Dal dibattito sviluppatosi nel corso della assemblea regionale ligure, svoltasi oggi a Genova, di "Cambiare si può" sono emerse alcune indicazioni di carattere generale.
Il vuoto lasciato dalle forze politiche nel loro progressivo mutamento genetico, sia sul piano dell'elaborazione che rispetto alle forme dell'agire politiche ha avuto come conseguenza diretta l'espressione di una sorta di debolezza rispetto a quello che è stato definito "vento dell'antipolitica".
La discussione appare spaventata dal pericolo del riaffacciarsi delle ideologie, al punto che gli intervenuti non riescono ad oltrepassare l'enunciazione di richieste specifiche, quasi di dettaglio, slegate da una idea di proposta politica complessiva, espressione di una visione e di una lettura sistemica, tanto che si ascoltano allocuzioni del tipo: "mi piacerebbe tanto", che rivelano un sentimento meramente esigenzialista.
La discussione rivela così un "democraticismo" ancora immaturo che -nel cercare di accantonare le antiche ritualità- mette in difficoltà la possibilità stessa di "ordinare" un confronto produttivo, non parcellizzato: la ricchezza dei contenuti e delle esperienze espresse finiscono così con il non integrarsi nel dibattito generale e quindi apparire accessorie.
Nella sostanza si rischia in questo modo di allinearsi ad una forma ormai prevalente di individualismo nell'azione politica, non riuscendo a determinare una espressione di contenuti intesi quale patrimonio di una soggettività collettiva.
In queste condizioni una possibile presenza della sinistra d'alternativa all'interno di una lista elettorale che nasca da questo tipo di presupposti dovrà essere oggetto, nonostante la ristrettezza dei tempi, di una riflessione e di una valutazione che cercheremo di sviluppare.
Il vuoto lasciato dalle forze politiche nel loro progressivo mutamento genetico, sia sul piano dell'elaborazione che rispetto alle forme dell'agire politiche ha avuto come conseguenza diretta l'espressione di una sorta di debolezza rispetto a quello che è stato definito "vento dell'antipolitica".
La discussione appare spaventata dal pericolo del riaffacciarsi delle ideologie, al punto che gli intervenuti non riescono ad oltrepassare l'enunciazione di richieste specifiche, quasi di dettaglio, slegate da una idea di proposta politica complessiva, espressione di una visione e di una lettura sistemica, tanto che si ascoltano allocuzioni del tipo: "mi piacerebbe tanto", che rivelano un sentimento meramente esigenzialista.
La discussione rivela così un "democraticismo" ancora immaturo che -nel cercare di accantonare le antiche ritualità- mette in difficoltà la possibilità stessa di "ordinare" un confronto produttivo, non parcellizzato: la ricchezza dei contenuti e delle esperienze espresse finiscono così con il non integrarsi nel dibattito generale e quindi apparire accessorie.
Nella sostanza si rischia in questo modo di allinearsi ad una forma ormai prevalente di individualismo nell'azione politica, non riuscendo a determinare una espressione di contenuti intesi quale patrimonio di una soggettività collettiva.
In queste condizioni una possibile presenza della sinistra d'alternativa all'interno di una lista elettorale che nasca da questo tipo di presupposti dovrà essere oggetto, nonostante la ristrettezza dei tempi, di una riflessione e di una valutazione che cercheremo di sviluppare.
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