|
|
35 anni fa arrivava a compimento -con la sconfitta dei due referedum, uno
abrogativo, uno estensivo- l'iter della legge 194 "per la tutela della maternità
e sull'interruzione volontaria della gravidanza".
Fin dal titolo la legge
introduce una differenza tra la maternità, che è un diritto da tutelare (anche
se resta di fatto pochissimo tutelata, ad esempio per le donne lesbiche o per
quella assistita con inseminazione) e l'aborto una facoltà riconosciuta alle
donne a certe condizioni e con certe procedure. Le condizioni sono di tempo e
motivazione, le procedure complicate e pesanti, soprattutto per il diritto per
i medici di fare obiezione detta di coscienza ad eseguire
l'intervento. L'obiezione che poi è stata indebitamente estesa a tutto il
personale anche infermieristico e agli anestesisti è oggi il principale ostacolo
e di fatto lo strumento che la pressione soprattutto della Chiesa pone al
mantenimento ed efficacia di questa legge.
Ciascuna di quelle che hanno tanto lottato
perchè ci fosse, hanno sempre favorito la massima pubblicità dei suoi effetti,
e hanno potuto dimostrare che la 194 è riuscita a diminuire fortemente il numero
delle morti che era dovuto ad aborti clandestini e degli aborti in genere. Ma
perchè sia possibile rendere ancora più efficace la sua applicazione e
sconfiggere l'aborto- come chiunque vorrebbe- occorre un atteggiamento di
fiducia e non di sospetto, di favore e non di condanna verso chi vi fa ricorso,
una buona informazione sessuale nelle scuole, una diffusa rete di consultori,
accesso ai metodi e ai rimedi contraccettivi, tutte cose che non ci sono. In
più nuovi problemi sono posti dall'immigrazione e dal rifiuto di sommnistrazione
della pillola del giorno dopo. Tutte circostanze che favoriscono di nuovo il
ricorso all'aborto clandestino.
La soluzione proposta dalla 194 fu una
mediazione alta e i risulati raggiunti lo dimostrano. Ma l'opinione di chi
allora accettò tale mediazione (ad esempio io) era che l'obiezione dovesse
essere riconosciuta ai medici che erano già in servizio al momento in cui la
legge veniva approvata; ma i medici che si presentassero ai concorsi negli
ospedali pubblici successivamente sapendo già che la legge c'era, dovessero
accettarla ed eseguirla. Bisognerebbe introdurre nell'ordinamento questa
clausola, anche per impedire che i medici non obiettori debbano fare solo
aborti e finiscano per essere messi in una specie di ghetto dequalificato.
Propongo di raccogliere firme per una proposta di legge di iniziativa popolare
con questa modifica. . Lasciare che nessuno dica nulla e si lasci andare la
legge a diventare inapplicabile perchè non c'è più nessuno che sa fare aborti è
una indecente forma di femminicidio simbolico: infatti ci sarebbe chi si
sostituisce alla volontà della donna come se fosse proprietario del suo corpo e
decidesse al posto suo.
Continuo a pensare che questa posizione sia
ragionevole ed equilibrata e che vada detta: già abbiamo sperimentato che
discutere la questione col massimo di chiarezza pubblicità riflessione comune,
aiuta a superare gli ostacoli più insidiosi (tutti quelli che furono messi sul
cammmino della legge quando fu avviata) mentre nell'oscurità delle reticenze e
doppiezze passa una crudele regressione.

Nessun commento:
Posta un commento
La redazione del blog ha scelto di moderare i commenti dei lettori. I commenti inerenti gli articoli saranno pubblicati Grazie