5%; Barletta (Sinistra Unita) 3,87%; Sarzana (con l’IDV all’interno del centrosinistra) 3,87%; Viareggio (con il PdCI all’interno del centrosinistra) 3,09%, Martellago (Sinistra Unita)2,48%, Albisegnago (Sinistra Unita) 2,28, Salsomaggiore (Sinistra Unita in coalizione con il PD) 6,8%, Nettuno (Sinistra Unita in coalizione con il PD) 4,32%.

Questi i dati a dibattito aperto, con una considerazione conclusiva: quel che appare evidente è la perdita, comunque, di autonomia politica da parte di questo Partito.

Un dato dal quale non si può sfuggire con soluzioni semplicisticamente politiciste di accomodamento all’esistente per mere ragioni di sopravvivenza: le condizioni generali imposte drammaticamente dalla gestione capitalistica della crisi e le difficoltà che sta incontrando la stessa “idea” di strutturazione politica, impongono scelte difficili che debbono però partire da tre presupposti fondamentali, quello dell’alternativa di società, dell’autonomia di pensiero che ci riporti all’assunzione della centralità del rapporto tra etica e politica in luogo dell’economicismo, dell’opposizione sia sul terreno sociale, sia su quello politico, in Italia come in Europa, dove l’esigenza di un nuovo internazionalismo fondato su una connessione sovranazionale fra tutti i soggetti dell’alternativa appare urgente e indispensabile.


1 commento:

Felice Besostri ha detto...

il lavoro fatto su Rifondazione se fatto con un partito agli antipodi nella sinistra, come il PSI darebbe risultato analoghi. LA RAGIONE è NELL'ASSENZA DI AUTONOMIA POLITICA E DI UN'IDENTITà FORTE. D'ALTRONDE QUANDO MI SONO ISCRITTO AL PSI NEL 1961 ESISTEVA NEL LINGUAGGIO CORRENTE L'ESRESSIONE " I SOCIAL-COMUNISTI"

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