Una possibilità umana che non potrà essere realizzata se non attraverso un soggetto politico, un partito al quale affidare il compito della sintesi e della direzione politica, verso il quale sentire “appartenenza” e all’interno del quale esercitare “militanza”.
Lo spunto per questo intervento è stato fornito da un
articolo di Andrea Bagni comparso sul Manifesto del 23 Aprile sotto il titolo “Chiedono
cos’è “Tsipras: un potente antidepressivo”. Un titolo che è tutto un programma
per un articolo dal quale estrapoliamo un passaggio sulla base del quale si
cercherà, poi, di sviluppare un minimo di analisi riguardante i temi della
militanza, dell’appartenenza e del cosiddetto “agire politico”.
Questo il passaggio in questione: “ Penso che dal 26 Maggio,
se l’esperienza dell’antidepressivo greco va anche solo benino, si dovrebbe
ripartire da qui: dagli spazi di un’altra politicità. Se ci si metterà a
contare quanti sono passati di SeL o del PRC o d’altro è finita di nuovo. Ci
saranno eletti, sezioni o comitati, non locande per viaggiatori, accampamenti
leggeri. Luoghi politici dell’anima. Dalla crisi istituzionale, che esprime la
sua antropologia politico – commerciale, non ci si salva solo sul terreno
politico – istituzionale. Secondo me (Andrea Bagni n.d.r) si può contare su un’altra
antropologia, sebbene quasi sempre fuori scena. Ma si deve salire di un grado,
oppure scendere. Comunque occupare una dimensione meta-politica,
sub-democratica. Fatta di relazioni orizzontali, ricerca comune, riconoscimento
di sé e insieme invenzione di sé e del mondo. Come nei giochi dei bambini e
delle bambine. Ne facciamo che ero, per noi adulti faticosissimo”.
In realtà SeL e PRC si sono messi al gancio per farsi
trainare dalla Lista Tsipras per meri fini elettoralistici, senza alcuna idea
di espressione di nuova soggettività su qualsivoglia terreno, meno che mai su
quello della “meta-politica” indicato da Bagni: ma questo è un dato marginale.
Lo scenario descritto nell’articolo appare essere quello
maggiormente contrario e lontano dall’esigenza pressante di costruzione di un
nuovo soggetto comunista e anticapitalista in Italia, da portare avanti in
presenza e sulla base delle vere contraddizioni agenti nella società.
La politica non può essere agita passando attraverso “locande
per viaggiatori, accampamenti leggeri”: la politica deve essere agita
attraverso due concetti fondamentali, quello dell’appartenenza e quello della militanza,
costruendo diversi livelli di partecipazione, iniziativa, capacità di
collegamento sia sul piano culturale, sia su quello della direzione politica.
La ricostruzione di una soggettività comunista non può che
passare, necessariamente, dal recupero dei concetti di appartenenza e di
militanza attraverso i quali porsi davvero il tema dell’innovazione dell’identità.
L’insorgenza di una nuova qualità delle contraddizioni
sociali e la forte carica ideologica presente, ormai dagli anni’80 del XX
secolo nei processi di modernizzazione capitalistica ha acuito fenomeni d’integralismo
e di fondamentalismo (dalla ripresa di Von Hayek, alla “fine della storia” di
Fukuyama, ai “neo-cons” basati sulle teorie di Huntington: destra pura, tanto
per capirci)
Si sono posti così, in una qualità diversa rispetto al
passato, i grandi temi del rapporto tra la politica e la morale, tra l’individuale
e il collettivo.
Si tratta, allora, di saper cogliere i bisogni reali, rifiutandone
le diverse espressioni ideologizzanti e reclamando, invece, soluzioni sempre
più avanzate, sempre più provviste di sintesi politica.
Occorre riprendere alcune questioni di fondo: l’estrema
articolazione esistente nella composizione di classe e il ruolo determinante
della sovrastruttura.
Da un’analisi di questo tipo e di questo livello si potrà
trarre allora l’indicazione di fondo riguardante la necessità di formare,
attraverso un articolato lavoro di lotta sociale e politica, un nuovo blocco
storico anticapitalista.
Bisogna ricostruire una soggettività collettiva tale da
rappresentare uno strumento di elaborazione per una verità continuamente
autocriticantesi, senza confinarla però, come aveva fatto Luckàs in un’epoca
ipotetica ma ponendola quale prefigurazione di una nuova società, all’interno
della quale si affermino progressivamente “in nuce” la positività e l’universalità
delle istanze sociali.
Per afferrare le contraddizioni concrete che “questa”
modernità capitalistica sta portando nell’agire sociale, anzi proprio perché queste
contraddizioni risultino operanti nella società in forma permanente producendo
tensioni reali, è necessario la presenza attiva, nella realtà, di un punto di
vista alternativo: di una possibilità umana contro il meccanismo imperante.
Una possibilità umana che non potrà essere realizzata se non
attraverso un soggetto politico, un partito al quale affidare il compito della
sintesi e della direzione politica, verso il quale sentire “appartenenza” e all’interno
del quale esercitare “militanza”.
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