Nelle
mie analisi parto sempre dalla ferita grave inferta alla nostra
Costituzione dall'approvazione della legge 270/2005 di riforma della
legge elettorale: una legge di fatto concordata tra i due poli
apparentemente alternativi. E' sufficiente ripercorrere l'iter
parlamentare per scoprire il gioco delle parti: quando si esce dalla
sede deliberante per protesta tutti capiscono, che si vuole
l'approvazione della legge. D'altra parte il suo modello era la legge
elettorale toscana.
Si è introdotta una specie di elezione /designazione
diretta del Primo Ministro in una Costituzione con forma di governo
parlamentare. Un sistema maggioritario travestito da proporzionale, così
da sommare i difetti dei due sistemi. Con quella legge e con il suo
abnorme premio di maggioranza era inevitabile la creazione di un
bipolarismo artificiale, un sistema diviso in due campi necessariamente
alternativi: bastava un voto un più del blocco avversario per prendersi
il premio di maggioranza.
Non solo si era costretti a dar vita a
coalizioni altrettanto posticce, incapaci di governare. Coalizioni che
non reggevano ad una legislatura come le vicende del 2006 e del 2008 e
infine del 2013 hanno dimostrato. Le liste bloccate hanno dato il colpo
finale alla democrazia rappresentativa: un centinaio di persone ( ad
essere larghi ) che nominano 945 parlamentari invece di farli eleggere
da 44 milioni di cittadini . Uno spropositato ed incontrollato potere
in mano ad oligarchie, nel migliore dei casi, quando non, a destra e
sinistra, nelle mani di un capo o padrone di una lista. In nessun paese
c'è un tale potere in capo a partiti in assenza di ogni legge
regolatrice degli stessi: una regolamentazione tra l'altro richiesta
dall'inattuato art. 49 della Cost..
In tale contesto la delegittimazione
del capo dello schieramento avversario non era un espediente ma una
necessità. Quando si sono invocate le Grandi Coalizioni tedesche ci si
dimentica che quello è un sistema proporzionale con soglie di accesso e
che i partiti hanno una chiara identità politico-programmatica: mentre
in Italia la vocazione maggioritaria ha comportato partiti, con unico
vincolo quello del successo elettorale: PD e PdL ne sono l'esempio.
Si
sono intaccate le prerogative presidenziali nella scelta del Presidente del Consiglio dei Ministri (chiamiamolo con il suo nome) e di
fronte al fallimento delle coalizioni indicate dagli elettori (2006 e
2008) o alla mancanza di un'univoca indicazione (2013) era naturale
l'espansione dell'unico potere costituzionale legittimo e in grado di
decidere: il Presidente della Repubblica. L'altro potere quello
legislativo, teoricamente il più importante in una democrazia
rappresentativa con forma di governo parlamentare era ed è fuori gioco:
si tratta di nominati che non rispondono ai loro elettori, ma a chi li
ha collocati, d'autorità o in seguito a trattative tra gruppi di potere,
in posizione eleggibile.
Nelle vicende dell'elezione del Presidente
della Repubblica è stato chiaro che nelle scelte dei parlamentari a voto
segreto non c'è l'esclusivo interesse della Nazione( art. 67 Cost.) o
la disciplina di partito, ma la dinamica dei gruppi federati
momentaneamente in un partito. Chi vede gli effetti e non le cause si è
messo a gridare al tradimento della Costituzione, di inammissibile
interventismo presidenziale, addirittura di degenerazione
presidenzialista. In Italia, a differenza della Germania dove il
Cancelliere è eletto a scrutinio segreto dal Bundestag, tutti i governi
sono governi del Presidente, perché è il Presidente che li nomina ed
entrano in carica con pieni poteri con il giuramento nelle sue mani.
La
fiducia parlamentare è una ratifica, che presuppone parlamentari senza
vincolo di mandato. Da qui, da uno stato di necessità, cui per
insipienza politica tutti i soggetti parlamentari e partitici hanno
concorso, passare ad un'esaltazione di un accordo il passo è più lungo
delle gambe.
Questo è e resta un governicchissimo.
Per dimostrare il
contrario dovrebbe dare quello che non può assolutamente fare: una nuova
legge elettorale.
Non lo farà perché teme per la sua durata, se ci
fosse una legge elettorale più potabile e meno incostituzionale, alle
prime difficoltà andrebbe in pezzi.
Quindi prende tempo e lega la
riforma elettorale alla diminuzione del numero dei parlamentari e alla
riduzione di costi della politica ( abolizione del finanziamento
pubblico ai partiti) tanto per dare qualcosa in pasto ad un'opinione
pubblica intossicata), cioè a scelte contro il pluralismo della
rappresentanza invece di riformare la politica e i partiti.
Che duri o
no il governo è irrilevante se non per le emergenze finanziarie, ma i
problemi del nostro sistema politico di assetto non europeo resteranno
tutti irrisolti

1 commento:
ottimo
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