venerdì 24 maggio 2013

LA PROPOSTA DI ABOLIZIONE DEL FINANZIAMENTO PUBBLICO NON E' UNA VITTORIA PER LA DEMOCRAZIA

immagine da
latartarugafolle.over-blog.com



La proposta di abolizione del finanziamento pubblico dei partiti presentata al Consiglio dei Ministri, non è una vittoria per la democrazia, anzi segna un ulteriore solco tra i cittadini e il ceto politico.


A questi partiti, alla fine, interessa che elettrici ed elettori facciano nell’arco dell’anno 3 cose: segnino la crocetta del 5 per mille; versino i 2 euro per le primarie, votino il simbolo alle elezioni (rigorosamente senza preferenze).

Poi tutti a guardare la TV o sfogarsi sui social network, senza rompere le scatole con riunioni e confronti vari.

Una proposta che arriva nel momento in cui il sistema dei partiti ha toccato il punto più basso della sua credibilità nell’intera storia dell’Italia repubblicana, mentre la gestione capitalista della crisi rende le condizioni materiali di vita drammaticamente oppressive per i ceti popolari.

Una proposta che arriva dopo che la “questione morale” legata alla “questione politica” ha toccato livelli che mai avremmo pensato neppure ai tempi di “Tangentopoli”: si sono verificate una lunga serie di malversazioni, approfittamenti privati, abusi, veri e propri ladrocini che hanno segnato la vita politica italiana degli ultimi decenni.

Questi fatti hanno giustamente provocato un vero e proprio moto di ripulsa verso questa degenerazione della democrazia: una vera e propria degenerazione della vita politica che i detentori del potere stanno affrontando attraverso misure comunque demagogiche e populiste come quelle dell’indiscriminato taglio nel numero dei rappresentanti eletti, sia a livello centrale sia in sede locale.

Tutto ciò avviene, in più, alla presenza di un sistema elettorale che – fatto unico nella storia mondiale – sta per essere impugnato dalla Corte Costituzionale, per palese violazione dei principi contenuti nella Carta Fondamentale della Repubblica.

Al riguardo della legge elettorale c’è da far notare come, da parte dei gruppi parlamentari non si dimostri alcuna volontà di andare a una sostanziale modifica, a dimostrazione di un ripiegamento corporativo e di un’impotenza valutabili come fenomeni trasversali rispetto all’insieme del quadro politico.

No, questa proposta di abolizione del finanziamento pubblico non è davvero una vittoria per la democrazia.

Non è una vittoria perché suffraga addirittura a livello legislativo una pericolosa visione privatistica, egoistica, individualistica dell’agire politico: in questo modo si fa il paio con la proposta di regolamentazione dell’articolo 49 della Costituzione avanzata qualche giorno fa e mirante, semplicemente, alla conservazione del potere da parte di chi (al governo o all’opposizione) già lo detiene in una concezione, aberrante, della logica del “partito di cartello”.

Alla faccia delle conclamate proclamazioni riguardanti la partecipazione popolare alle scelte, la logica dell’alternanza, lo sviluppo della democrazia.




1 commento:

Unknown ha detto...

Democrazia eLegalità www.democrazialegalita.it ha costituito un Comitato per la proposizione di leggi di iniziativa popolare www.nomos.name una delle proposte riguarda la riforma dei partiti politici e al riguardo proponiamo di limitare i rimborsi elettorali alle spese effettivamente sostenute per l’esercizio della partecipazione alla vita democratica e alle spese elettorali. Abbiamo depositato la legge in Cassazione. Perché la sinistra italiana non sostiene la proposta? Dateci una mano a raccogliere le firme. Facciamoci sentire. Democrazia e Legalità mette a disposizione di tutti lo spazio Nomos.
Luigi Villani

Posta un commento

La redazione del blog ha scelto di moderare i commenti dei lettori. I commenti inerenti gli articoli saranno pubblicati Grazie