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| Karl Marx, di cui ricorre oggi, 5 maggio, la nascita |
Qualsiasi ipotesi di superamento di una società fondata
sullo sviluppo illimitato non potrà essere condotta al di fuori dal
perseguimento dell’uguaglianza tra gli esseri umani.
Un articolo di Sandro Veronesi, apparso oggi 5 Maggio sulle
colonne del supplemento “La Lettura” del Corriere della Sera, riporta passaggi
del celebre rapporto del “Club di Roma” del 1972, sui limiti dello sviluppo del
pianeta (Edizioni Scientifiche e Tecniche Mondadori: “I limiti dello sviluppo”.
Rapporto del Systems Dinamic Group, Massachusetts Institute of Technology (Mit)
per il progetto del Club di Roma sui dilemmi dell’umanità”.
L’articolo in questione riporta, allora, un passaggio
dell’introduzione al testo di Aurelio Peccei: “ Che cosa succede effettivamente
in questo mondo piccolo, sempre più dominato da interdipendenze che ne fanno un
sistema globale integrato dove l’uomo, la società, le tecnologie e la Natura si
condizionano reciprocamente mediante rapporti sempre più vincolanti?”.
Ancora viene pubblicato il testo del Rapporto a pagina 74 :
“ Come si è visto, il problema della produzione di alimenti, quello del consumo
d materie prime, quello della crescita dell’inquinamento e della sua
neutralizzazione comportano una serie di scelte molto impegnative: dovrebbe
però essere ormai chiaro che tutte queste difficoltà scaturiscono da una sola,
semplice circostanza: la Terra ha dimensioni finite”.
Nell’articolo sono contenuti anche altri passaggi trattati
dal Rapporto (sottolineo la data in cui fu scritto: 1972) che non riporto per
evidenti ragioni di economia del discorso: nella sostanza Veronesi indica come
ideologico il concetto di “senza limite”, un’ideologia che condanna il pianeta.
Appare evidente, a questo punto, che si tratta – come non è
avvenuto nel corso dei decenni successivi – di introdurre il concetto di
“limite” all’interno di una nuova organizzazione sociale e delle relazioni
internazionali: può partire da considerazioni come queste l’applicazione
“politica” del concetto di decrescita (più o meno felice) elaborato dal
filosofo francese Serge Latouche, alle cui idee cominciano ad appoggiarsi anche
movimenti politici importanti quali ad esempio, in Italia, il M5S.
L’idea di “limite” rispetto allo sviluppo infinito delle
forze produttive (nell’articolo di Veronesi si cita il “Piano Truman” del 1949)
non può, però, far abbandonare come appare a molti dei suoi attuali teorici, il
concetto di “uguaglianza”.
Qualsiasi ipotesi di superamento di una società fondata
sullo sviluppo illimitato non potrà essere condotta al di fuori dal
perseguimento dell’uguaglianza tra gli esseri umani.
Non è sufficiente, anche se necessaria, l’uguaglianza di
posizione davanti alla legge, la quale si rivolge all’uomo “astratto”,
spogliato di ogni caratteristica di sesso, razza, opinioni religiose o
politiche, condizioni economiche come parità di diritti individuali, nella
sfera privata (uguaglianza giuridica) o come attribuzione a tutti i cittadini
degli stessi diritti e degli stessi doveri e del pari diritto a concorrere alla
vita politica (“uguaglianza politica”).
E’ necessario, invece, continuare a batterci, nel delineare
il progetto futuro di una società diversa da quella dominata dall’egoismo
capitalistico, per l’eguaglianza sociale recuperando i termini fondamentali di
questo concetto che derivano, essenzialmente (al di là dei suoi precipitati
politici e applicazioni statuali) dall’analisi marxiana.
Non è sufficiente, neppure, per l’orizzonte di una società
diversa, l’applicazione di una legislazione che miri a realizzare quello che è
stato definito come “Welfare State” che punta all’uguaglianza garantendo a
tutti i cittadini i beni primari.
In un mondo dove, assieme al concetto di “finitezza” delle risorse
del pianeta si pongono i temi dell’eguale diritto a essere diversi e a proporre
con orgoglio le differenze, in un quadro di trasformazione radicale che le
mutate condizioni tecnologiche sembrano imporre all’insieme delle relazioni
sociali e politiche (al punto da porre in discussione i termini della
democrazia “classica”) non possiamo che portare avanti i fondamenti della
critica politica al capitalismo.
Marx, dopo aver individuato le rozze tendenze a eguagliare
tutto, e aver smantellato l’idea di un diritto borghese astrattamente
livellatore, indica come orizzonte della lotta di classe (e invito tutti a
considerare come la sia stia combattendo proprio in questa fase dell’attualità
“storica”) la Comunità nella quale, attraverso quella che considero davvero la
frase più felice dell’intera opera del filosofo di Treviri: “Ognuno darà
secondo le proprie capacità e avrà secondo i propri bisogni”.
Nel momento in cui, in Europa e in Italia, la sinistra
discute sulle proprie possibilità e capacità di rappresentanza politica, dopo
tanti fraintendimenti, indicare una possibilità di nuova partenza recuperando i
“fondamentali” mi è parsa, proprio mentre il dibattito su “limite” e
“decrescita” sta prendendo piede, un’indicazione preziosa che non dovrebbe
essere smarrita.

1 commento:
Hai perfettamente ragione , questi due concetti sono fondamentali.
Sul Limite non si può non citare il contributo di Costanzo Preve ( http://www.petiteplaisance.it/ebooks/1081-1100/1096/el_1096.pdf ) che basa sul concetto di 'misura' il più grande apporto del piccolo e glorioso popolo mediterraneo.
Il capitalismo è intrinsecamente 'dismisura' , basta ricordare il celebre motto di Rhodes : "tutte quelle stelle.. quegli immensi mondi che restano fuori dalla nostra portata. Se potessi, annetterei altri pianeti".
L'Eguaglianza poi , non ne parliamo...
Oggi anche grazie ai fascisti del PD i ceti popolari hanno introiettato l'idea che le differenze sociali siano cose naturali, che il figlio del medico se vorrà potrà diventerà a sua volta medico, il figlio del notaio il notaio etc.etc, "da che mondo è mondo è sempre stato così" , ci dicono i fascisti edulcorati del PD, che infatti hanno smesso di parlare di eguaglianza iniziando a citare solo la libertà.
"siamo un partito liberale", diceva il democratico Bersani, che guarda caso preferiva smaccatamente il concetto di liberalismo rispetto a quello di democrazia.
E già , tutto torna, senza la tensione verso l'uguaglianza viene a mancare anche quella verso la democrazia.
Ma parlare di democrazia con i Democratici sarebbe come parlare di giustizia con i berlusconidi...
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