Adesso che la
potenza mediatica di Grillo spinge il referendum sulla Europa, è solo sperabile che questa giusta proposta non
finisca nel tritacarne mediatico e nel teatrino della politica.
Noi del
movimento No Debito l'abbiamo chiesto da quasi due anni e ne discutiamo sabato
prossimo a Roma con, tra gli altri, Luciano Vasapollo e Gianni Ferrara.
Una
consultazione popolare sui trattati europei c' è già stata nel 1989, abbinata
alle europee. Ora sarebbe giusto indire un referendum non tanto sull'Euro in
quanto tale, ma su quei trattati che,
come il fiscal compact, ci vincolano alle politiche di austerità.
Un referendum
come quelli che si sono tenuti in altri paesi europei avrebbe un pregio di
fondo: almeno per qualche momento e con un minimo di par condicio romperebbe la
barriera di propaganda, chiacchiere e bugie che oggi impediscono ai cittadini
italiani di farsi una propria idea su quanto sta davvero accadendo in Europa.
Poi si potrebbe affrontare davvero la questione di come rompere la cappa
dell'Euro, che produce da noi 40000
disoccupati al mese, centinaia di migliaia in tutta l'Europa del Sud.
Di un vero e
pubblico confronto su questi temi ce ne sarebbe davvero bisogno, visto anche come è andato il dibattito al Senato sul vertice europeo e
visto come ne sono stati informati i cittadini.
Il presidente
del consiglio ha fatto un discorsetto sulla necessità di farsi valere e di far
capire, immagino alla Germania che però per paura non è stata citata, che
bisogna aggiungere la crescita alla austerità. Come ha detto la destra, bisogna
andare in Europa a battere i pugni sul tavolo.
Tutto questo in
concreto non vuol dire nulla, assolutamente nulla. Ma oggi su diversi
quotidiani si esalta il successo del governo italiano perché a luglio ci sarà
un summit dei ministri del lavoro sulla disoccupazione giovanile, ridicolo.
Intanto il
ministro italiano fa capire che i soldi non ci sono, e avanti così.
Ma torniamo al
Senato. Lì alla fine si è votato e non
un solo grande telegiornale ha spiegato chi e
come. Con il governo dei pugni sul tavolo ha votato anche la Lega, 5
stelle ha votato contro e SEL si è astenuta. Perché? Questo partito aveva
presentato un ordine del giorno che chiedeva al governo di rinegoziare il
fiscal compact. Letta l'ha seccamente respinto, ma ciononostante SEL non è
riuscita a votare contro.
Penso che la
notizia vera sia questa: il governo accetta in toto il fiscal compact, la Lega
lo sostiene e solo il 5 stelle si oppone.
Questa notizia è
stata invece ignorata dal regime informativo. Meglio parlare delle solite
sceneggiate piuttosto che far capire ai cittadini che cosa è il fiscal compact
e cosa vuol dire accettarlo.
Il 29 maggio si
spera che l'Italia sia perdonata dalla procedura europea di infrazione per
deficit pubblico eccessivo. Così, fanno capire governo e stampa, si potrà
ricominciare ad investire... Falso.
Il vecchio
parlamento ha inserito in Costituzione il pareggio di bilancio. Il che vuol
dire che, consumati tutti i margini possibili, ogni anno bisogna togliere al
paese circa 80 miliardi di euro solo per pagare gli interessi sul debito
pubblico.
A questo il
fiscal compact aggiunge dal prossimo anno la riduzione a rate ventennali
dell'ammontare stesso del debito per la sua metà. Sono nuove cambiali di oltre
50 miliardi all'anno che si aggiungono a quelle sugli interessi. Insomma 130
miliardi che vengon tolti al paese, ai suoi servizi pubblici, ai suoi
investimenti per uno scopo finanziario assolutamente improduttivo.
Se si pagano
questi soldi tutti gli anni, non ce ne sono altri per il lavoro e dunque si faranno solo giochi di prestigio.
Taglio qui e spendo là, prendo due e
pago uno, tutto questo abbonderà, ancora di più nella propaganda, ma certo non
ci saranno veri piani per il lavoro per la ripresa economica.
Se si accetta il
regime del fiscal compact tutto il resto
sono solo chiacchiere magari ben
alimentate dal regime informativo.

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