venerdì 21 dicembre 2012

PERCHE' L'OPPOSIZIONE di Franco Astengo



PERCHE’ L’OPPOSIZIONE
Alla vigilia di decisioni importanti che potrebbero anche portare alla presentazione elettorale di un cosiddetto “Quarto Polo” inteso come cartello di forze sociali, di movimento, partiti collocati al di fuori dal centro-sinistra e che, nel corso di questi ultimi anni, hanno condotto, in diverse forme, azioni di contrasto alle politiche populiste e liberiste attuate prima dal governo di centrodestra e, successivamente, da quello dei tecnici appoggiato da PDL.UDC e PD stretti in un’anomala e deleteria maggioranza, è bene, a mio giudizio, ribadire un punto fondamentale.

La sinistra d’alternativa, quella parte di soggettività politica anche non strutturata che continua a pensare alla necessità di una propria autonomia di pensiero e d’azione e all’offerta - appunto – di un’alternativa fondata anche sull’idea di una società radicalmente trasformata, non potrà che accostare eventualmente a questa ipotesi di “Quarto Polo” se non in una visione strategica di opposizione.
Non esiste, a mio giudizio, una possibilità di apertura di dialogo, fuori e dentro il prossimo Parlamento, con il centrosinistra e, soprattutto, non esiste (e si rivelerà ancora una volta tragicamente illusoria) l’idea di spostarne a sinistra l’asse.
Questa valutazione vale sia nella prospettiva di fondo di una visione della società, del prospettarsi di nuove dinamiche internazionali in particolare al riguardo dell’Europa, sia rispetto allo stato delle cose in atto, nell’immediato e nel prossimo futuro, all’interno del sistema politico italiano.
Al centro della prossima campagna elettorale e della fase di avvio della legislatura che ne sortirà non ci sarà, infatti, una dialettica dell’alternanza e neppure un sistema imperniato su di un “dominus” come è stato nel recente passato, almeno fino all’avvento del governo dei “tecnici”.
Il metro di misura sarà, infatti, proprio la continuità con l’azione del governo uscente: continuità che, prevedibilmente (salvo smentite dell’ultima ora) sarà richiesta direttamente all’elettorato attraverso la presentazione del primo ministro uscente come “candidato-premier” di una coalizione centrista, alla quale quella di centrosinistra non potrà opporre l’idea – appunto – dell’alternanza, ma soltanto quella di una qualche forma di raccordo per il futuro.
Certo il tutto avverrà nei fumi della propaganda mediatica, ma è necessario – dal nostro punto di vista – guardare in faccia la realtà: cosa può significare questa forma di raccordo? La continuità delle politiche che abbiamo visto attuate in questi mesi, dal rapporto con l’Europa dei banchieri, a una ferocia liberista che mira – sulle questioni decisive del lavoro e dello stato sociale – a ristabilire arcaiche condizioni di classe (e ci sta riuscendo) alla modifica di fatto della natura parlamentare della Repubblica, con una forma presidenzialista dalle caratteristiche oligarchiche, al riguardo della cui costruzione l’attuale Capo dello Stato ha grandi responsabilità, a partire dal metodo usato per l’entrata in carica proprio di questo governo di tecnici.
Ho riassunto in sintesi estremi, ma spero comprensibile, un discorso che avrebbe potuto essere molto lungo ma ritengo che ci si sia intesi con quanti pensano davvero a un’alternativa, insieme politica e di sistema.
L’opposizione a sinistra dovrà essere portata avanti, fuori e dentro il Parlamento, con grande nettezza sui contenuti e sui comportamenti, senza concessioni di sorta, attraverso una forte capacità di proposta e un legame tra soggetti politici e movimenti in grado di riportare sul serio la “politica” al primo posto, come invece a sinistra non è proprio avvenuto, nel corso di questi anni, nel corso dei quali sono state evidenti e deleterie espressioni di personalismo esasperato, movimentismo sterile, forme di populismo surrettizio.
Un’eventuale presenza in Parlamento di forze e soggetti che potrebbero richiamarsi a una linea di “sinistra d’alternativa” potrebbe anche risultare utile, in una forma inedita rispetto alla tradizione del movimento operaio, per cercare di ricostruire una rappresentanza politica, oggi assente, che si muova non semplicemente all’interno del quadro anti-liberista, ma posto sul piano del superamento del sistema capitalistico.

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