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| Polizia in assetto d'accoglienza dal sito: www.youreporter.it |
Dal punto di vista istituzionale, mentre si parla di
trasformazione della forma di governo da quella parlamentare a quella
presidenziale, gli atti concreti indicano come già adesso la figura del
Presidente della Repubblica, grazie essenzialmente all’impulso soggettivo
fornito in questo senso da Giorgio Napolitano, appare sostanzialmente
equiparabile a quella di un Monarca costituzionale: ricordiamo la vicenda delle
intercettazioni telefoniche sul caso della trattativa Stato – Mafia e adesso
l’incriminazione di alcune persone imputate di “lesa maestà” per giudizi
espressi attraverso il web sull’operato del Capo dello Stato.
Intanto il governo delle cosiddette “larghe intese” sta
tentando sempre più di mimetizzarsi come “governo tecnico”, lontano dai partiti
che lo sostengono (certo, c’è da far allontanare l’accordo PD-PDL..): in questo
senso la decisione assunta dopo la manifestazione PDL di Brescia di non far
partecipare i ministri alla campagna elettorale per le amministrative del 26
Maggio prossimo appare una decisione al limite della costituzionalità (i
ministri come cittadini di Serie B, che non possono partecipare alla campagna
elettorale del loro partito? Forse che Andreotti, Moro, Fanfani, Rumor non
partecipavano alle campagne elettorali della DC?) che fa parte dello
stravolgimento istituzionale in atto e del restringimento nel rapporto tra
società e politica.
Anche sul fronte dell’eventuale (molto eventuale) modifica
della legge elettorale si procede nella stessa direzione: non emerge, nel
dibattito in corso, alcuna tensione circa un recupero di rappresentatività
politica del sistema, ma tutto appare orientato per rafforzare ulteriormente i
termini di una “governabilità” imposta in maniera quasi obbligatoria alle elettrici
e agli elettori.
Fin qui il quadro più propriamente “politico”, mentre
procedono i termini di una vera e propria militarizzazione del territorio: non
si tratta semplicemente di richiamare i fatti della val di Susa ma prendendo a
pretesto meri fatti di cronaca (sicuramente gravi, ma fatti di cronaca) si
ritorna a parlare di militari per le vie di una grande città come Milano
(addirittura collocati in postazioni fisse, con garitte agli angoli delle
strade) mentre in Sicilia la polizia è tornata sparare nel corso di uno
sciopero.
Segnali davvero inquietanti che si collocano in un quadro di
vera e propria disperazione sociale derivante dalla disoccupazione, dall’affossamento
definitivo di un minimo accettabile di welfare, dall’impossibilità per
tantissimi di tirare avanti una vita decente.
Segnali che dovrebbero far pensare quelli che sono stati i
dirigenti e i militanti di quella che fu la sinistra d’alternativa, per
riprendere un cammino impostate ben diversamente dal politicismo di bassa lega
che ne ha caratterizzato il disastro cammino di questi ultimi anni: per
recuperare, non semplicemente, un rapporto diretto con la drammatica realtà del
Paese ma per avviare un’iniziativa che, insieme, sia di forte protesta e di
forte proposta recuperando l’orizzonte di una trasformazione radicale degli
equilibri politici.
La manifestazione della FIOM di sabato prossimo 18 Maggio,
tanto per fare un esempio non dovrebbe essere strumentalizzata per
rappresentare una sorta di trampolino utile a spostare equilibri all’interno di
un centrosinistra che non esiste, ma dovrebbe rappresentare il primo atto di
una nuova, indispensabile, stagione di protagonismo sociale e politico da parte
di chi “non ci sta” al giogo del capitalismo e alla riduzione della democrazia
repubblicana a un semplice simulacro di facciata.

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