Mai come in questo momento, nel corso degli ultimi anni,
sentiamo l’assenza dell’azione di opposizione e di vero e proprio contrasto
politico che avrebbe potuto portare avanti un soggetto seriamente anticapitalista
nel nostro Paese.
Il varo del DEF da parte del governo Renzi contiene
sicuramente l’insidia maggiore che la destra populista nelle vesti del
pifferaio di Hamelin ha portato, ben oltre a quanto già fatto dai governi
Berlusconi, Monti, Letta, alle condizioni materiali di vita dei lavoratori, dei
disoccupati, dei ceti più esposti alle logiche del dominio capitalistico insito
nei meccanismi della gestione di questo ciclo.
Serve, però, non soltanto esprimere l’immediatezza
dell’opposizione sociale ma anche un’opera di acuta demistificazione e
controinformazione e lo sbocco in una proposta politica: l’auspicio, per quel
che ci riguarda, va alla possibilità di un’apertura di ampia riflessione su
questi temi all’indomani della manifestazione di sabato prossimo 12 Aprile, cui
va augurata una piena riuscita al di là delle differenze di impostazione che
pure si possono rilevare tra i partecipanti.
Per rendersene conto al meglio della necessità prioritaria
di quest’opera di demistificazione e controinformazione, basta fare come ci
indicavano negli anni’50 i vecchi comunisti usciti da poco dalla galera e dal
confino: leggere la stampa “borghese” per capire cosa pensano i padroni e i
“poteri forti” e avere così immediatamente un quadro di riferimento non
semplicemente basato sulle nostre convinzioni, pur importanti, ma fondato su di
un’analisi oggettiva dell’insieme del quadro offerto dalla finanza,
dall’economia, dalla politica, dalla costruzione dell’opinione “dell’altra
parte”.
L’editoriale di questa mattina, 9 Aprile, del “Sole 24 Ore”
firmato da Fabrizio Forquet ci consente, infatti, di tracciare una road-map
molto precisa: l’attacco durissimo è rivolto verso i presunti “frenatori” delle
cosiddette “riforme”, a partire dai 22 senatori del PD che hanno presentato un
progetto di bicameralismo “ridotto” diverso da quello del Governo.
L’editorialista del quotidiano della Confindustria precisa
di prendere a bersaglio questi, che non c’entrano ovviamente nulla con le
valutazioni relative al DEF, per spostare il tiro più in generale rispetto al
terreno della spesa pubblica e del rilancio economico.
Naturalmente per un giudizio più preciso tutti attendono il
nero su bianco dei decreti e delle leggi di attuazione, ma la valutazione
politica generale è chiara: ” il disegno complessivo punta a essere allo stesso
tempo rigoroso e ambizioso”.
Poco sopra, poi, si è sottolineato come: “ queste riforme
hanno per la prima volta il consenso della stragrande maggioranza degli
italiani, che non ne possono più dei distinguo dei tanti frenatori interessati”.
E’ qui che si svela l’arcano della volontà di portare –
ancora una volta – le pecore al pascolo e l’impianto tutto elettoralistico del
documento di economia e finanza: gli 80 euro al mese in busta paga (per quanto
tempo?) “rapinati” da una persistente “logica dei tagli” serviranno a fare in
modo che, nella prossima campagna elettorale per le elezioni europee, venga
occultato (o almeno attutito, messo sullo sfondo) il vero oggetto del
contendere, quello relativo all’Europa.
Si punterà, attraverso l’operazione mistificante in atto in
queste ore, a fare in modo che al centro dell’attenzione dell’opinione pubblica
non appaiono i temi della rottura dei Trattati, del ruolo dell’Euro, della
natura “di classe” che le istituzioni europee, la BCE “in primis” hanno portato
avanti nell’opera di fiancheggiamento
della gestione capitalistica del ciclo, nella fase apertasi con la voragine del
sub prime negli USA e che ha poi visto, via, via, il modificarsi dello scenario
internazionale fino al rientro del
vecchio Continente nell’orbita atlantica e di sudditanza USA nell’ottica
del ritorno al fronteggiamento tra i due grandi blocchi imperialistici.
