martedì 4 dicembre 2012

DIARIO POLITICO di Giovanni Lamagna




venerdì 30 novembre 2012
Leggo su “Pubblico” di ieri la seguente dichiarazione di Susanna Camusso a proposito del governo del professor Monti: “
E’ un governo che ha teorizzato la diseguaglianza. Il primo esecutivo davvero liberista che ha avuto questo paese. Il precedente, quello di Silvio Berlusconi, era un governo confuso, supporto di alcuni poteri, a cominciare da quelli del premier. Non aveva un’idea forte di politica economica. Monti ce l’ha. E’quella contenuta nella lettera della BCE, nei confronti della quale, sia chiaro, non c’è stata “obbedienza”, ma condivisione. Aumentare le diseguaglianze è parte fondante della sua politica economica”
Mi sono chiesto: come fa la Camusso a stare nel Partito Democratico, che, in questo anno di governo Monti, è stato il suo più fedele e convinto sostenitore? E come ha fatto a votare Bersani alle primarie del centro sinistra, il Bersani che di quel partito è il segretario?
La risposta che mi sono dato: si può fare; bisogna però essere ammalati di schizofrenia!

domenica 2 dicembre 2012
Sono reduce dall’assemblea romana di “Cambiare si può”, l’appello lanciato da Livio Pepino e Luciano Gallino, a cui si sono aggiunte immediatamente alcune migliaia di firme (tra cui quelle di Marco Revelli, Paul Ginsborg, Ugo Mattei, Alberto Lucarelli, Moni Ovadia, Sabina Guzzanti, Antonio Di Luca...), per una lista della sinistra antimontiana, in grado di offrire una sponda elettorale a quanti non si riconoscono nè nella colizione di centrosinistra (PD; SEL; PSI) nè nel movimento 5 stelle.
L’assemblea si è svolta ieri al teatro Vittoria del quartiere Testaccio. Teatro (500 posti) zeppo, stipatissimo, con qualche centinaio di persone che non sono riuscite a entrare. Partecipanti provenienti da tutta l’Italia (dal Piemonte e dal Veneto alla Sicilia, passando per la Toscana, la Campania, la Puglia, la Basilicata) a loro spese e affrontando un viaggio in una giornata dal tempo molto inclemente.
Grande motivazione, quindi. Anche se meno entusiasmo di (tante) altre occasioni simili a cui ho partecipato. Complici (penso) la consapevolezza delle difficoltà dell’impresa, le tante sconfitte accumulate in questi anni e l’ovvio e naturale disincanto che ne è derivato.
Che non ha ucciso però l’ottimismo della volontà.
Non si sa se l’obiettivo che si proponeva l’assemblea (quello di verificare la possibilità di fare una lista “quarto polo”) sarà praticabile. L’assemblea si è conclusa con un ulteriore appuntamento entro la fine dell’anno (dopo una serie di assemblee/verifiche da effettuare sui territori entro la metà di dicembre), che dovrà prendere la decisione finale.
Ma una cosa è certa: questo “quarto polo” esiste. Culturalmente, prima ancora che politicamente. Ed è, secondo me, anche di una significativa consistenza numerica. Vista l’affluenza all’assemblea di ieri.
Ora si potranno condividere o meno le sue idee e opzioni politiche, ma un fatto è certo: esiste, è una realtà!
Perciò chiedo ai tanti amici del PD e di SEL, che in perfetta e legittima buona fede hanno idee ed hanno fatto scelte politiche diverse: vi sembra giusto, democratico, che un’area culturale e politica come quella che ieri si è riunita al Testaccio non trovi rappresentanza nel prossimo Parlamento, perchè i meccanismi selettivi di una legge elettorale (nuova o vecchia che sia) glielo impediranno? Vi sembra giusta, democratica, costituzionalmente corretta una legge elettorale che operi una simile discriminazione?

martedì 4 dicembre 2012
La vicenda delle primarie del (sedicente) centro sinistra italiano ha evidenziato un dato sociologico (che, ovviamente, è anche politico) sul quale vorrei soffermarmi oggi e sul quale sarebbe interessante che ricercatori esperti, con gli strumenti di indagine e di analisi a loro disposizione, tornassero per verificarne la validità: la composizione sociale e anagrafica prevalente dei cittadini che si sono recati ai seggi per scegliere il candidato premier di questo schieramento.
A me, che non sono un esperto e che non posseggo gli strumenti necessari per fare un’indagine e un’analisi di qualche scientificità, sembra (ad occhio) che due siano gli elementi che caratterizzino quell’elettorato.
Il primo si riferisce all’estrazione sociale. Il secondo al dato anagrafico.
Per quanto riguarda il primo, a me sembra che i cittadini che si sono recati a votare per le primarie appartenessero in larga misura prevalente alla classe sociale media, nelle sue varie articolazioni.
Ritengo di poter dire che abbiano votato pochi operai, pochi imprenditori (senz’altro non quelli alti, ma, forse, neanche quelli medi e quelli piccoli), pochi artigiani e pochi commercianti.
Mi sembra, quindi di poter dire che l’elettore medio del centrosinistra sia (in larga misura) un appartenente alla classe o al ceto (se si preferisce questa espressione) media/o (con prevalenza del basso), fatto di intellettuali (medio/alti)e di impiegati (in genere lavoratori dipendenti, spesso della pubblica amministrazione).
Se questi dati fossero veri (andrebbero ovviamente verificati con strumenti di indagine e di analisi scientifici), essi significherebbero una modificazione genetica profonda, strutturale dell’estrazione sociale prevalente di quello che era un tempo l’elettorato di questa area politica.
E spiegherebbero, quindi, ad abundantiam anche gli spostamenti (in senso moderato e centrista) della linea politica (oltre che dei nomi e dei loghi) dei partiti che tradizionalmente cercano di dare voce e rappresentanza a questa area.
Per cui sono rimasti sostanzialmente senza voce e senza rappresentanza politica la classe operaia (che si è dispersa perciò in una vera e propria diaspora, in un bacino elettorale che va dall’estrema  destra all’estrema sinistra) e i settori di intellettualità più avanzati, più progressisti e meno conformisti.
Il secondo elemento che caratterizza l’elettorato che si è riconosciuto nella proposta del centro sinistra mi pare sia quello anagrafico.
L’elettore medio del centro sinistra è un elettore di mezza età. Indifferentemente maschio e femmina (e questo mi sembra il dato sociologico più positivo).
Hanno, in sostanza, votato (mi risulta) pochi giovani. La gran parte degli elettori era  compresa tra i quaranta e i sessanta anni. Parecchi sono stati anche gli anziani (cioè gli ultrasessantenni).
Segno che la proposta del centro sinistra non era in grado di attrarre a sufficienza le giovani generazioni, che sono rimaste piuttosto indifferenti di fronte alla scelta tra i diversi candidati.
E’ del tutto evidente (credo) che la vicenda delle primarie non abbia coinvolto per niente quella vasta area di elettorato che o è orientata verso l’astensionimo o propende verso Grillo.
Elettorato che presumo comprenda molti giovani, se non la gran parte di essi.

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