La candidatura di Antonio Ingroia a “capo della coalizione”
(così come indica la legge) che sta per formarsi tra partiti, associazioni, movimenti,
comitati per dare vita a una lista definita “antiberlusconiana” e
“antimontista” (tralasciando, però, la valutazione circa l’appoggio che il PD
ha fornito fino in fondo al “governo dei tecnici”) rischia di rendere ancor più
difficile una campagna elettorale che già si preannunzia molto complessa e irta
di scogli difficilmente superabili.
La figura di un magistrato ancora in carica, al di là degli
elementi di contraddizione che soggettivamente il candidato in pectore assomma
sulla sua persona al riguardo delle modalità di proposta della candidatura
sposta, senza voler cadere nelle trappole che gli avversari naturalmente
appronteranno con perizia, i termini dei contenuti che la coalizione è chiamata
a esprimere nei prossimi mesi: è evidente che il tema dell’uscita dalla
magistratura del possibile candidato premier e degli strascichi questa comporta
su temi molto delicati, finirà con il rappresentare la parte preponderante del
dibattito elettorale ponendo in secondo piano i temi dell’economia, del lavoro,
dello stato sociale, dell’ambiente, della qualità della nostra democrazia che
comprende anche i tratti portanti della democrazia parlamentare e una proposta
di riforma della legge elettorale in senso proporzionale.
Restiamo convinti che, per il bene della coalizione, in
queste condizioni Ingroia dovrebbe fare un passo indietro e avanziamo, dal
punto di vista del candidato premier una proposta concreta: quella di
considerare il nome che sarà scritto sulla scheda una semplice espressione
convenzionale di applicazione della legge e, in realtà, indicare alle elettrici
e agli elettori una “rosa” di candidate e candidati (3-4 persone) che non si
misurino, ovviamente, semplicemente con le loro specifiche competenze ma con il
complesso della proposta politica che la lista presenterà agli elettori,
alternandosi tra di loro nelle diverse occasioni di impatto pubblico, a partire
dalle partecipazioni televisive.
Tra l’altro in questo modo si fornirebbe un contributo
importante a un’idea di superamento della personalizzazione della politica e
del leaderismo che è indispensabile e urgente cominciare a mettere in pratica.
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