venerdì 17 maggio 2013

SISTEMA ELETTORALE E CONSULTA : LA LEGGE ACERBO ERA PIU' DEMOCRATICA di Franco Astengo


Giacomo Acerbo,
immagine da wikipedia

“Repubblica” pubblica la notizia: da indiscrezioni molto attendibili la Cassazione ha deciso di rinviare alla Corte Costituzionale la legge elettorale del 21 dicembre 2005, con la quale si è votata per le elezioni politiche del 2006, 2008 e 2013. Dove non sono arrivati i politici, nel corso di questi anni, sta provvedendo la Magistratura, svolgendo il consueto ruolo di supplenza.


Un risultato di grande importanza ottenuto da 27 avvocati, rappresentati dall’avv. Aldo Bozzi di Milano, nipote di quell’esponente liberale che presiedette nel 1995 la prima “Bicamerale per le Riforme”, che avevano presentato un esposto denunciando l’incostituzionalità della legge : incostituzionalità evidenziata soprattutto attraverso l’attribuzione di un premio di maggioranza abnorme, che non prevede il raggiungimento di alcuna soglia e che presenta “anomalie delle anomalie” il voto indiretto proprio perché “non consente quello diretto ai singoli candidati concorrenti”.

Espressa soddisfazione per questo esito, tutt’altro che scontato e ribadito che, a mio giudizio, molti dei guai che ha incontrato negli ultimi 20 anni la democrazia italiana siano stati dovuti al davvero improvvido esito referendario del 18 aprile 1993, che consentì il passaggio dal sistema elettorale maggioritario a quello misto maggioritario (75%) e proporzionale (25%) fino all’aberrazione attuale, vale la pena di rimarcare come l’attenzione non debba essere puntata esclusivamente sul premio di maggioranza e sulle liste bloccate, ma come vi siano altri aspetti da sottoporre al mirino della critica più serrata.

E’ il caso della difformità delle soglie di sbarramento, con l’assurdità della differenza di percentuale da raggiungere per chi sta in coalizione o chi si presenta in conto proprio (addirittura nella coalizione è previsto il recupero del miglior perdente com’è accaduto, nel 2013, alla Lista Tabacci che con lo 0,6% ha ottenuto sette seggi): se davvero una soglia di sbarramento deve esistere.

 Non sta scritto da nessuna parte che la soglia di sbarramento sia necessaria: sistemi per evitare un eccesso di frammentazione ne esistono di vario tipo, senza ricorrere alla soglia. Del resto nel Parlamento italiano eletto con il sistema proporzionale adoperato tra il 1948 e il 1992, almeno fino al 1987 allorquando il rapporto tra politica e società ha cominciato vistosamente a sfrangiarsi e hanno cominciato ad andare in crisi i partiti di massa, agivano – più o meno – non più di 8 partiti: successivamente, con il cosiddetto “Mattarellum” di cui molti invocano il ritorno, è stato impossibile contarli sulle dita delle due mani.

Senza scandalizzare nessuno credo si possa affermare che era più “democratica” la legge elettorale promulgata con Regio Decreto n.2694 del 13 Dicembre 1923: la legge tristemente nota come “Legge Acerbo” attraverso la quale il fascismo pervenne “legalmente” (si fa per dire..) al potere.

All’articolo 28 la Legge Acerbo infatti prevedeva il raggiungimento di una soglia del 25% (almeno quella! Nella legge attuale non vi è traccia.. I fascisti poi raggiunsero il 67% a forza di manganellate e olio di ricino, ma almeno quei voti avrebbero dovuto prenderli in ogni caso..). Inoltre il quoziente di minoranza non prevedeva il raggiungimento di alcuna soglia di sbarramento, come invece accade adesso.

Si trattava, comunque, di un premio di “minoranza”, mentre la legge con premio di maggioranza del 1953, la famosa “legge truffa” contro la quale le sinistre scagliarono un’opposizione formidabile in Parlamento e nel Paese prevedeva, alla fin fine, un vero e proprio “premio di maggioranza” da assegnare ai partiti “apparentati” (non si parlava, allora, di coalizioni) che superassero il 50% + 1 dei voti validi (il blocco di centro DC-PSDI-PRI-PLI si fermò al 49,8%, 40.000 voti al di sotto della meta).

La “legge truffa” non passò perché la DC alzò eccessivamente la quota di maggioranza dei seggi fino al 65%, con l’intento di realizzare all’interno di questa percentuale la maggioranza assoluta da sola, provocando scissioni dal PRI , dal PSDI e dal PLI di piccoli gruppi che, alla fine, presentatisi autonomamente, pur non realizzando il “quorum” necessario per avere rappresentanti in Parlamento sottrassero voti probabilmente decisivi (per la verità storica occorre, comunque, ricordare che rispetto al 1948 la DC perse suffragi soprattutto a destra e al Sud verso monarchici e neo-fascisti, mentre i socialdemocratici non ripetettero l’exploit di cinque anni prima (7,1%) essendo il partito socialista presentatosi distinto da quello comunista, come invece non era avvenuto il 18 Aprile 1948 con la lista del Fronte Democratico Popolare.

In ogni caso attendiamo tutti l’esito del dibattito alla Corte Costituzionale: ci vorranno 6-7 mesi per vederlo pronunciato. Nel frattempo è probabile che in Parlamento si cerchi di rimediare una qualche contromisura, ma, almeno dal mio punto di vista, l’occasione sarebbe buona per porre, a sinistra, due temi: quello del rapporto tra rappresentanza e governabilità e quello del sistema elettorale proporzionale.

Nessun commento:

Posta un commento

La redazione del blog ha scelto di moderare i commenti dei lettori. I commenti inerenti gli articoli saranno pubblicati Grazie