C’era capitato di scriverlo mesi fa proprio su questo blog e
adesso sembra essersene accorti anche i più illustri rappresentanti del
costituzionalismo e della politologia italiana: quella rappresentata dal
Governo Renzi è nient’altro che una svolta autoritaria.
Metodo e sostanza dei provvedimenti elaborati ieri in
materia di riforma della Costituzione indicano chiaramente la prospettiva di
una vera e propria “riduzione” nel rapporto democratico tra società e
istituzioni.
Il metodo è risaltato attraverso il tipo di repliche che,
presidente del consiglio e segretario del PD oltre alla vicesegretaria dello
stesso partito, hanno riservato alle obiezioni di merito avanzate dal presidente
del Senato Pietro Grasso: un mix di intolleranza e di benigna “sufficienza” che
davvero lascia, da questo punto di vista, presagire al peggio.
Il merito appare, se possibile, ancora peggiore del metodo: s’intacca
la struttura istituzionale dello Stato e del sistema degli Enti Locali, così
come era stato disegnato dalla Costituzione Repubblicana, in nome di una sorta
di populistica “spending-rewiew” (che naturalmente essendo populistica incontra
immediatamente il favore degli intervistati dai sondaggi) mentre la sostanza
dei temi propri di carattere costituzionale e istituzionale sono affrontati in
una logica a dir poco dilettantesca dal punto di vista dei risvolti concreti
del funzionamento.
Eguale orientamento, di populismo dilettantesco, era già
uscito allo scoperto in occasione del progetto di legge elettorale elaborato
attraverso l’accordo “Renzi/Berlusconi” che non solo presenta gli stessi
profili di incostituzionalità già rilevati in occasione della sentenza della
Corte Costituzionale sul “porcellum” ma presenta anche risvolti di vera e
propria inapplicabilità.
L’importante per il gruppo di potere rappresentato dal
governo Renzi (e messo lì da finanziatori che hanno scopi ben precisi rispetto
al rapporto proprio finanza/democrazia, con l’intento prioritario di tagliare –
appunto – la democrazia) è blindare la propria posizione, tener fuori le
opposizioni, continuare a poter nominare i parlamentari: alla Camera con le
liste bloccate, al Senato – addirittura- assegnando al Presidente della Repubblica
(vero artefice, da molto tempo, di questa svolta autoritaria) la determinazione
della maggioranza del consesso.
Si dimostra, inoltre, un totale disprezzo per la democrazia
parlamentare e per la rappresentatività politica con i partiti da “utilizzare”
semplicemente come strumenti per l’affermazione del potere personale: anche nel
caso delle cosiddette “primarie”. Tanto è vero che i sostenitori del PD
votarono, qualche mese fa, per la carica del segretario del partito non
accorgendosi proprio (e qui sta il limite dell’insipienza dei gruppi dirigenti
del partito) che si stava, invece, operando per stravolgere la democrazia nei
suoi concetti fondamentali.
Tutto questo basta e avanza per dire che è necessario, da
subito, organizzare l’opposizione fuori dal Parlamento (considerate anche le
caratteristiche del contrasto che il M5S porterà avanti nelle sedi
istituzionali).
E’ necessario collegare diversi settori politici, della
cultura, delle stesse istituzioni attorno ad un’idea forte di “Movimento per la
Democrazia Repubblicana”, collocato in una dimensione politico – progettuale
ben al di là di quanto finora espresso dai Comitati per la Costituzione.
In questo quadro, però, manca un soggetto decisivo: una
forza politica rappresentativa delle grandi contraddizioni sociali evocate con
forza dalla gestione capitalistica della crisi.
Manca un soggetto di classe, anticapitalista, comunista che
sia il riferimento di quell’opposizione democratica cui si faceva cenno e,
contemporaneamente, porti avanti in maniera adeguata al livello dello scontro
in atto le istanze rivoluzionarie di trasformazione radicale della società.
In questo senso vanno superato remore, contraddizioni,
esitazioni che pure ci sono state in questi mesi: lavoreremo per questo con
impegno e determinazione, sia sul terreno dell’espressione dei contenuti, sia
su quello del ritrovare una concreta capacità organizzativa.
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