PERCHE’ L’OPPOSIZIONE
Alla vigilia di decisioni importanti che potrebbero anche
portare alla presentazione elettorale di un cosiddetto “Quarto Polo” inteso
come cartello di forze sociali, di movimento, partiti collocati al di fuori dal
centro-sinistra e che, nel corso di questi ultimi anni, hanno condotto,
in diverse forme, azioni di contrasto alle politiche populiste e liberiste
attuate prima dal governo di centrodestra e, successivamente, da quello dei
tecnici appoggiato da PDL.UDC e PD stretti in un’anomala e deleteria maggioranza,
è bene, a mio giudizio, ribadire un punto fondamentale.
La sinistra d’alternativa, quella parte di soggettività
politica anche non strutturata che continua a pensare alla necessità di una
propria autonomia di pensiero e d’azione e all’offerta - appunto – di un’alternativa
fondata anche sull’idea di una società radicalmente trasformata, non potrà che
accostare eventualmente a questa ipotesi di “Quarto Polo” se non in una visione
strategica di opposizione.
Non esiste, a mio giudizio, una possibilità di apertura di
dialogo, fuori e dentro il prossimo Parlamento, con il centrosinistra e,
soprattutto, non esiste (e si rivelerà ancora una volta tragicamente illusoria)
l’idea di spostarne a sinistra l’asse.
Questa valutazione vale sia nella prospettiva di fondo di
una visione della società, del prospettarsi di nuove dinamiche internazionali
in particolare al riguardo dell’Europa, sia rispetto allo stato delle cose in
atto, nell’immediato e nel prossimo futuro, all’interno del sistema politico
italiano.
Al centro della prossima campagna elettorale e della fase di
avvio della legislatura che ne sortirà non ci sarà, infatti, una dialettica
dell’alternanza e neppure un sistema imperniato su di un “dominus” come è stato
nel recente passato, almeno fino all’avvento del governo dei “tecnici”.
Il metro di misura sarà, infatti, proprio la continuità con
l’azione del governo uscente: continuità che, prevedibilmente (salvo smentite
dell’ultima ora) sarà richiesta direttamente all’elettorato attraverso la
presentazione del primo ministro uscente come “candidato-premier” di una
coalizione centrista, alla quale quella di centrosinistra non potrà opporre
l’idea – appunto – dell’alternanza, ma soltanto quella di una qualche forma di
raccordo per il futuro.
Certo il tutto avverrà nei fumi della propaganda mediatica,
ma è necessario – dal nostro punto di vista – guardare in faccia la realtà:
cosa può significare questa forma di raccordo? La continuità delle politiche
che abbiamo visto attuate in questi mesi, dal rapporto con l’Europa dei
banchieri, a una ferocia liberista che mira – sulle questioni decisive del
lavoro e dello stato sociale – a ristabilire arcaiche condizioni di classe (e
ci sta riuscendo) alla modifica di fatto della natura parlamentare della
Repubblica, con una forma presidenzialista dalle caratteristiche oligarchiche,
al riguardo della cui costruzione l’attuale Capo dello Stato ha grandi
responsabilità, a partire dal metodo usato per l’entrata in carica proprio di
questo governo di tecnici.
Ho riassunto in sintesi estremi, ma spero comprensibile, un
discorso che avrebbe potuto essere molto lungo ma ritengo che ci si sia intesi
con quanti pensano davvero a un’alternativa, insieme politica e di sistema.
L’opposizione a sinistra dovrà essere portata avanti, fuori
e dentro il Parlamento, con grande nettezza sui contenuti e sui comportamenti,
senza concessioni di sorta, attraverso una forte capacità di proposta e un
legame tra soggetti politici e movimenti in grado di riportare sul serio la
“politica” al primo posto, come invece a sinistra non è proprio avvenuto, nel
corso di questi anni, nel corso dei quali sono state evidenti e deleterie
espressioni di personalismo esasperato, movimentismo sterile, forme di
populismo surrettizio.
Un’eventuale presenza in Parlamento di forze e soggetti che
potrebbero richiamarsi a una linea di “sinistra d’alternativa” potrebbe anche
risultare utile, in una forma inedita rispetto alla tradizione del movimento
operaio, per cercare di ricostruire una rappresentanza politica, oggi assente,
che si muova non semplicemente all’interno del quadro anti-liberista, ma posto
sul piano del superamento del sistema capitalistico.
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