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| La relazione di Cremaschi a Bologna |
Allo scopo di avviare un percorso (che ci permettiamo di
definire come “costituente”) l’Assemblea di Bologna ha indicato la strada
dell’organizzazione di assemblee territoriali (regionali e, dove possibile,
provinciali) allo scopo di sviluppare una prima fase di “riconoscibilità sul
territorio” per poi tornare a Settembre, a una nuova assemblea nazionale, nel
corso della quale definire una più stabile strutturazione organizzativa.
Alla criminale gestione della crisi portata avanti dai
potentati finanziari e alla vera e propria “emergenza democratica”
rappresentata dall’ipotesi presidenzialista, va contrapposta non semplicemente
un’idea di difesa della condizione materiale dei ceti più deboli ma
l’elaborazione di una risposta adeguata a rilanciare l’alternativa del
socialismo, a livello europeo (aggiungiamo noi: con le elezioni europee del
2014 da affrontare in una dimensione di soggettività politica sovranazionale) :
questa l’essenza dell’assemblea di Bologna dell’11 Maggio, al termine della
quale è stata varata “Ross@” come movimento politico anticapitalista e
libertario, la cui collocazione all’interno del sistema politico italiano
appare chiara: fuori dal centrosinistra con l’intento di costruire un polo
alternativo.
L’adesione a questo nuovo soggetto è prevista a titolo
individuale (a “responsabilità personale” è stato detto nel corso del convegno)
al di fuori da qualsiasi “spirito scissionistico” per un’aggregazione che deve
intendersi come l’espressione di una potenziale egemonia a sinistra al riguardo
di soggettività fragili, presenti ma ormai residuali in questo disgregato e
inutile arcipelago della cosiddetta “sinistra radicale”.
Allo scopo di avviare un percorso (che ci permettiamo di
definire come “costituente”) l’Assemblea di Bologna ha indicato la strada
dell’organizzazione di assemblee territoriali (regionali e, dove possibile,
provinciali) allo scopo di sviluppare una prima fase di “riconoscibilità sul
territorio” per poi tornare a Settembre, a una nuova assemblea nazionale, nel
corso della quale definire una più stabile strutturazione organizzativa.
Giudicando questo passaggio sul territorio il punto nodale
di possibile sviluppo di “Ross@” e considerando come, in questa fase, la forma
della rappresentazione del dibattito risulti del tutto decisiva rispetto alla
possibilità di esprimere i contenuti di un’effettiva alternativa di sistema,
ipotizziamo alcune modalità di svolgimento delle assemblee territoriali.
Per muoverci nella direzione di un reale insediamento di
“Ross@” all’interno del complesso quadro di relazioni tra la società e la
politica in Italia, va adottato un metodo democratico che assicuri il massimo
dell’apertura.
E’ necessario, a nostro giudizio, evitare il rischio della
cooptazione.
Le assemblee territoriali, intese quale luogo di analisi
politica, condivisione delle lotte, riconoscimento per ciascuno delle proprie
difficoltà soggettive all’interno di un quadro di riferimento collettivo di
carattere generale, dovrebbero riunirsi seguendo modalità di tipo consiliare.,
pur scontando le inevitabili differenze di presenza tra territorio e territorio
(naturali in un soggetto che deve essere considerato ancora “in gestazione”).
Tutti gli aderenti, a livello individuale, eleggano, senza
indicazioni di qualsivoglia appartenenza, un certo numero di delegati
all’Assemblea Nazionale di Settembre :il comitato promotore nazionale, svolto
un lavoro di contatto e ricognizione potrebbe farsi carico di un’indicazione di
massima, in questo senso, a seconda dei livelli di partecipazione.
L’obiettivo dovrebbe essere quello di far sì che l’Assemblea
Nazionale risulti pienamente rappresentativa delle realtà di base che si
saranno espresse sull’insieme delle questioni programmatiche, di scelta
politica e organizzativa, magari, e preferibilmente, attraverso l’elaborazione
di appositi documenti.
Un’Assemblea formata da delegati (e non certo da una già
consolidata “élite” di dirigenti predestinati) con il gruppo promotore che,
ancora per l’occasione, avrà il compito di “dirigere il traffico” fino
all’elezione di un comitato nazionale di coordinamento che avrà poi il compito
di accollarsi i necessari livelli di facilitazione politica e organizzativa
verso i passaggi successivi che saranno decisi – appunto – nella sede
dell’assemblea.
Deve essere anche elaborata un’ipotesi di nuovo rapporto tra
centro e periferia, progettando un’organizzazione intelligentemente
“orizzontale” in modo da contrastare rischi derivanti dall’emergere di fenomeni
negativi quali la personalizzazione leaderistica o il rifugio in istanze di
puro movimentismo, che possono sempre degenerare in fenomeni di sostanziale
corporativismo, quando non inseriti in un quadro di riferimento complessivo.
Abbiamo pensato alla reviviscenza della tematica consiliare
che risulta essenziale per risolvere i problemi teorici e strategici che, in
questa fase, si presentano davanti alla possibilità di costruire un soggetto
nuovo della sinistra d’alternativa rompendo con quei fenomeni che, proprio sul
piano della strutturazione politica, hanno rappresentato i fattori determinanti
di quegli esiti negativi, verso i quali, con l’ottimismo della nostra volontà e
il pessimismo della nostra intelligenza, intendiamo muoverci per innestare un
reale processo di ripresa e di pieno recupero nelle capacità di rappresentanza
e di agibilità politica della sinistra d’alternativa.

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