A pochi mesi dal disastro elettorale fatto registrare da
“Rivoluzione Civile”, Rifondazione Comunista si è presentata alle elezioni
amministrative svoltesi il 25- 26 Maggio in diverse versioni: da sola
presentando un proprio candidato sindaco, in coalizione con un candidato
sindaco fuori dal centrosinistra, all’interno di liste con altre formazioni
nella coalizione di centrosinistra.
Un voto da analizzare attentamente mentre è in corso , a
sinistra, una forte discussione politica circa la necessità di adeguare la
capacità di rappresentanza della sinistra d’alternativa: a Bologna, l’11 Maggio
scorso, è stata lanciata la proposta di Ross@ per un nuovo movimento politico
anticapitalista e libertario, mentre la stessa Rifondazione Comunista pare
ancora essere alla ricerca di un orientamento complessivo e dal PdCI non paiono
venire segnali apprezzabili all’interno di questo dibattito: è il caso,
comunque, prima di entrare nel dettaglio, di segnalare la necessità e l’urgenza
di avviare, su questo tema, una discussione di fondo che coinvolga tutti i
militanti, dentro e fuori i soggetti organizzati.
Un commento di carattere generale al riguardo del voto
ottenuto dal PRC in questa tornata elettorale amministrativa, caratterizzata da
un’astensione che ormai ha raggiunto livelli maggioritari nell’intero corpo
elettorale (dato da segnlare come quello meritevole della maggiore attenzione analitica) e che ha segnato l’immediato arretramento delle posizioni raggiunte
solo pochi mesi fa dal tanto “chiacchierato” (e corteggiato) M5S, non può che
contemplare un giudizio fortemente negativo: di avvio, ormai, verso la quasi
completa estinzione.
Allora, andiamo per ordine.
Al primo punto non è possibile non collocare la limitatezza
territoriale nella presentazione “riconoscibile” del PRC: il riferimento è alle
situazioni (sono stati esaminati tutti i comuni superiori ai 15.000 abitanti
dove si è votato con il sistema del “ballottaggio”) dove il simbolo del PRC è
stato presente in quanto tale, sia “en solitarie” sia in coalizione; sia in
quelle dove – egualmente – pur all’interno di liste con altri simboli la
presenza dello stesso PRC era comunque visibile. Non sono state prese in
considerazione le eventuali situazioni in cui la presenza elettorale era
eventualmente “mascherata” all’interno di liste civiche così denominate (una
forma di mascheramento politicamente non accettabile, così com’era accaduta
proprio con la “Rivoluzione Civile” e l’Arcobaleno).
Un indice, questo della limitatezza nella riconoscibilità
della presentazione, di effettivo deperimento nella capacità organizzativa del
partito.
In 22 Comuni il PRC si è presentato da solo, o in
coalizione, con un candidato sindaco al di fuori dal centro sinistra: Brescia,
Vicenza, Cinisello Balsamo, Ancona, Siena, Pisa, Roma, Viterbo, San Donà di
Piave, Sabaudia, Molfetta, Piove di Sacco, Campi Bisenzio, Chiaravalle, Anzio,
Pomezia, Formia, Marano di Napoli, Melito di Napoli, Modugno, Corigliano
Calabro, per un complesso di 20.895 voti su di un totale di 1.554.910 voti
validi con una percentuale pari all’1,34%.
In 7 Comuni il PRC si è presentato con il proprio simbolo,
all’interno della coalizione di centrosinistra: Massa, Ivrea, Gorgonzola,
Falconara, Corciano, Fiumicino, Aprilia per un totale di 4.802 voti su 162,297
voti validi pari al 2,95%.
Nel complesso il simbolo del PRC ha ottenuto 25.697 suffragi
su di 1.717.207 voti pari all’1,49% (per carità di patria evitiamo confronti
con le consultazioni precedenti).
Impossibile, ovviamente, determinare i dati relativi alle
città dove, pur essendo riconoscibile all’interno dell’alleanza di centrosinistra,
il PRC non ha presentato il proprio simbolo: : Imperia (lista con Sel) 9,5%;
Barletta (Sinistra Unita) 3,87%; Sarzana (con l’IDV all’interno del
centrosinistra) 3,87%; Viareggio (con il PdCI all’interno del centrosinistra)
3,09%, Martellago (Sinistra Unita)2,48%, Albisegnago (Sinistra Unita) 2,28,
Salsomaggiore (Sinistra Unita in coalizione con il PD) 6,8%, Nettuno (Sinistra
Unita in coalizione con il PD) 4,32%.
Questi i dati a dibattito aperto, con una considerazione
conclusiva: quel che appare evidente è la perdita, comunque, di autonomia
politica da parte di questo Partito.
Un dato dal quale non si può sfuggire con soluzioni
semplicisticamente politiciste di accomodamento all’esistente per mere ragioni
di sopravvivenza: le condizioni generali imposte drammaticamente dalla gestione
capitalistica della crisi e le difficoltà che sta incontrando la stessa “idea”
di strutturazione politica, impongono scelte difficili che debbono però partire
da tre presupposti fondamentali, quello dell’alternativa di società,
dell’autonomia di pensiero che ci riporti all’assunzione della centralità del
rapporto tra etica e politica in luogo dell’economicismo, dell’opposizione sia
sul terreno sociale, sia su quello politico, in Italia come in Europa, dove
l’esigenza di un nuovo internazionalismo fondato su una connessione
sovranazionale fra tutti i soggetti dell’alternativa appare urgente e
indispensabile.

1 commento:
il lavoro fatto su Rifondazione se fatto con un partito agli antipodi nella sinistra, come il PSI darebbe risultato analoghi. LA RAGIONE è NELL'ASSENZA DI AUTONOMIA POLITICA E DI UN'IDENTITà FORTE. D'ALTRONDE QUANDO MI SONO ISCRITTO AL PSI NEL 1961 ESISTEVA NEL LINGUAGGIO CORRENTE L'ESRESSIONE " I SOCIAL-COMUNISTI"
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