Nella
partecipata assemblea convocata dal Laboratorio politico per la
sinistra d'alternativa e dal blog Perchè la sinistra, il
20 maggio a Savona, sulle ragioni politiche che hanno portato alla
ideazione di un progetto nazionale, denominato ROSS@, lanciato a
Bologna l'11 maggio scorso, si sono raccolte adesioni importanti. La
discussione è stata aperta e molto franca, sono state espresse
valutazioni di merito, anche critiche, sulla opportunità e necessità
di avviare un percorso di aggregazione nell'asfittico panorama
politico italiano.
La
conclusione è stata di procedere alla assemblea territoriale savonese prevista per il 20 giugno 2013, alla presenza di Giorgio
Cremaschi.
Nel frattempo saranno attivati reti e contatti diffusi
nella provincia.
Questa
la relazione introduttiva dalla quale è partita la
discussione tra i presenti.
Le
ragioni della formazione del Laboratorio a Savona con un gruppo di compagni di trovare
e stabilire un luogo di analisi, elaborazione e proposta politica
risiedono nella percezione di una assoluta necessità di dare spazio
e voce ad un processo di partecipazione politica di sinistra
d'alternativa e comunista.
Uno
spazio disoccupato sul piano della proposta efficace, dell'identità
e della capacità di convogliare la rivendicazione del conflitto nel
solco di un progetto complessivo.
Le
ultime elezioni politiche ci hanno consegnato un quadro desolante,
sia sul piano del consolidamento di un blocco reazionario e
sostanzialmente anti democratico, osservante delle scelte europee e
delle imposizioni della troika, imposizioni che stanno mettendo in
ginocchio intere popolazioni: Spagna, Portogallo, Grecia e ora anche
Italia, domani la Francia (il socialista Hollande deve fare i conti
con la sinistra in piazza e con gli effetti della cosiddetta
austerità), ma anche restringendo il campo dei diritti anche in quei
paesi che – sul piano capitalistico- potremmo definire alla testa
della repressione sociale ed economica.
Ma
anche un quadro desolante per quanto riguarda la proposta politica
che è stata offerta a sinistra: una vera e propria debacle, che qui
per ragioni di economia del discorso riassumiamo con una semplice
analisi: non vi è stato un riconoscimento popolare per nessuna delle
forze in campo, sia che si proclamassero civilmente rivoluzionarie,
sia rivoluzionarie in senso lato, o addirittura moderatamente di
sinistra anche se nel terreno e nel perimetro del centro-sinistra.
Da
mesi il Laboratorio si è attivato per rimettere al centro
dell'attenzione la decodifica dei processi politici e sociali
avvenuti, cercando nel tempo di ri-costruire una sensibilità per la
costruzione di una soggettività che avesse come assi portanti tre
paradigmi fondamentali che riteniamo fondativi: autonomia teorica e
d'iniziativa, alternativa di società in termini anti-capitalistici e
opposizione allo stato di cose presenti.
Attraverso
il blog, con gli strumenti culturali in nostro possesso, siamo stati
presenti e analitici, e abbiamo scandagliato in questi mesi la realtà
delle proposte in campo.
Con
questo spirito siamo andati a Bologna, per una iniziativa promossa da
militanti (ma anche di dirigenti) provenienti principalmente dal
mondo dei movimenti, politico ma soprattutto sindacale: confederale e
di base, nella sostanza una buona parte di quanti hanno sostenuto non
solo il NO Monti Day ma anche la manifestazione europea del 14
novembre.
Molti
degli aderenti e promotori sono compagne e compagni con una storia
politica alle spalle, che non rinunciando alle rispettive
provenienze, hanno deciso che fosse opportuno coagulare le forze per
una proposta politica identitaria, egemone, alternativa.
L'obiettivo
dei compagni che hanno promosso l'assemblea bolognese è tanto
semplice quanto complesso nella sua realizzazione. Arrivare
all'autunno con una piattaforma complessiva di proposte che sono
partite dalla volontà di rompere lo schema della proposta politica
oggi imperante in Italia, per un movimento anticapitalistico e
libertario,
L'idea
di fondo è di tipo complessivo, non tatticista né politicista,
basata sulla attualità dell'idea socialista e internazionalista.
A
partire da pochissimi punti, ma crediamo sufficientemente centrali e
utili al dibattito che si andrà a sviluppare sul territorio.
- Rompere con l’Unione europea. Democrazia vera, diritti del lavoro (a proposito dei quali è fondamentale la riconquiste dell’art. 18), stato sociale, eguaglianza, libertà sono incompatibili con l’Europa del rigore, del fiscal compact, di Maastricht e della Troika. Non c’è nulla da rinegoziare, i trattati vanno cancellati. L’euro e il debito non ci debbono più ricattare, bisogna che i popoli conquistino la sovranità sulla moneta e sulla spesa pubblica.
