L’idea di una lista che scaturisca da un rimescolamento delle carte
della sinistra radicale, coinvolgendo, accanto ai partiti, anche
associazioni, movimenti e singole personalità, è sicuramente l’unica
cosa giusta che la sinistra radicale può fare allo stato di cose
presente. Il guaio è che ci siamo ridotti a farla fuori tempo massimo.
Ottima l’idea di rinnovare il ceto politico, mandando in pensione
quello che ci ha portati alla disfatta del 2008 e che ha continuato
imperterrito nella stessa strada; altrettanto buona l’idea di una grande
discussione sulla crisi dalla quale far emergere una linea politica
palesemente diversa ed opposta a quella di Monti e dei suoi maldestri
imitatori di “sinistra”, da condividere senza riserve l’idea di
ridiscutere le regole ed i modelli organizzativi della sinistra… tutto
giusto, ma vi pare che si possa discutere di cose così in qualche
settimana?
Siamo seri: questa cosa andava avviata almeno un anno e mezzo fa, dopo le amministrative che sancirono la sconfitta definitiva di Rifondazione e di quella larva politica che era la Federazione della Sinistra. Personalmente lo proposi in una riunione della componente di Rifondazione “Essere Comunisti” ed il capo componente in persona (e vice segretario del partito), Claudio Grassi, mi rispose che non se ne parlava nemmeno, perché in questo modo si sarebbero persi la metà dei compagni che non rinunciavano al simbolo del partito. Ed, invece, ora…
In queste condizioni, non prendiamoci in giro, non ci sarà nessuna reale consultazione, ma solo un po’ di casino assembleare, mentre, nella confortevole penombra di una stanza, una ventina di persone decideranno quel po’ che c’è da decidere. E che nessuno provi a dire che “no, per carità, questa volta è diversa dalle altre” perché conosciamo da troppo tempo questi ambienti per crederci e perché non ci sono le condizioni minime per fare niente altro. Forse ci siamo distratti, ma è il caso di ricordare che fra 10 giorni si presentano i simboli, fra 30 si presentano le liste, e fra 58 si vota e qui non è ancora chiaro:
a- quale sarà il nome (magari verrà fuori una di quelle amabili fumisterie del tipo “Cambiare si Può”, “Io ci sto”, “Per un mondo diverso” che vogliono dire tutto e nulla. Personalmente propongo “Permette un ballo?” che, almeno è più divertente)
b- quale è il simbolo (che ovviamente sarà una cosa del tutto nuova, per evitare sovrapposizioni con il passato. Peccato che poi ci saranno si e no cinque settimane per farlo conoscere e che i mezzi a disposizione saranno quasi nulli)
c- chi saranno i candidati e come saranno scelti
d- soprattutto quale sarà il programma politico di questa Armata Brancaleone.
E questo è il punto più delicato. Qui il regresso del tasso di politicizzazione della nostra area (come di tutte le altre, del resto) è tale che non ci si rende neppure conto che un elenco di slogan e di petizioni di principio (“non far pagare la crisi ai soliti noti”, “rilanciare l’occupazione”, “far crescere salari e pensioni”, “tagliare i patrimoni, “stroncare mafia e corruzione”) non costituisce un programma politico, per di più alternativo a tutti gli altri.
Tutto questo non ha senso se non si dice come realizzare questi obiettivi: dove trovare il credito per gli investimenti, dove tagliare la spesa, come far pagare le tasse ai ricchissimi, ecc. ecc. E, per piacere, che nessuno se ne esca con la solita panacea della patrimoniale: la propone anche Monti ed, in una certa misura, già l’Imu è una tassa patrimoniale, per quanto parziale: non vi dà nessun sospetto? Ma, immagino, voi tutti mi direte che non è la prima casa che bisogna tassare, ma i grandi patrimoni immobiliari. D’accordo, solo che:
C’è poi un secondo punto in discussione sul quale occorre dare una risposta –e sul quale vedo che il dibattito latita-: è possibile che l’Italia esca dalla crisi restando nell’Euro? Io sono convinto di no: il debito pubblico, ormai al 126% del Pil, non è più pagabile ed anche la pressione degli interessi (che già oggi si mangiano il 5% del Pil) non è a lungo sostenibile e, comunque, prosciuga ogni possibile risorsa per la crescita. Che si fa? Si dichiara default? Equivale a far saltare in aria l’Euro. Si fa un haircut? Non si risolverebbe lo stesso la crisi de debito pubblico italiano e sarebbe comunque una operazione a rischio per la tenuta dell’Euro. Discorsi del tutto analoghi potrebbero essere fatti anche per Spagna e Irlanda e di Portogallo e Grecia non diciamo neppure. Esiste un solo modo di uscirne ed è tornare a manovrare la moneta: ridimensionare il debito attraverso la svalutazione. Una ricetta impossibile nell’Euro che la Germania non permetterebbe mai di svalutare.
