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| immagine da latartarugafolle.over-blog.com |
La proposta di abolizione del finanziamento pubblico dei
partiti presentata al Consiglio dei Ministri, non è una vittoria per la
democrazia, anzi segna un ulteriore solco tra i cittadini e il ceto politico.
A questi partiti, alla fine, interessa che elettrici ed
elettori facciano nell’arco dell’anno 3 cose: segnino la crocetta del 5 per
mille; versino i 2 euro per le primarie, votino il simbolo alle elezioni (rigorosamente
senza preferenze).
Poi tutti a guardare la TV o sfogarsi sui social network,
senza rompere le scatole con riunioni e confronti vari.
Una proposta che arriva nel momento in cui il sistema dei
partiti ha toccato il punto più basso della sua credibilità nell’intera storia
dell’Italia repubblicana, mentre la gestione capitalista della crisi rende le
condizioni materiali di vita drammaticamente oppressive per i ceti popolari.
Una proposta che arriva dopo che la “questione morale”
legata alla “questione politica” ha toccato livelli che mai avremmo pensato
neppure ai tempi di “Tangentopoli”: si sono verificate una lunga serie di
malversazioni, approfittamenti privati, abusi, veri e propri ladrocini che
hanno segnato la vita politica italiana degli ultimi decenni.
Questi fatti hanno giustamente provocato un vero e proprio
moto di ripulsa verso questa degenerazione della democrazia: una vera e propria
degenerazione della vita politica che i detentori del potere stanno affrontando
attraverso misure comunque demagogiche e populiste come quelle dell’indiscriminato
taglio nel numero dei rappresentanti eletti, sia a livello centrale sia in sede
locale.
Tutto ciò avviene, in più, alla presenza di un sistema
elettorale che – fatto unico nella storia mondiale – sta per essere impugnato
dalla Corte Costituzionale, per palese violazione dei principi contenuti nella
Carta Fondamentale della Repubblica.
Al riguardo della legge elettorale c’è da far notare come,
da parte dei gruppi parlamentari non si dimostri alcuna volontà di andare a una
sostanziale modifica, a dimostrazione di un ripiegamento corporativo e di un’impotenza
valutabili come fenomeni trasversali rispetto all’insieme del quadro politico.
No, questa proposta di abolizione del finanziamento pubblico
non è davvero una vittoria per la democrazia.
Non è una vittoria perché suffraga addirittura a livello legislativo
una pericolosa visione privatistica, egoistica, individualistica dell’agire politico:
in questo modo si fa il paio con la proposta di regolamentazione dell’articolo
49 della Costituzione avanzata qualche giorno fa e mirante, semplicemente, alla
conservazione del potere da parte di chi (al governo o all’opposizione) già lo
detiene in una concezione, aberrante, della logica del “partito di cartello”.
Alla faccia delle conclamate proclamazioni riguardanti la
partecipazione popolare alle scelte, la logica dell’alternanza, lo sviluppo
della democrazia.

1 commento:
Democrazia eLegalità www.democrazialegalita.it ha costituito un Comitato per la proposizione di leggi di iniziativa popolare www.nomos.name una delle proposte riguarda la riforma dei partiti politici e al riguardo proponiamo di limitare i rimborsi elettorali alle spese effettivamente sostenute per l’esercizio della partecipazione alla vita democratica e alle spese elettorali. Abbiamo depositato la legge in Cassazione. Perché la sinistra italiana non sostiene la proposta? Dateci una mano a raccogliere le firme. Facciamoci sentire. Democrazia e Legalità mette a disposizione di tutti lo spazio Nomos.
Luigi Villani
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