- Ridurre l’orario di lavoro e il tempo di lavoro a parità di salario, mentre il reddito deve essere garantito a chi non ha un lavoro sicuro e dignitoso. La salute e la sicurezza sul lavoro vengono prima di tutto. L’educazione e la formazione pubbliche, l’abitare, la sanità pubblica vanno garantite e tutta la società va ricostruita su nuove basi. La sola compatibilità è l’eguaglianza sociale
- I beni comuni in mano pubblica, così come le banche e le attività strategiche. Il lavoro deve controllare la produzione e il potere pubblico deve impedire la chiusura delle aziende, le delocalizzazioni, i licenziamenti. La democrazia deve entrare in ogni luogo di lavoro. Riconversione industriale e produttiva, salvaguardia dell’ambiente e del patrimonio culturale, intervento pubblico generalizzato nella economia. No al TAV e alle grandi opere. No alla militarizzazione dei territori per favorire la devastazione ambientale:
- Libertà delle donne contro l’oppressione patriarcale, libertà e cittadinanza dei migranti contro le leggi schiaviste, libertà e diritti delle persone contro i poteri del mercato e delle burocrazie autoritarie.
- Una politica fiscale immediatamente e fortemente redistributiva verso i redditi fissi, da lavoro e pensione, a danno della grande rendita, del grande capitale, delle ricchezze private e dell’evasione.
- Pace e disarmo, con la fine immediata di tutte le missioni militari all’estero e di tutte le spese di guerra. Liberazione dalle servitù militari e dall’occupazione imperialista dei nostri territori.
- Una vera democrazia fondata su una legge elettorale proporzionale pura, sulla distruzione dei privilegi delle caste, sul diritto dei lavoratori a decidere liberamente su chi li rappresenta e sugli accordi, sulla partecipazione, sui referendum, sul diritto a decidere delle popolazioni nel territorio. Diciamo no al presidenzialismo e all’autoritarismo plebiscitario che mirano a distruggere la Costituzione Repubblicana. No alla repressione dei movimenti e dei conflitti. Libertà per le/i compagne/i arrestate/i.
La
forma di questo soggetto non può essere distinta dal progetto
complessivo. Se infatti la crisi dei partiti, in Italia e non solo,
ha reso scettica la maggior parte della popolazione circa la
credibilità e l'efficacia di un soggetto partitico, crediamo che non
si debba restare nel solco del movimentismo, che può rappresentare
un momento vivo e partecipato di aggregazione, di condivisione, di
conoscenza delle realtà volutamente rese frantumate dal modello
sociale imposto. Detta fuori dagli schemi l'obiettivo – a parer
nostro- deve essere quello di una costruzione di un soggetto politico
strutturato. Questo anche per rispondere alle perplessità che spesso
vengono espresse a riguardo di precedenti esperienze movimentiste
come il Comitato NO Debito, che pure tanto ha saputo dare.
Per
queste ragioni abbiamo ritenuto di avanzare a Savona la proposta di
seguire e attivare il processo di formazione di questo soggetto,
consapevoli delle difficoltà che incontreremo, delle diverse
impostazioni che costruiscono il nostro essere soggetti politici,
indicendo per il 20 giugno, cioè tra un mese esatto, l'assemblea
territoriale di Savona, alla presenza di uno dei proponenti
dell'assemblea di Bologna: Giorgio Cremaschi.
Costruiamo
stasera, qui, il nucleo sostenitore con quei compagni e quelle
compagne che condividono con noi la necessità e l'opportunità di
questa ipotesi politica, come Laboratorio e come blog mettiamo a
disposizione la prima base organizzativa, e indichiamo accanto a
Furio Mocco, Angelo Billia e Michele Brosio.
Sappiamo
esserci, in varie parti d'Italia, l'adesione di molti compagni
appartenenti a sigle diverse, pensiamo a parte del PRC, Rete 28
Aprile (gran parte), USB, Sinistra Critica (parte) inoltre
disponibilità territoriali da parte dei COBAS (ad esempio Toscana),
quindi una buona ampiezza sul piano nazionale che affonda le radici
nel mondo del lavoro.
Dobbiamo
costruire contatti, coinvolgere quanti riteniamo coinvolgibili, per
arrivare al cuore della proposta politica, qui appena accennata,
anche attraverso assemblee in varie città della provincia savonese,
laddove sappiamo esservi la possibilità di creare interesse e partecipazione attiva, per
arrivare a quella territoriale del 20 giugno e alla fine dell'estate
con una proposta complessiva nazionale adottando il sistema della
democrazia consiliare.
Un
ultimo passaggio: è una fase prodromica, certamente con alcuni
aspetti critici, noi stessi -andando a Bologna- abbiamo lanciato
osservazioni e proposte, ma è prevalso lo spirito costruttivo.
Qui
stasera vogliamo lanciare l'idea avviare un percorso lanciando
appunto l''assemblea del 20 giugno come momento reale, diffuso e
profondo di discussione politica poiché riteniamo che sia
“necessaria una sinistra d’alternativa che intenda misurarsi
sul terreno della soggettività, assumendola in pieno, senza alcuna
sindrome da “minoritarismo”, ma con l’idea ferma e forte che,
partendo da un’opposizione “di sistema”, capace di prefigurare
un’alternativa di profonda trasformazione (il rilancio dell’idea
del socialismo) punta a riaggregare attorno a questa chiara, precisa,
opzione, pezzi fondamentali della società, a partire dal mondo del
lavoro, rendendoli consapevoli nella loro coscienza di classe di
stare combattendo – appunto – una “guerra di posizione”.”

