mercoledì 22 maggio 2013

RAPPORTO ISTAT 2013: L'IMPOVERIMENTO DI MASSA

immagine dal sito:
www.disabilitaincifre.it


Pubblichiamo una sintesi dell'introduzione del rapporto ISTAT 2013 sulla situazione economica dell'Italia. Le cifre sono drammatiche e rendono esattamente la dimensione di ciò che sta avvenendo: un vero e proprio impoverimento di massa; il ritorno a condizioni materiali di vita simili a quelle dell'immediato dopoguerra. Questo è il frutto della gestione capitalistica dell'economia, del prevalere della logica del profitto finanziario, del soggiacere della politica rispetto all'economia. Di fronte all'Europa dei banchieri l'Italia in questi anni è stata', scientemente e colpevolmente, governata dal centrodestra e dal centrosinistra in funzione degli interessi dei soliti "padroni del vapore".
  Lasciamo parlare le cifre, ma consentiteci non tanto di sollevare un moto di indignazione ma di proporre con forza alla politica di sinistra di sviluppare con grande forza un'azione di opposizione sociale e politica nel Paese e in Europa. Opposizione necessaria e non limitata al solo quadro parlamentare: occorre promuovere una vera e propria insorgenza sociale che si traduca in atti politici concreti, a principare dalla ricostruzione di una soggettività politica adeguata a questo drammatico livello delle scontro.
Quindici milioni. Tanti sono gli italiani in condizione di deprivazione o disagio economico, pari a circa il 25% della popolazione (40% al Sud). E’ quanto emerge dal rapporto Istat, in cui si sottolinea che in grave disagio sono invece 8,6 milioni di persone, cioè il 14,3%, con un’incidenza più che raddoppiata in 2 anni (6,9% nel 2010).

Le persone potenzialmente impiegabili nel processo produttivo sono quasi 6 milioni, ossia i quasi tre milioni di disoccupati e i tre di persone che si dichiarano disposte a lavorare anche se non cercano (tra loro gli “scoraggiati”), oppure sono alla ricerca di lavoro ma non immediatamente disponibili.

Tra il 2008 e il 2012 i disoccupati sono aumentati di oltre un milione di unità, da 1,69 a 2,74 milioni, ma è cresciuta soprattutto la disoccupazione di lunga durata, ovvero le persone in cerca di lavoro da almeno un anno, che ormai rappresentano il 53% del totale (a fronte di una media Ue del 44,4).

La situazione è plumbea anche per quanto riguarda il potere d’acquisto delle famiglie italiane: si registra “una caduta di intensità eccezionale (-4,8%)”. Al calo del reddito disponibile (-2,2%) è corrisposta una flessione del 4,3% delle quantità di beni e servizi acquistati, la caduta più forte da inizio anni Novanta.

“A questo andamento hanno contribuito soprattutto la forte riduzione del reddito d’attività imprenditoriale e l’inasprimento del prelievo fiscale”, spiega l’Istat. Altri segni evidenti lasciati dalla crisi, secondo l’istituto di statistica, sono: il -36% di viaggi e il -29 delle notti trascorse in viaggio, soprattutto per motivi economici.

Uno dei settori più colpiti dalla recessione è il mercato del mattone: i volumi delle compravendite segnalano in tutti i segmenti la più ampia riduzione su base annua degli scambi dal 2004. Complessivamente, nel 2012 i passaggi di proprietà di immobili si sono ridotti del 22,6%.

Sul fronte politico, gli italiani esprimono una diffusa insoddisfazione verso il Parlamento e i partiti politici: in una scala di valori da 1 a 10, i giudizi positivi vengono attribuiti soltanto alle forze dell’ordine e ai vigili del fuoco. Ben distanti i partiti, con un punteggio medio di 1,5.

Per i giovani, con la crisi economica, le chance di trovare o mantenere un lavoro sono diminuite “significativamente” e l’Italia ha la quota più elevata in Europa di giovani che non lavorano e non studiano (“Neet”). “Le opportunità di ottenere o conservare un impiego per i giovani si sono significativamente ridotte: tra il 2008 e il 2012 gli occupati 15-29enni sono diminuiti di 727mila unità (di cui 132mila unità in meno nell’ultimo anno)”.

Notizie non proprio positive anche dall’inflazione si è attestata al 3%, due decimi di punto in più rispetto al 2011”. La crescita dei prezzi al consumo in Italia è risultata fra le più sostenute dell’Ue, “inferiore solo a quella di Slovacchia e Estonia”.

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