domenica 23 dicembre 2012

CAMBIARE SI PUO' SE SI CAMBIA DAVVERO di Franco Ragusa




Cambiare si può, se si cambia davvero

M'inserisco in questa discussione ormai convinto che "Cambiare si può" sia, al momento, l'unico tentativo percorribile per arrivare al risultato "utile" di far ritornare la sinistra d'alternativa in Parlamento.
Premesso ciò, passiamo alle note dolenti.
Ogni qualvolta Ingroia scrive (vedi lettera a Bersani) o appare in TV (ieri sera su La7), anziché dissipare i dubbi ne alimenta di nuovi, in modo particolare per quanto riguarda i futuri rapporti con il PD, tenuto conto che il giorno dopo le elezioni ci si potrebbe trovare nella condizione di avere i numeri parlamentari per permettere la nascita di un Governo a guida Bersani.
In quel caso che si farà? Si dice sin da ora che non se ne parla?
Ecco, che oggi possano sorgere dubbi in tal senso, dà la misura di quanto ci sia ancora da chiarire, tanto più visto l'affermarsi di alcune sfumature di linguaggio, anche da parte di Ferrero, che non sono per nulla tranquillizzanti.
Essere alternativi a Monti oggi vuol dire essere alternativi al PD, "NON AUTONOMI DAL PD", ma alternativi.
E anche l'immagine del cappuccino evocata da De Magistris, giusto il tempo necessario per farsi dire di no dal PD, convince poco e non contribuisce a fare quella necessaria chiarezza di cui c'è invece bisogno.
Concludo, infine, manifestando il mio personale imbarazzo di fronte alla prospettiva di essere rappresentato da un candidato-immagine come Ingroia, e questo pur con la consapevolezza, rimanendo nei confini delineati da Pepino all'assemblea del primo dicembre, che si tratta di un obbligo imposto dalla legge elettorale.
Peraltro, dove, come e quando sia maturata questa scelta non è per nulla chiaro, e ciò non può che costituire altro motivo di imbarazzo.

 


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