Scriviamo nell’immediata vigilia dello svolgimento delle assemblee
locali di “Cambiare si può” che dovrebbero fornire un impulso probabilmente
decisivo per una presentazione elettorale di liste che, per comodità di
discorso, definiremo “arancioni” ma che dovrebbero comprendere sia il movimento
dello stesso colore, altri soggetti associativi ed anche alcuni partiti della
sinistra alternativa.
La questione ci interessa perché la riteniamo, almeno
parzialmente, dentro al filone che avevamo cercato di indicare fin dal mese di
Settembre con l’appello: “Perché la sinistra d’alternativa ritorni nel
Parlamento Italiano” ed in questo senso ci eravamo permessi di rivolgere anche
alcuni interrogativi ai promotori dell’Assemblea romana del 1 Dicembre, dalla
quale appunto sono scaturiti i tanti appuntamenti di questo fine settimana.
Per i più anziani la situazione potrebbe ricordare, per
certi aspetti, quella vissuta con la fase effervescente, tumultuosa ma anche
molto caotica che precedette la presentazione delle liste del “Manifesto” alle
elezioni del 1972.
Anche allora ci furono assemblee locali nel mezzo di due
riunioni del Comitato Politico Nazionale (il “Manifesto” era più strutturato,
dati i tempi, del movimento di adesso) ed anche allora correvano diverse
posizioni all’interno di una leadership numerosa e molto autorevole: c’era chi
propendeva per la presentazione (posizione che poi prevalse), chi pensava ad
una “non presentazione” tout court, chi indicava “scheda rossa e contratti”
ovvero voto al PCI o allo PSIUP e lavoro sindacale.
Finì come sappiamo: grande attenzione da parte dei “media”
di allora, piazze piene ai comizi e urne desolatamente vuote, così vuote da
trascinare nel baratro del mancato “quorum” anche lo stesso PSIUP (veramente
una parte della dirigenza di quel partito sembrava non aspettare altro).
Non abbiamo certo ricordato quell’episodio per sviluppare
una sorta di similitudine augurale, anzi, ma – appunto – la situazione ci pare,
almeno dal punto di vista dello stato dell’arte in fase preparatoria, molto
simile.
Torniamo allora all’oggi.
In una fase che appare, volendo essere oggettivi, ancora
d’incertezza, disponendo di dirigenze ristrette e politicamente ancora
immature, restano da risolvere due interrogativi di fondo:
Il primo riguarda il chi s’intende rappresentare. Non basta,
ovviamente, dividere la società in “buoni” e “cattivi” e, neppure, in tutta
franchezza il richiamo alla legalità. I tempi e i modi non hanno consentito
l’elaborazione di un programma politico compiuto. Si dovrà arrivare, crediamo,
ad una serie di punti condivisi ma deve essere necessario che quei punti
tocchino l’insieme della complessità delle contraddizioni emergenti,
materialiste e post-materialiste, attorno ad un punto di connotazione definita,
che rimane, a nostro giudizio, quella marxiana della “contraddizione
principale”. Senza un nerbo teorico di questa portata diventerà difficile
uscire anche dalle possibili oscillazioni sul piano politico.
Egualmente, al riguardo ancora del primo interrogativo,
dovrà esser risolto preventivamente il nodo della collocazione politica del nuovo
soggetto. Ne scriveremo qui sotto indicando, come già c’era capitato di fare
qualche giorno fa, tre indispensabili elementi, quello dell’autonomia,
dell’alternativa, dell’opposizione. Elementi che debbono essere dichiarati con
chiarezza non tanto e non solo sul piano elettorale, eppure sarà importante
farlo perché la contesa sarà anche rivolta verso i voti che SeL cercherà di
attirare nell’area del centrosinistra, ma soprattutto sul terreno della
prospettiva, del dito che dovrà indicare per davvero la luna.