4 commenti:
Il programma è ottimo, ma non vedo dove siano i princìpi socialisti : che ne è dell'appropriazione dei mezzi di produzione da parte delle masse popolari ?
Perché chiamare anticapitalista e socialista quello che mi sembra una classica, ancorché auspicabilissima, piattaforma socialdemocratica ?
Sono contrario all'uso improprio delle parole, non fanno che creare fraintendimenti futuri, in questo desolante scenario un vero partito socialdemocratico sarebbe già una bella cosa...
Ma perché non essere folli ?
Perché non dire che riteniamo il popolo maturo per la gestione diretta dell'economia ?
Il tema impostato da Ottaviani è stato proprio uno di quelli affrontati dal dibattito, proprio nel senso da lui indicato: sarebbe già bello avere un partito socialdemocratico ( in particolare attorno al nodo dell'intervento pubblico in economia). Premesso che, dal mio personalissimo punto di vista se il lutto si addice ad Elettra la follia non si addice alla politica ( diverso è il tema della "visionarietà" in politica) il dibattito è aperto e tutto da affrontare. Cerchiamo tutti assieme di portarlo avanti nel massimo della capacità di confronto, ma anche nel massimo del rigore analitico. Franco Astengo
Forse quello di cui c'è bisogno è una forza politica che sia capace di agire subito nel presente mentre guarda ad un futuro possibile, un partito da subito radicalmente socialdemocratico con una netta componente di redistribuzione del reddito e di restringimento forte dei margini di manovra della finanza e allo stesso tempo un partito che abbia ben presente che il problema di fondo rimane il controllo dei mezzi di produzione e la fine del dominio dell’uomo sull’uomo.
Un partito però senza cesure tra strategia e tattica in cui l’agire presente non sia sempre visto come un pragmatico adattarsi all’esistente, come una rinuncia ad un ideale impossibile, come un opportunismo,ma come un tassello necessario per avvicinarsi al più presto ad una società senza classi, in cui i destini delle persone non siano predeterminati dalle famiglie di provenienza ma solo dalle loro attitudini e dalle loro ambizioni, una società conviviale in cui sia divertente faticare per sé stessi e per gli altri.
Parlando in termini ideologici : non dobbiamo essere socialdemocratici perché oggi il comunismo è impossibile ma socialdemocratici oggi affinché il comunismo sia possibile domani.
E allora ci vuole un partito dei lavoratori , non del lavoro, e un partito che sia insieme partito e sindacato, per superare la obsoleta divisione che fa comodo solo al capitale, per superare , per esempio , la ridicola impotenza di una FIOM che volontariamente agisce come quelli che cercano di addentare con i denti una mela tenendosi le mani legate dietro la schiena.
Facciamolo questo partito , un partito che al parlamento riversi subito sul piano politico le istanze dei lavoratori e che nei luoghi di lavoro oltre che di salario parli anche di società, di una società a misura delle persone.
Capisco lo spirito di questo intervento, che mi trova particolarmente d'accordo laddove rileva l'obsolescenza della divisione di ruolo tra partito e sindacato: credo che di questo tema dovremo fare oggetto di dibattito dentro ROSS@ per evitare alla nuova organizzazione le secche del pansindacalismo, da una parte, e, dall'altra, la rivendicazione, tipica dei gruppi minoritari, di un "sindacalismo di classe"; collaterale in questo caso al nostro movimento politico. Dissento invece sulla caratterizzazione e contrapposizione astorica delle categorie di "comunismo" e di "socialdemocrazia", tipica di una tradizione (e di una teoria) che assumeva come (unico) centro propulsore del processo di trasformazione sociale e della transizione (cioè del comunismo) la conquista del potere. Quanto alle finalità socialiste, più che predicarle in premessa, esse dovrebbero uscire prefigurate dalla qualità degli obiettivi che si praticano, cioè dalla rotta che da quegli obiettivi risulta tracciata. A me pare evidente che è anticapitalistico oggi ogni azione utile a "gettare sabbia" negli ingranaggi dell'accumulazione capitalistica, a metterla in crisi. Se in epoca fordista, ciò significava combattere la divisione sociale del lavoro e contrastare l'assoluto comando padronale in fabbrica, oggi, in epoca di capitalismo cognitivo fondato sulla precarietà del lavoro, occorre, attraverso una nuova forma di welfare, cioè il reddito di base incondizionato, ridurre, intaccare il potere di ricatto (il ricatto del bisogno) attraverso il quale il capitale realizza la piena disponibilità della forza-lavoro, precludendo al lavoratore di volta in volta la possibilità di scelte alternative e, dunque, processi di liberazione del lavoro. A prima vista può sembrare, questo prospettato, un approccio riformistico: in realtà può risultare dirompente. E, comunque, nelle condizioni attuali, non si vedono all'orizzonte altre modalità agibili al fine di incidere concretamente sui processi di accumulazione capitalistica.
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