giovedì 16 maggio 2013

TECNOCRAZIA E REPRESSIONE

Polizia in assetto d'accoglienza
dal sito: www.youreporter.it
Mentre la gestione capitalistica della crisi porta nel dramma la quotidianità più minuta di milioni di persone, in Italia si stanno sempre più restringendo i margini di agibilità della democrazia così come questa era stata concepita nella Costituzione Repubblicana.


Dal punto di vista istituzionale, mentre si parla di trasformazione della forma di governo da quella parlamentare a quella presidenziale, gli atti concreti indicano come già adesso la figura del Presidente della Repubblica, grazie essenzialmente all’impulso soggettivo fornito in questo senso da Giorgio Napolitano, appare sostanzialmente equiparabile a quella di un Monarca costituzionale: ricordiamo la vicenda delle intercettazioni telefoniche sul caso della trattativa Stato – Mafia e adesso l’incriminazione di alcune persone imputate di “lesa maestà” per giudizi espressi attraverso il web sull’operato del Capo dello Stato.

Intanto il governo delle cosiddette “larghe intese” sta tentando sempre più di mimetizzarsi come “governo tecnico”, lontano dai partiti che lo sostengono (certo, c’è da far allontanare l’accordo PD-PDL..): in questo senso la decisione assunta dopo la manifestazione PDL di Brescia di non far partecipare i ministri alla campagna elettorale per le amministrative del 26 Maggio prossimo appare una decisione al limite della costituzionalità (i ministri come cittadini di Serie B, che non possono partecipare alla campagna elettorale del loro partito? Forse che Andreotti, Moro, Fanfani, Rumor non partecipavano alle campagne elettorali della DC?) che fa parte dello stravolgimento istituzionale in atto e del restringimento nel rapporto tra società e politica.

Anche sul fronte dell’eventuale (molto eventuale) modifica della legge elettorale si procede nella stessa direzione: non emerge, nel dibattito in corso, alcuna tensione circa un recupero di rappresentatività politica del sistema, ma tutto appare orientato per rafforzare ulteriormente i termini di una “governabilità” imposta in maniera quasi obbligatoria alle elettrici e agli elettori.

Fin qui il quadro più propriamente “politico”, mentre procedono i termini di una vera e propria militarizzazione del territorio: non si tratta semplicemente di richiamare i fatti della val di Susa ma prendendo a pretesto meri fatti di cronaca (sicuramente gravi, ma fatti di cronaca) si ritorna a parlare di militari per le vie di una grande città come Milano (addirittura collocati in postazioni fisse, con garitte agli angoli delle strade) mentre in Sicilia la polizia è tornata sparare nel corso di uno sciopero.

Segnali davvero inquietanti che si collocano in un quadro di vera e propria disperazione sociale derivante dalla disoccupazione, dall’affossamento definitivo di un minimo accettabile di welfare, dall’impossibilità per tantissimi di tirare avanti una vita decente.

Segnali che dovrebbero far pensare quelli che sono stati i dirigenti e i militanti di quella che fu la sinistra d’alternativa, per riprendere un cammino impostate ben diversamente dal politicismo di bassa lega che ne ha caratterizzato il disastro cammino di questi ultimi anni: per recuperare, non semplicemente, un rapporto diretto con la drammatica realtà del Paese ma per avviare un’iniziativa che, insieme, sia di forte protesta e di forte proposta recuperando l’orizzonte di una trasformazione radicale degli equilibri politici.

La manifestazione della FIOM di sabato prossimo 18 Maggio, tanto per fare un esempio non dovrebbe essere strumentalizzata per rappresentare una sorta di trampolino utile a spostare equilibri all’interno di un centrosinistra che non esiste, ma dovrebbe rappresentare il primo atto di una nuova, indispensabile, stagione di protagonismo sociale e politico da parte di chi “non ci sta” al giogo del capitalismo e alla riduzione della democrazia repubblicana a un semplice simulacro di facciata.

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