E’ appena uscito da Longanesi il nuovo saggio di Sergio
Romano “Il declino dell’impero americano” che contiene un’analisi approfondita
sulla situazione geo – politica a livello planetario.
Si può provare a riassumerne il testo, al di là delle
necessarie articolazioni di contenuto, riassumendo per punti le tesi principali
che Romano sostiene nel suo lavoro:
1) Ci
troviamo – appunto – in una fase di declino dell’impero americano e gli USA non
rivestono più il ruolo di “gendarme del mondo” e di esportatori di democrazia.
Non c’è nessuna “guerra di civiltà” come sostenevano i teorici durante la
presidenza Bush e i teo-cons subito dopo l’11 Settembre. SI deve tener conto,
adesso, di equilibri geo-politici molto diversi;
2) Lo
spostamento principale, da questo punto di vista, riguarda il ritorno della
Russia a coltivare ambizioni imperiali, che passano prima di tutto attraverso
un tentativo di ricostituzione territoriale. E’ evidente che questo tipo di
prospettiva porta a un ritorno del bipolarismo, essendo la Russia l’unica vera
potenza al momento di carattere intercontinentale;
3) Si
sta sfrangiando la cortina di alleanze, in particolare nel Medio Oriente, che
gli USA avevano realizzato proprio nel periodo immediatamente seguente l’attentato
alle Torri Gemelle: in particolare si stanno defilando da questo tipo di
sistema la Turchia e l’Arabia Saudita;
4) Cina
e Brasile assumono sempre di più la veste di potenze periferiche, ciascheduna
puntando al dominio nella loro rispettiva area geografica. La Cina al punto da
portare il Giappone a un riavvicinamento con la Russia in chiave difensiva;
mentre il Brasile sta assumendo una funzione del tutto egemonica rispetto all’intera
America Latina. Questo fatto rappresenta il segnale più importante del declino
USA perché assume davvero il significato di una messa in soffitta della “Dottrina
Monroe” e quindi della possibilità per gli USA di considerare il Sud America il
proprio “cortile di casa”;
5) Il
soggetto più debole, all’interno di questo quadro di rinnovata contesa
bipolare, appare essere sicuramente l’Europa che non possiede una propria linea
di politica estera autonoma e risulterà fortemente pressata dalla Russia nell’avanzarsi
de suo disegno imperiale. L’Unione Europea, fortemente indebolita da un
allargamento indiscriminato a Est, potrebbe risultare alla fine costretta a
cedere la propria autonomia rientrando compiutamente nei ranghi dell’antica
Alleanza Atlantica, come del resto ha richiesto Obama nel corso della sua
ultima visita nel Vecchio Continente. Questo fatto farebbe assumere davvero,
come conseguenza naturale, al confronto USA – Russia una caratteristica
bipolare, pur con differenze molto importante rispetto allo schema degli anni’50
del XX secolo, soprattutto a causa dei livelli di reciproca interdipendenza dal
punto di vista economico.
Un analista conservatore come Sergio Romano (che non esamina
però il ritorno del neo-colonialismo in Africa, in particolare da parte di una
potenza “europea” come la Francia) fa dunque giustizia di tensioni globaliste
che, in questa fase appaiono davvero ormai sorpassate e di visioni di
multipolarità che non si sono realizzate, o almeno che in questa fase appaiono
lontane all’orizzonte.
La geo-politica ha preso così una sua rivincita: cresceranno
i pericoli di guerra? Si dovrà ritornare all’equilibrio del terrore oppure
basteranno i reciproci ricatti economici? Le risposte sono davvero difficili da
formulare, certo che per la sinistra europea si pongono di nuovo questioni che
parevano superate: quella della pace, quella del neutralismo e dell’internazionalizzazione
della rappresentanza politica, tenuto conto infine dello svilupparsi complessivo
di una “forte” gestione capitalistica del ciclo, in chiusura della fase
apertasi con la crisi dei “subprime” e della crescita generalizzata ed
esponenziale del debito, non soltanto – è bene ricordarlo – di quello statale
degli USA.
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