venerdì 30
novembre 2012
Leggo su “Pubblico” di ieri la seguente dichiarazione di
Susanna Camusso a proposito del governo del professor Monti: “
Mi sono chiesto: come fa la Camusso a stare nel
Partito Democratico, che, in questo anno di governo Monti, è stato il suo più
fedele e convinto sostenitore? E come ha fatto a votare Bersani alle primarie
del centro sinistra, il Bersani che di quel partito è il segretario?
La risposta che mi sono dato: si può fare; bisogna però
essere ammalati di schizofrenia!
domenica 2 dicembre 2012
Sono reduce dall’assemblea romana
di “Cambiare si può”, l’appello lanciato da Livio Pepino e Luciano Gallino, a
cui si sono aggiunte immediatamente alcune migliaia di firme (tra cui quelle di
Marco Revelli, Paul Ginsborg, Ugo Mattei, Alberto Lucarelli, Moni Ovadia,
Sabina Guzzanti, Antonio Di Luca...), per una lista della sinistra
antimontiana, in grado di offrire una sponda elettorale a quanti non si
riconoscono nè nella colizione di centrosinistra (PD; SEL; PSI) nè nel
movimento 5 stelle.
L’assemblea si è svolta ieri al
teatro Vittoria del quartiere Testaccio. Teatro (500 posti) zeppo,
stipatissimo, con qualche centinaio di persone che non sono riuscite a entrare.
Partecipanti provenienti da tutta l’Italia (dal Piemonte e dal Veneto alla
Sicilia, passando per la
Toscana, la
Campania, la
Puglia, la
Basilicata) a loro spese e affrontando un viaggio in una
giornata dal tempo molto inclemente.
Grande motivazione, quindi. Anche
se meno entusiasmo di (tante) altre occasioni simili a cui ho partecipato.
Complici (penso) la consapevolezza delle difficoltà dell’impresa, le tante
sconfitte accumulate in questi anni e l’ovvio e naturale disincanto che ne è
derivato.
Che non ha ucciso però l’ottimismo
della volontà.
Non si sa se l’obiettivo che si
proponeva l’assemblea (quello di verificare la possibilità di fare una lista
“quarto polo”) sarà praticabile. L’assemblea si è conclusa con un ulteriore
appuntamento entro la fine dell’anno (dopo una serie di assemblee/verifiche da
effettuare sui territori entro la metà di dicembre), che dovrà prendere la
decisione finale.
Ma una cosa è certa: questo
“quarto polo” esiste. Culturalmente, prima ancora che politicamente. Ed è,
secondo me, anche di una significativa consistenza numerica. Vista l’affluenza
all’assemblea di ieri.
Ora si potranno condividere o
meno le sue idee e opzioni politiche, ma un fatto è certo: esiste, è una
realtà!
Perciò chiedo ai tanti amici del
PD e di SEL, che in perfetta e legittima buona fede hanno idee ed hanno fatto
scelte politiche diverse: vi sembra giusto, democratico, che un’area culturale
e politica come quella che ieri si è riunita al Testaccio non trovi
rappresentanza nel prossimo Parlamento, perchè i meccanismi selettivi di una
legge elettorale (nuova o vecchia che sia) glielo impediranno? Vi sembra
giusta, democratica, costituzionalmente corretta una legge elettorale che operi
una simile discriminazione?
martedì 4 dicembre 2012
La vicenda delle primarie del
(sedicente) centro sinistra italiano ha evidenziato un dato sociologico (che,
ovviamente, è anche politico) sul quale vorrei soffermarmi oggi e sul quale
sarebbe interessante che ricercatori esperti, con gli strumenti di indagine e
di analisi a loro disposizione, tornassero per verificarne la validità: la
composizione sociale e anagrafica prevalente dei cittadini che si sono recati
ai seggi per scegliere il candidato premier di questo schieramento.
A me, che non sono un esperto e
che non posseggo gli strumenti necessari per fare un’indagine e un’analisi di
qualche scientificità, sembra (ad occhio) che due siano gli elementi che
caratterizzino quell’elettorato.
Il primo si riferisce
all’estrazione sociale. Il secondo al dato anagrafico.
Per quanto riguarda il primo, a
me sembra che i cittadini che si sono recati a votare per le primarie
appartenessero in larga misura prevalente alla classe sociale media, nelle sue
varie articolazioni.
Ritengo di poter dire che abbiano
votato pochi operai, pochi imprenditori (senz’altro non quelli alti, ma, forse,
neanche quelli medi e quelli piccoli), pochi artigiani e pochi commercianti.
Mi sembra, quindi di poter dire
che l’elettore medio del centrosinistra sia (in larga misura) un appartenente
alla classe o al ceto (se si preferisce questa espressione) media/o (con
prevalenza del basso), fatto di intellettuali (medio/alti)e di impiegati (in
genere lavoratori dipendenti, spesso della pubblica amministrazione).
Se questi dati fossero veri
(andrebbero ovviamente verificati con strumenti di indagine e di analisi
scientifici), essi significherebbero una modificazione genetica profonda,
strutturale dell’estrazione sociale prevalente di quello che era un tempo
l’elettorato di questa area politica.
E spiegherebbero, quindi, ad
abundantiam anche gli spostamenti (in senso moderato e centrista) della linea
politica (oltre che dei nomi e dei loghi) dei partiti che tradizionalmente
cercano di dare voce e rappresentanza a questa area.
Per cui sono rimasti
sostanzialmente senza voce e senza rappresentanza politica la classe operaia
(che si è dispersa perciò in una vera e propria diaspora, in un bacino
elettorale che va dall’estrema destra
all’estrema sinistra) e i settori di intellettualità più avanzati, più
progressisti e meno conformisti.
Il secondo elemento che
caratterizza l’elettorato che si è riconosciuto nella proposta del centro
sinistra mi pare sia quello anagrafico.
L’elettore medio del centro
sinistra è un elettore di mezza età. Indifferentemente maschio e femmina (e
questo mi sembra il dato sociologico più positivo).
Hanno, in sostanza, votato (mi
risulta) pochi giovani. La gran parte degli elettori era compresa tra i quaranta e i sessanta anni.
Parecchi sono stati anche gli anziani (cioè gli ultrasessantenni).
Segno che la proposta del centro
sinistra non era in grado di attrarre a sufficienza le giovani generazioni, che
sono rimaste piuttosto indifferenti di fronte alla scelta tra i diversi
candidati.
E’ del tutto evidente (credo) che
la vicenda delle primarie non abbia coinvolto per niente quella vasta area di
elettorato che o è orientata verso l’astensionimo o propende verso Grillo.
Elettorato
che presumo comprenda molti giovani, se non la gran parte di essi.
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