mercoledì 29 maggio 2013

QUALCHE RIFLESSIONE SUI NOSTRI LINGUAGGI di Giovanni Lamagna

Il Manifesto, immagine della testata
da web
Credo che noi dobbiamo entrare nell’ordine di idee che le nostre categorie mentali (cioè di analisi e lettura della realtà e per conseguenza di azione), le nostre nel senso di persone che da anni sono impegnate in politica (o nel sociale) e a livelli molto attivi, non sono le stesse del 90% delle persone “normali”, comuni, cioè delle persone che non leggono o leggono poco i giornali (meno che mai “il Manifesto”), guardano molto la televisione, ma quasi mai le trasmissioni di informazione e di discussione politica, non frequentano mai (o solo casualmente) i luoghi della politica (partiti, gruppi, comitati, associazioni, centri sociali, movimenti…).


Sono persone, quindi, antropologicamente “altre” rispetto a noi, con un linguaggio e un sentire completamente diversi dal nostro.

Per cui, secondo me, il problema non è neanche dell’uso degli strumenti: meglio facebook, che un giornale come “il Manifesto”.

Io credo, infatti, che noi potremmo anche ricorrere di più a facebook, ma, se lo faremo con un linguaggio e un sentire che sono lontani anni luce da quelli delle persone “normali” non saremo mai capaci di entrare in contatto e di comunicare con le persone “normali”, comuni.

I grillini riescono a farlo (perlomeno sono riusciti a farlo negli scorsi mesi: adesso, in queste elezioni, già si è avvertito qualche loro difficoltà) perché usano un linguaggio che parla molto alla pancia. E il 90% delle persone è molto sensibile a questo linguaggio.

E qui io intravedo per noi un problema molto serio e non facile da risolvere: noi potremo fare mai ricorso a un linguaggio e a un modo di comunicare che parla prevalentemente alla pancia? Secondo me, no.

Per cui rispetto ai grillini, almeno in questa fase storica, noi partiamo oggettivamente svantaggiati.

Qualcosa però si può provare a fare. E dobbiamo tentarla.

Noi dobbiamo provare a tradurre la complessità (a cui non possiamo, al contrario dei grillini, rinunciare, pena un nostro snaturamento) in un linguaggio semplice, che riesca a parlare, a dire qualcosa alle persone “normali”, comuni, e non solo alla loro pancia, ma anche alla loro testa.

Questa è l’operazione che possiamo, dobbiamo provare a fare.

La cosa non è facile. Anzi è maledettamente difficile, ai limiti dell’impossibile. Perché implica una trasformazione profonda, direi radicale, di ognuno di noi, una specie di “conversione ecologica”(per usare un’espressione cara a Guido Viale) dei nostri linguaggi e, prima ancora, del nostro sentire profondo e dei nostri comportamenti.

Ma o siamo capaci di fare questo o (e, assieme a noi, tutti quelli impegnati nella nostra stessa impresa) siamo condannati all’afasia e, nella migliore delle ipotesi, a restare “vox clamantis in diserto”, presuntuosi ma inascoltati.




1 commento:

Anonimo ha detto...

Però mi preoccupa che Lamagna trovi così difficile da parte nostra parlare alla'pancia' dei nostri concittadini : non sarà che anche noi si sia stati contagiati più di quanto ci faccia piacere ammettere dal comune sentire ?
L'andamento delle cose grida vendetta, il mondo ci si mostra continuamente e senza veli in una disposizione di estrema ingiustizia dove la prevaricazione dell'uomo sull'uomo è la regola e l'uguaglianza è un bene dimenticato, ma noi come ci poniamo di fronte a queste manifestazioni ?
E' qui il nodo, è questo il segreto dimenticato, è qui che noi ci perdiamo, proprio perché forse abbiamo noi per primi interiorizzato il fatto che la diseguaglianza faccia parte delle cose , e forse ormai ci sembra ineluttabile che i nostri figli siano in partenza destinati ad occupare i livelli più bassi della scala sociale o che una persona nata in italia sia un 'cittadino' e un'altra sia una specie di apolide, o che alcuni siano esentati dalla fatica e altri siano condannati ad autodistruggersi con lavori bestiali, etc.etc....gli esempi di ingiustizia 'cosmica' sono infiniti e gridano vendetta ma per raggiungere il cielo hanno bisogno della nostra voce, siamo noi che dobbiamo lanciare l'accusa. Quindi la prima opera dev'essere verso di noi, di bonifica dei nostri cervelli inquinati, siamo noi che dobbiamo scrollarci le ragnatele del liberismo dalla testa e vietarci un pensiero e un agire politico che non sia contestualmente etico.
L'etica dell'uguaglianza , è da qui che dobbiamo ripartire e se non siamo i primi a provare schifo e orrore per quello che vediamo sarà inutile creare l'ennesimo soggetto politico.

E scusate il tono di pancia...

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