Il secondo elemento riguarda il rapporto con i soggetti
politici organizzati che confluiranno nella lista: data per scontata la
necessità di un unico simbolo sorge però la questione di non costringere
nessuno a fare scelte impossibili : vanno preservate diversità e specificità,
storie collettive, retroterra di radicamento sociale e di elaborazione
politica.
Servirà grande attenzione, prudenza ed equilibrio sotto
quest’aspetto .Nel nostro appello, a questo riguardo, avevamo pensato a questa
formula:” a ciascuno - senza alcuna rinuncia al proprio patrimonio politico-
deve essere chiesta una presentazione unitaria, sotto un simbolo comune,
evidenziando un’idea di sforzo collettivo per raggiungere un risultato
assolutamente fondamentale.”
In conclusione ribadiamo i tre punti che potrebbero
rappresentare la piattaforma di base possibile per una presentazione davvero
unitaria, nel rispetto della diversità di ciascuno:
1) ALTERNATIVA:
deve essere particolarmente netta l’indicazione di un’alternativa, non
semplicemente posta sul piano politico immediato ma come visione concreta di
rappresentanza dei ceti sociali più deboli, della contraddizione di classe, di
una visione di società radicalmente diversa dall’attuale;
2) AUTONOMIA:
per fare in modo che la proposta di alternativa possa risultare credibile è
necessario sviluppare il massimo di autonomia di pensiero e di azione, sul
piano dell’espressione dei contenuti e sul piano delle dinamiche politiche.
Un’autonomia che deve derivare, essenzialmente, da una capacità di rappresentare
l’insieme dei soggetti protagonisti delle contraddizioni sociali dell’oggi,
fornendo una capacità di sintesi programmatica e di efficace intermediazione
anche sul piano della rappresentanza istituzionale. Inoltre sarà soltanto
attraverso un’espressione di piena autonomia, realizzata anche nel corso della
campagna elettorale, che potrà essere possibile pensare seriamente alla
formazione di una nuova soggettività politica, un partito, della sinistra
alternativa che è assente, in questa fase, all’interno del sistema politico
italiano.
3) OPPOSIZIONE:
anche questa indicazione deve risultare particolarmente precisa. La campagna
elettorale, ma non solo e ben oltre – ovviamente- sul piano della capacità
politica complessiva del soggetto che s’intende promuovere, dovrà essere svolta
indicando nell’opposizione complessiva a questo quadro politico, la sola
collocazione possibile nel Parlamento e nel Paese. Senza timori di essere
costretti a fronti comuni perché “Annibale è alle porte” e senza concessioni di
sorta a eventuali espressioni di ambizione soggettiva e di gruppo, mascherate
magari da pseudo-intenti unitari. L’unità, indispensabile, delle forze che si
richiamano all’idea dell’alternativa, potrà essere realizzata soltanto da
“questa parte” del sistema politico, tra chi – appunto – si oppone prima di
tutto al liberismo imperante, che non è soltanto appannaggio del centrodestra o
dei “professori”, ma pensa anche alla necessità di proseguire la lotta
anticapitalistica, come è necessario in questo momento storico.
Le preposizione appena sopra ricordate appaiono ancora più
valide se rapportate alla stretta attualità : le dimissioni annunciate dal
primo ministro Monti e la prevedibile accelerazione nei tempi della crisi
proiettano direttamente lo stesso Monti verso la candidatura con il sostegno,
se ne vedranno le forme concrete, dei partiti che lo hanno sostenuto fino in
fondo, PD e UDC, sulla linea del cosiddetto “rigore” e dell’altrettanto
cosiddetta “credibilità internazionale”.
Uno scenario complesso, forse non facilmente inquadrabile in
questo momento e pur tuttavia perfettamente plausibile che rende ancor più
evidente e necessaria la presenza di una sinistra fondata sui tre elementi che
abbiamo cercato qui di indicare: ALTERNATIVA, AUTONOMIA, OPPOSIZIONE.
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