Non è mera ideologia quella che si cerca di esprimere in
questa sede (anche se il filtro di una visione antagonistica del mondo, di un “eterno”
spirito critico rispetto alla logica del capitale va comunque espressa, in ogni
caso) ma il tentativo di individuare il concreto dello scontro economico,
sociale, politico in atto che vede al centro ancora una volta la
contrapposizione di classe.
D’altro canto anche sul piano interno, al di là di risvolti
che andranno approfonditi, l’esito conclusivo di questo DEF non potrà che
essere quello della certezza dei tagli, delle tante privatizzazioni e della “non
produzione” di nuovo lavoro.
Il decreto Poletti non avrà effetti da questo punto di
vista. I disoccupati resteranno 3 milioni e sarà tutta da verificare la
promessa flessione del 2015 e del 2016.
Si tralascia l’analisi dei singoli punti per far posto a un
giudizio globale: il governo Renzi odia la spesa pubblica, ama lo stato minimo,
il mercato, la flessibilità e tutto l’armamentario della teoria economica
liberista.
Il presidente del consiglio avrebbe voluto un DEF alla “Blair”,
ma alle spalle si staglia l’ombra sinistra di Margaret Tachter.
CI sono ragioni fondamentali, quindi, per rilanciare subito
le lotte sociali e ce ne sarebbero di ancora più importanti per riprendere le
fila dell’organizzazione politica comunista, anticapitalista, di opposizione
per l’alternativa.
2 commenti:
Caro Franco vorrei farti notare che i 22 senatori del PD che hanno presentato un progetto di bicameralismo “ridotto” diverso da quello del Governo, hanno ricalcato quasi pari pari il ddl del M5S già depositato... A presto!
I progetti di modifica del bicameralismo paritario ( o meglio: ridondante) arrivano tutti da lontano e sono frutto di copiature, scopiazzature, aggiustamenti. Si tratta di un tema che è stato affrontato fin dalla prima commissione bicamerale Bozzi nel 1985 e, in verità ancora prima, dal CRS presieduto da Ingrao che, negli anni'70, proponeva un monocameralismo con 400 deputati. Nel 1998 assieme al prof.MIgnone ho scritto un testo "Il Federalismo intravisto" di critica ai lavori della Bicamerale (che avevamo già affrontato in un altro testo) e alle leggi Bassanini, appena promulgate. Critica nel senso di analisi e affrontando il tema del bicameralismo ponevamo già la questione di fondo "Camera delle Autonomie" o "Senato di Garanzia) fermo restando il metodo elettivo a suffragio universale e non di seconda istanza. Più o meno i temi di adesso. Nessuno, insomma, ha inventato nulla e anche l progetto di Renzi deriva, in fondo, da una proposta che prevedeva un "Senato delle Regioni" non elettivo composto da rappresentanti delle Regioni in proporzione tra maggioranza e minoranza di ogni singolo Consiglio. Il dato fondamentale da analizzare in questo momento è che non è possibile pensare ad una Camera elettiva e ad un Senato "nominato" in presenza di forme persistenti di "bicameralismo perfetto" (ad esempio sulle leggi costituzionali). E' un tema di cultura istituzionale, purtroppo assai scarsa. Chiti e i 5 Stelle hanno semplicemente copiato e adattato quanto già elaborato da molto tempo. Come del resto sulla legge elettorale: laddove mi pare che il metodo, in particolare nel caso dell'accordo Renzi/Berlusconi, sia stato quello di prendere i progetti esistenti adattandone i termini alla convenienza immediata. Senza prendere atto però di un dato fondamentale, questo sì di carattere sistemico: non c'è il bipolarismo, nè puro con due partiti egemoni, nè spurio forzando le coalizioni. Anche in questo caso sommate incultura e precipitoso opportunismo. Franco Astengo
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