Care Compagne e Cari
Compagni.
Di seguito troverete
il testo di un documento relativo all’analisi della situazione politica e del ruolo di
Ross@ che è stato elaborato dal Coordinamento di Ross@ Savona e che sarà
proposto al dibattito dell’assemblea degli iscritti, in programma nella
settimana prossima.
Offriamo questo testo
alla discussione oltre il collettivo savonese anche a quanti nelle diverse
realtà territoriali ritengono di potersi confrontare produttivamente su questi
temi.
Grazie per la vostra
attenzione
Fraterni saluti
Ecco il testo:
Ad una anno dalla ideazione resa pubblica, in forma
assembleare a Bologna, della proposta di un nuovo spazio politico a sinistra,
tutte le ragioni presentate allora si vanno confermando.
1)
Il Paese sta vivendo un periodo di recessione
peggiore di quello del dopoguerra, senza che vi sia stata apparentemente
nessuna guerra dichiarata. Il dato della disoccupazione e della precarietà è
tristemente illuminante.
La dismissione del tessuto industriale (manifatturiero,
agro-alimentare, chimico, siderurgico), l'arretramento della mano pubblica in
settori persino strategici di sviluppo e produzione basilare
(telecomunicazioni, energia, trasporto, ecc.), la sostanziale trasformazione
capitalistica che ha spostato i propri interessi dall'ambito della produzione a
quelli della finanza hanno disegnato una conversione complessiva, che ha pesato
esclusivamente sulle spalle dei ceti popolari
sia in termini di agibilità dei diritti sociali minimi (salute, lavoro, ambiente, istruzione,
cultura, ecc.) che di accesso democratico;
2)
la situazione politica e sociale italiana ha
subito, dopo le già esiziali e antipopolari misure dei vari governi degli
ultimi vent'anni rese più intollerabili dagli esecutivi guidati da Berlusconi,
Monti e Letta (questi ultimi in stretta connessione con le politiche imposte
dall'UE, dalla BCE e dal FMI) una accelerazione verso un progressivo e negativo
sistema complessivo che, incarnato ed incardinato oggi nel governo Renzi, in
una torsione autoritaria inaudita che sta portando il Paese ad una sempre
maggior riduzione degli spazi democratici (sindacali, politici e sociali) e
della loro espressione.
Una accelerazione velocizzata dalla scomparsa/estinzione de
facto dei cosidetti corpi intermedi (questo vale sia per l'ambito dei partiti
politici, che da soggetti collettivi ad integrazione di massa si sono
trasformati in partiti azienda, partiti personali, comitati elettorali, partiti
frattali sia per le organizzazioni sindacali confederali) e dal formarsi di
organizzazioni movimentiste di chiara impostazione leaderistica e populista.
L'analisi ci indica che siamo di fronte ad un processo di
vera e propria degenerazione del sistema, fondato su almeno tre elementi
portanti:
- il decisionismo,
impersonificato dalla modifica -nei fatti- del ruolo del Presidente della
Repubblica e dal progetto di mutamento nelle funzioni del Presidente del
Consiglio;
- un fenomeno di vero e proprio
“sfarinamento sociale”, considerati i bassissimi livelli di conflitto che
scaturiscono da una situazione di vero e proprio inasprimento della
contraddizione dello sfruttamento nel rapporto capitale e lavoro causato dalla
particolare aggressività della gestione capitalistica della crisi;
- l’idea di governabilità
considerata ormai quale unico “bene in se'” dell’azione politica.
Difatti il tema della legge elettorale ha reso reale e
concreto il vero e proprio “precipitare degli eventi” di questi ultimi tempi:
dalla vicenda del cosiddetto “Porcellum” giudicato –caso unico nel quadro delle
cosiddette democrazie avanzate- illegittimo dalla Corte Costituzionale, fino
all’accordo “Berlusconi/Renzi” per una proposta di legge liberticida
contenente, per di più, gli stessi profili di incostituzionalità della
precedente. Una proposta liberticida che non pare essere decodificata con la
dovuta attenzione per la prospettiva di svolta autoritaria che rappresenta.
L’intreccio tra questo stato di cose e l’idea della “velocità
del fare”, saltando completamente il ruolo delle istituzioni e dei corpi
intermedi, che vanno recuperati alla loro funzione di rappresentanza,
soffocando il conflitto (com’è nel caso della legge, altrettanto liberticida di
quella elettorale, sulla rappresentanza sindacale) può trovare anche il suo
punto di saldatura nel consegnarsi alla protezione di un “uomo forte”.
Intanto il sistema PD, al quale come Ross@ siamo fin qui
stati del tutto estranei, si sta trasformando in sistema “Renzi” nel quadro di
un’involuzione dello stesso concetto di personalizzazione della politica.