Ovviamente, non è auspicabile che questo avvenga di colpo e traumaticamente, quanto piuttosto attraverso una exit strategy che, per esempio, potrebbe prevedere un periodo di doppia circolazione o anche il mantenimento dell’Euro come unità di conto in rapporto dinamico con le monete nazionali. Può darsi che le mie tesi siano discutibili, ma, appunto, dove ne discutiamo? A me sembra che il “Quarto polo” sta semplicemente evitando di discuterne preferendo non affrontare un tema così spinoso. Molto meglio tenersi sulle linee generali.
E, dunque, torno al punto della mancanza di un vero e proprio programma sostituito da un po’ di slogan generici e populisti.
Per concludere: in queste condizioni mi pare che arrivare al 4% sia un obiettivo tutt’altro semplice da raggiungere e mi pare onesto dirci che ci sono più probabilità che esso venga mancato piuttosto che venga raggiunto. Ciò non di meno ci siamo e non c’è altro da fare che tentare e rimboccarci le maniche. D’altro canto, se la partita è compromessa ma non disperata ed è possibile che fra Grillo e Bersani possa aprirsi qualche spazio ulteriore. Però abbiamo l’onestà di non coltivare troppe illusioni in quanti dovessero schierarsi a favore di questo tentativo. La battaglia va affrontata con determinazione, ma anche con realismo: diversamente, il rischio sarebbe poi quello di pagare un pesante prezzo quando una eventuale sconfitta dovesse fare l’effetto di una doccia gelata. Comunque vada, vale la pena che questa aggregazione resti in piedi dopo le elezioni e continui a far politica.
Siamo seri: questa cosa andava avviata almeno un anno e mezzo fa, dopo le amministrative che sancirono la sconfitta definitiva di Rifondazione e di quella larva politica che era la Federazione della Sinistra. Personalmente lo proposi in una riunione della componente di Rifondazione “Essere Comunisti” ed il capo componente in persona (e vice segretario del partito), Claudio Grassi, mi rispose che non se ne parlava nemmeno, perché in questo modo si sarebbero persi la metà dei compagni che non rinunciavano al simbolo del partito. Ed, invece, ora…
In queste condizioni, non prendiamoci in giro, non ci sarà nessuna reale consultazione, ma solo un po’ di casino assembleare, mentre, nella confortevole penombra di una stanza, una ventina di persone decideranno quel po’ che c’è da decidere. E che nessuno provi a dire che “no, per carità, questa volta è diversa dalle altre” perché conosciamo da troppo tempo questi ambienti per crederci e perché non ci sono le condizioni minime per fare niente altro. Forse ci siamo distratti, ma è il caso di ricordare che fra 10 giorni si presentano i simboli, fra 30 si presentano le liste, e fra 58 si vota e qui non è ancora chiaro:
a- quale sarà il nome (magari verrà fuori una di quelle amabili fumisterie del tipo “Cambiare si Può”, “Io ci sto”, “Per un mondo diverso” che vogliono dire tutto e nulla. Personalmente propongo “Permette un ballo?” che, almeno è più divertente)
b- quale è il simbolo (che ovviamente sarà una cosa del tutto nuova, per evitare sovrapposizioni con il passato. Peccato che poi ci saranno si e no cinque settimane per farlo conoscere e che i mezzi a disposizione saranno quasi nulli)
c- chi saranno i candidati e come saranno scelti
d- soprattutto quale sarà il programma politico di questa Armata Brancaleone.
