mercoledì 5 dicembre 2012

ALLARME DEMOCRATICO di Franco Astengo

La Corte Costituzionale ha accolto il ricorso del Presidente della Repubblica, avverso la Procura di Palermo al riguardo dell'ascolto di alcune intercettazioni telefoniche (riguardanti tra l'altro il delicatissimo caso della trattativa Stato - Mafia del '92), nelle quali del tutto casualmente era stata ascoltata la voce del Capo dello Stato.
Ovviamente non entriamo nel merito della sentenza.
Si apre però, in tutta evidenza, un conflitto di natura istituzionale, riguardante il ruolo del Presidente della Repubblica.
Una sentenza politica com’è stata definita quella appena pronunciata dalla Consulta suffraga, infatti, con tutto il peso dell'autorevolezza del consesso che l'ha emessa, un brusco scivolamento verso un presidenzialismo "d'eccezione", da punto di vista dei poteri e delle guarentigie riservate al Presidente.
Un presidenzialismo "d'eccezione" che si colloca già al di fuor dal dettato Costituzionale.
In questo senso lanciamo un allarme, un vero e proprio allarme democratico.
Il pericolo è quello di un assoggettamento della magistratura al potere politico ledendone il principio di indipendenza, come dimostra anche la vicenda del decreto al riguardo del dramma dell'ILVA di Taranto.
In questo senso è in atto un tentativo che trova origine nel documento sulla "Rinascita Nazionale" redatto dalla P2 di Licio Gelli nel 1975 e nel progetto craxiano della "Grande Riforma" e che potrebbe portare allo stravolgimento del concetto di suddivisione dei poteri, fondativo della democrazia liberale.

1 commento:

felice besostri ha detto...

Non sono per niente d'accordo, eppure conoscete la mia avversione ad elezioni dirette e rafforzamento degli esecutivi a danno delle rappresentanze elettive. Il commento di Ingroia su una sentenza politica mi ricorda il Berlusconi, che così delegittimava la Corte Costituzionale. Se vuol fare il capo di una lista per far tornare la sinistra in Parlamento siu dimetta dalla magistratura. Un testimonial come DI Pietro basta ed avanza. Un presidente emerito della Consulta come Onida fin da subito ha sostenuto l'iniziativa del presidente e chi lo conosce non può neppure sospettare che sia sotto sotto un golpista. Intercettazione casuale o no non eta importante appena chi ascoltava apprendeva che ad un capo del telefono doveva interrompere la registrazione o se era automatica provvedere alla sua distruzione, magari delle sole parti riferite al presidente. Se in Italia esistesse il segreto istruttorio si potevano pensare anche altre soluzioni. Fin dall'inizio in modo subdolo si è voluto presentare la telefonata come un avallo del Presidente alla trattativa Stato Mafia, che per un altro giurista sicuramente democratico come Ferraioli non è neppure un reato in sé. E' stato iul clima malsano creato intorno a quella vicenda che ha spinto il Presidente Napolitano a proporre il conflitto di attribuzione. In questo ha fatto bene per la carica. Le mie critiche sono più per l'avallo politico alle politiche di Monti, quando non spetta a lui Presidente dela Repubblica tracciare l'indirizzo politico. Se parliamo di questo OK, ma non mescoliamo i fatti, per creare suggestioni politiche. Siamo in una fase di eclissi della democrazia e la possibile vittoria del centro-sinistra scatenerà altre offensive. Occorre sapere quali sono le battaglie da fare. in via prioritaria Questa sulla sentenza della Consulta non è il terreno di unione, poi ognuno faccia le sue scelte. Felice Besostri

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