3)
Sul piano internazionale sono tornati a spirare
venti di guerra e riappare la logica di divisione del mondo in blocchi
suddivisi tra opposti imperialismi egualmente pericolosi.
L’Europa vive sotto il tallone di ferro dell’imposizione
monetarista, definita dal trattato di Maastricht, in un quadro complessivo di
“deficit democratico” per mezzo del quale esercita il proprio dominio la grande
finanza che ha imposto l’adozione di norme iugulatorie ai paesi membri come il
fiscal compact e l’obbligatorietà del pareggio di bilancio (inclusa dal
Parlamento Italiano e Spagnolo addirittura in Costituzione) costringendo i
paesi resi più deboli economicamente dalla crisi finanziaria a ridurre in
condizioni di servaggio i propri cittadini, come è avvenuto in modo drammatico
nel caso greco e in quello portoghese.
L'arretramento politico di matrice anticapitalistica è reso
evidente dalla realtà dei fatti: nelle liste presenti alle prossime elezioni
europee non ci saranno soggetti collocati in una dimensione seriamente
anticapitalista perseguente l’obiettivo di “rottura” dei meccanismi perversi
dell’Unione: la lista Tsipras si presenta, al di là delle negative specificità
italiane, semplicemente come “antiliberista” e la sua posizione, riassunta
nella denominazione “europeisti insubordinati”, appare -nella volontà dei
promotori- coerente con la volontà scientemente perseguita di non mettere in
discussione il sistema ma di svolgere una semplice funzione di “riduzione del
danno”, quindi del tutto inadeguata rispetto alla gravità dello scontro in
atto.
Non conteranno i risultati elettorali: né della lista Tsipras
italiana né di altre formazioni anche di destra che si stanno aggirando
pericolosamente per l'Europa. Deve infatti essere chiaro che, al di là della
partecipazione al voto e della diversità tra le elezioni europee e quelle
nazionali, la “crisi tira sempre a destra”. Aumentando le difficoltà di vita
delle popolazioni crescono intolleranze, impostazioni sovraniste, razzismi, sperequazioni,
ingiustizie sociali, marcato individualismo mascherato da identità
nazionaliste.
Questa analisi indica di procedere nel progetto di
costruzione di quel soggetto politico di opposizione e d’alternativa, Ross@,
che risulta essere assolutamente necessario, pur nella realistica
considerazione di tutte le difficoltà del contesto.
Un soggetto politico oggi del tutto assente dal panorama
italiano. Un panorama reso sterile dalla collezione di straordinari fallimenti
accumulati dalle residualità politiche che hanno agito in nome di una sedicente
radicalità di sinistra. La lezione di questi fallimenti non è stata minimamente
colta come segnale della necessità di un profondo cambiamento di rotta, a causa
della pervicace volontà di autoconservazione di un ceto politico.
L'esito è stato devastante: si è via via persa parallelamente
all'analisi politica coerente l'opportunità di una azione politica, facendo
sopravanzare un sostanziale analfabetismo politico.
In questo quadro si è verificata una dispersione delle
capacità di militanza e dello stesso elettorato della sinistra d'alternativa
italiana, e sono mancate le necessarie pratiche di contrasto verso l'offensiva
reazionaria in atto che ha potuto così costruire elementi di egemonia reale nella
società (come è avvenuto a riguardo dell'escalation elettorale del M5S).
In questo senso Ross@ deve compiere un vero e proprio salto
di qualità oltre a quanto già sta realizzando sul terreno della costruzione di
una cultura politica antagonista e di una presenza di movimento, chiarendo che
il progetto costitutivo di una adeguata soggettività politica della sinistra
d'alternativa non può essere perseguito superando semplicemente residualità
organizzative ma andando al cuore di quella grande massa di disponibilità alla
militanza e all'impegno politico che nel corso di questi anni pare essersi
smarrito. Questo può essere possibile soltanto recuperando i concetti
fondamentali di identità politica anticapitalista e di classe agita nella
dimensione dell'autonomia politico-organizzativa sul modello consiliare.
Identità ed autonomia risultano essere le precondizioni
essenziali di attrattività alternativa per realizzare l'indispensabile
aggregazione e il radicamento sul territorio, nelle lotte sociali, nelle fabbriche,
nelle scuole, tra i ceti popolari.
Ross@ è così chiamata al proprio percorso costitutivo
organizzando, nei prossimi mesi, a partire da assemblee territoriali, il
necessario momento di definizione politico-organizzativo a livello nazionale,
così come già indicato per il prossimo mese di giugno.
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