E questo è il punto più delicato. Qui il regresso del tasso di politicizzazione della nostra area (come di tutte le altre, del resto) è tale che non ci si rende neppure conto che un elenco di slogan e di petizioni di principio (“non far pagare la crisi ai soliti noti”, “rilanciare l’occupazione”, “far crescere salari e pensioni”, “tagliare i patrimoni, “stroncare mafia e corruzione”) non costituisce un programma politico, per di più alternativo a tutti gli altri.
Tutto questo non ha senso se non si dice come realizzare questi obiettivi: dove trovare il credito per gli investimenti, dove tagliare la spesa, come far pagare le tasse ai ricchissimi, ecc. ecc. E, per piacere, che nessuno se ne esca con la solita panacea della patrimoniale: la propone anche Monti ed, in una certa misura, già l’Imu è una tassa patrimoniale, per quanto parziale: non vi dà nessun sospetto? Ma, immagino, voi tutti mi direte che non è la prima casa che bisogna tassare, ma i grandi patrimoni immobiliari. D’accordo, solo che:
- con la sola tassazione dei patrimoni immobiliari e qualche prelievo sui depositi bancari restiamo molto al di sotto di quel che serve
- anche la tassazione dei grandi patrimoni immobiliari ha un suo effetto controintuitivo, che non va sottovalutato: rendendo poco appetibile l’investimento immobiliare (già oggi abbastanza gravato di imposte) si disincentiva tanto la costruzione di nuovi immobili (magari per sostituire quelli fatiscenti) quanto la ristrutturazione e la manutenzione di quelli esistenti. Morale: la contrazione brutale dell’industria edilizia nel nostro paese. Siete sicuri che questo giovi all’occupazione?
C’è poi un secondo punto in discussione sul quale occorre dare una risposta –e sul quale vedo che il dibattito latita-: è possibile che l’Italia esca dalla crisi restando nell’Euro? Io sono convinto di no: il debito pubblico, ormai al 126% del Pil, non è più pagabile ed anche la pressione degli interessi (che già oggi si mangiano il 5% del Pil) non è a lungo sostenibile e, comunque, prosciuga ogni possibile risorsa per la crescita. Che si fa? Si dichiara default? Equivale a far saltare in aria l’Euro. Si fa un haircut? Non si risolverebbe lo stesso la crisi de debito pubblico italiano e sarebbe comunque una operazione a rischio per la tenuta dell’Euro. Discorsi del tutto analoghi potrebbero essere fatti anche per Spagna e Irlanda e di Portogallo e Grecia non diciamo neppure. Esiste un solo modo di uscirne ed è tornare a manovrare la moneta: ridimensionare il debito attraverso la svalutazione. Una ricetta impossibile nell’Euro che la Germania non permetterebbe mai di svalutare.
Ovviamente, non è auspicabile che questo avvenga di colpo e traumaticamente, quanto piuttosto attraverso una exit strategy che, per esempio, potrebbe prevedere un periodo di doppia circolazione o anche il mantenimento dell’Euro come unità di conto in rapporto dinamico con le monete nazionali. Può darsi che le mie tesi siano discutibili, ma, appunto, dove ne discutiamo? A me sembra che il “Quarto polo” sta semplicemente evitando di discuterne preferendo non affrontare un tema così spinoso. Molto meglio tenersi sulle linee generali.
E, dunque, torno al punto della mancanza di un vero e proprio programma sostituito da un po’ di slogan generici e populisti.
Per concludere: in queste condizioni mi pare che arrivare al 4% sia un obiettivo tutt’altro semplice da raggiungere e mi pare onesto dirci che ci sono più probabilità che esso venga mancato piuttosto che venga raggiunto. Ciò non di meno ci siamo e non c’è altro da fare che tentare e rimboccarci le maniche. D’altro canto, se la partita è compromessa ma non disperata ed è possibile che fra Grillo e Bersani possa aprirsi qualche spazio ulteriore. Però abbiamo l’onestà di non coltivare troppe illusioni in quanti dovessero schierarsi a favore di questo tentativo. La battaglia va affrontata con determinazione, ma anche con realismo: diversamente, il rischio sarebbe poi quello di pagare un pesante prezzo quando una eventuale sconfitta dovesse fare l’effetto di una doccia gelata. Comunque vada, vale la pena che questa aggregazione resti in piedi dopo le elezioni e continui a far politica.
1 commento:
in sostanza giannuli propone il corso forzoso con la convivenza delle monete? non ho parole...
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