lunedì 13 maggio 2013

ROSS@: LE ASSEMBLEE TERRITORIALI VERO BANCO DI PROVA PER IL "MOVIMENTO POLITICO ANTICAPITALISTICO E LIBERTARIO di Patrizia Turchi e Franco Astengo

La relazione di Cremaschi a Bologna


Allo scopo di avviare un percorso (che ci permettiamo di definire come “costituente”) l’Assemblea di Bologna ha indicato la strada dell’organizzazione di assemblee territoriali (regionali e, dove possibile, provinciali) allo scopo di sviluppare una prima fase di “riconoscibilità sul territorio” per poi tornare a Settembre, a una nuova assemblea nazionale, nel corso della quale definire una più stabile strutturazione organizzativa.
Alla criminale gestione della crisi portata avanti dai potentati finanziari e alla vera e propria “emergenza democratica” rappresentata dall’ipotesi presidenzialista, va contrapposta non semplicemente un’idea di difesa della condizione materiale dei ceti più deboli ma l’elaborazione di una risposta adeguata a rilanciare l’alternativa del socialismo, a livello europeo (aggiungiamo noi: con le elezioni europee del 2014 da affrontare in una dimensione di soggettività politica sovranazionale) : questa l’essenza dell’assemblea di Bologna dell’11 Maggio, al termine della quale è stata varata “Ross@” come movimento politico anticapitalista e libertario, la cui collocazione all’interno del sistema politico italiano appare chiara: fuori dal centrosinistra con l’intento di costruire un polo alternativo.

L’adesione a questo nuovo soggetto è prevista a titolo individuale (a “responsabilità personale” è stato detto nel corso del convegno) al di fuori da qualsiasi “spirito scissionistico” per un’aggregazione che deve intendersi come l’espressione di una potenziale egemonia a sinistra al riguardo di soggettività fragili, presenti ma ormai residuali in questo disgregato e inutile arcipelago della cosiddetta “sinistra radicale”.

Allo scopo di avviare un percorso (che ci permettiamo di definire come “costituente”) l’Assemblea di Bologna ha indicato la strada dell’organizzazione di assemblee territoriali (regionali e, dove possibile, provinciali) allo scopo di sviluppare una prima fase di “riconoscibilità sul territorio” per poi tornare a Settembre, a una nuova assemblea nazionale, nel corso della quale definire una più stabile strutturazione organizzativa.

Giudicando questo passaggio sul territorio il punto nodale di possibile sviluppo di “Ross@” e considerando come, in questa fase, la forma della rappresentazione del dibattito risulti del tutto decisiva rispetto alla possibilità di esprimere i contenuti di un’effettiva alternativa di sistema, ipotizziamo alcune modalità di svolgimento delle assemblee territoriali.

Per muoverci nella direzione di un reale insediamento di “Ross@” all’interno del complesso quadro di relazioni tra la società e la politica in Italia, va adottato un metodo democratico che assicuri il massimo dell’apertura.

E’ necessario, a nostro giudizio, evitare il rischio della cooptazione.

Le assemblee territoriali, intese quale luogo di analisi politica, condivisione delle lotte, riconoscimento per ciascuno delle proprie difficoltà soggettive all’interno di un quadro di riferimento collettivo di carattere generale, dovrebbero riunirsi seguendo modalità di tipo consiliare., pur scontando le inevitabili differenze di presenza tra territorio e territorio (naturali in un soggetto che deve essere considerato ancora “in gestazione”).

Tutti gli aderenti, a livello individuale, eleggano, senza indicazioni di qualsivoglia appartenenza, un certo numero di delegati all’Assemblea Nazionale di Settembre :il comitato promotore nazionale, svolto un lavoro di contatto e ricognizione potrebbe farsi carico di un’indicazione di massima, in questo senso, a seconda dei livelli di partecipazione.

L’obiettivo dovrebbe essere quello di far sì che l’Assemblea Nazionale risulti pienamente rappresentativa delle realtà di base che si saranno espresse sull’insieme delle questioni programmatiche, di scelta politica e organizzativa, magari, e preferibilmente, attraverso l’elaborazione di appositi documenti.

Un’Assemblea formata da delegati (e non certo da una già consolidata “élite” di dirigenti predestinati) con il gruppo promotore che, ancora per l’occasione, avrà il compito di “dirigere il traffico” fino all’elezione di un comitato nazionale di coordinamento che avrà poi il compito di accollarsi i necessari livelli di facilitazione politica e organizzativa verso i passaggi successivi che saranno decisi – appunto – nella sede dell’assemblea.

Deve essere anche elaborata un’ipotesi di nuovo rapporto tra centro e periferia, progettando un’organizzazione intelligentemente “orizzontale” in modo da contrastare rischi derivanti dall’emergere di fenomeni negativi quali la personalizzazione leaderistica o il rifugio in istanze di puro movimentismo, che possono sempre degenerare in fenomeni di sostanziale corporativismo, quando non inseriti in un quadro di riferimento complessivo.

Abbiamo pensato alla reviviscenza della tematica consiliare che risulta essenziale per risolvere i problemi teorici e strategici che, in questa fase, si presentano davanti alla possibilità di costruire un soggetto nuovo della sinistra d’alternativa rompendo con quei fenomeni che, proprio sul piano della strutturazione politica, hanno rappresentato i fattori determinanti di quegli esiti negativi, verso i quali, con l’ottimismo della nostra volontà e il pessimismo della nostra intelligenza, intendiamo muoverci per innestare un reale processo di ripresa e di pieno recupero nelle capacità di rappresentanza e di agibilità politica della sinistra d’alternativa.

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