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| immagine dal sito: www.disabilitaincifre.it |
Pubblichiamo una sintesi dell'introduzione del rapporto ISTAT 2013 sulla situazione economica dell'Italia. Le cifre sono drammatiche e rendono esattamente la dimensione di ciò che sta avvenendo: un vero e proprio impoverimento di massa; il ritorno a condizioni materiali di vita simili a quelle dell'immediato dopoguerra. Questo è il frutto della gestione capitalistica dell'economia, del prevalere della logica del profitto finanziario, del soggiacere della politica rispetto all'economia. Di fronte all'Europa dei banchieri l'Italia in questi anni è stata', scientemente e colpevolmente, governata dal centrodestra e dal centrosinistra in funzione degli interessi dei soliti "padroni del vapore".
Lasciamo parlare le cifre, ma consentiteci non tanto di sollevare un moto di indignazione ma di proporre con forza alla politica di sinistra di sviluppare con grande forza un'azione di opposizione sociale e politica nel Paese e in Europa. Opposizione necessaria e non limitata al solo quadro parlamentare: occorre promuovere una vera e propria insorgenza sociale che si traduca in atti politici concreti, a principare dalla ricostruzione di una soggettività politica adeguata a questo drammatico livello delle scontro.
Quindici milioni. Tanti sono gli
italiani in condizione di deprivazione o disagio economico, pari a circa il 25%
della popolazione (40% al Sud). E’ quanto emerge dal rapporto Istat, in cui si
sottolinea che in grave disagio sono invece 8,6 milioni di persone, cioè il 14,3%, con un’incidenza
più che raddoppiata in 2 anni (6,9% nel 2010).
Le persone
potenzialmente impiegabili nel processo produttivo sono quasi 6 milioni, ossia
i quasi tre milioni di disoccupati e i tre di persone che si dichiarano
disposte a lavorare anche se non cercano (tra loro gli “scoraggiati”), oppure
sono alla ricerca di lavoro ma non immediatamente disponibili.
Tra il 2008
e il 2012 i disoccupati sono aumentati di oltre un milione di unità, da 1,69 a
2,74 milioni, ma è cresciuta soprattutto la disoccupazione di lunga durata,
ovvero le persone in cerca di lavoro da almeno un anno, che ormai rappresentano
il 53% del totale (a fronte di una media Ue del 44,4).
La situazione è plumbea anche per quanto riguarda il potere d’acquisto delle famiglie italiane: si registra “una caduta di intensità eccezionale (-4,8%)”. Al calo del reddito disponibile (-2,2%) è corrisposta una flessione del 4,3% delle quantità di beni e servizi acquistati, la caduta più forte da inizio anni Novanta.
La situazione è plumbea anche per quanto riguarda il potere d’acquisto delle famiglie italiane: si registra “una caduta di intensità eccezionale (-4,8%)”. Al calo del reddito disponibile (-2,2%) è corrisposta una flessione del 4,3% delle quantità di beni e servizi acquistati, la caduta più forte da inizio anni Novanta.
“A questo
andamento hanno contribuito soprattutto la forte riduzione del reddito
d’attività imprenditoriale e l’inasprimento del prelievo fiscale”, spiega
l’Istat. Altri segni evidenti lasciati dalla crisi, secondo l’istituto di
statistica, sono: il -36% di viaggi e il -29 delle notti trascorse in viaggio,
soprattutto per motivi economici.
Uno dei
settori più colpiti dalla recessione è il mercato del mattone: i volumi delle
compravendite segnalano in tutti i segmenti la più ampia riduzione su base
annua degli scambi dal 2004. Complessivamente, nel 2012 i passaggi di proprietà
di immobili si sono ridotti del 22,6%.
Sul fronte
politico, gli italiani esprimono una diffusa insoddisfazione verso il
Parlamento e i partiti politici: in una scala di valori da 1 a 10, i giudizi
positivi vengono attribuiti soltanto alle forze dell’ordine e ai vigili del
fuoco. Ben distanti i partiti, con un punteggio medio di 1,5.
Per i
giovani, con la crisi economica, le chance di trovare o mantenere un lavoro
sono diminuite “significativamente” e l’Italia ha la quota più elevata in
Europa di giovani che non lavorano e non studiano (“Neet”). “Le opportunità di
ottenere o conservare un impiego per i giovani si sono significativamente
ridotte: tra il 2008 e il 2012 gli occupati 15-29enni sono diminuiti di 727mila
unità (di cui 132mila unità in meno nell’ultimo anno)”.
Notizie non
proprio positive anche dall’inflazione si è attestata al 3%, due decimi di
punto in più rispetto al 2011”. La crescita dei prezzi al consumo in Italia è
risultata fra le più sostenute dell’Ue, “inferiore solo a quella di Slovacchia
e Estonia”.

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