Questa Lettera Aperta è rivolta, in primo luogo, ai leader dei soggetti
politici organizzati che potrebbero, unendosi, creare un blocco alternativo e
coordinato di opposizione in grado potenzialmente anche di vincere le prossime
elezioni politiche nazionali e, quindi, di cambiare radicalmente il corso
politico del nostro Paese. Mi rivolgo, a nome del Nuovo Partito d'Azione, che
nelle ultime elezioni ha partecipato alla lista di coalizione denominata
'Rivoluzione Civile', a Beppe Grillo ed a Gianroberto Casaleggio e quindi al
Movimento Cinque Stelle, che, col suo grande successo elettorale, è entrato in
grandi forze in Parlamento.
Al di là delle mistificazioni e delle menzogne della stampa di Regime, la
situazione dell'Italia è, a dir poco, drammatica. La verità è che siamo
sull'orlo di un precipizio e che l'Italia è appesa ad un filo, un filo che
diventa, di giorno in giorno, sempre più esile. La verità è che il Paese è già
da diversi mesi in stato di pre-default, di fallimento tecnico, e, per quanto
riguarda noi nuovi azionisti, siamo purtroppo sicuri di non aver visto ancora il
peggio. C'è poco da aggiungere a quello che diciamo e che sentiamo ogni giorno.
Tutti gli indicatori macroeconomici volgono al peggio e questo peggio sembra non
voler finire mai. Né la crisi italiana può essere circoscritta ai soli confini
dell'economia perché essa è crisi ormai globale, indice di un fallimento
globale, di tipo finanziario, economico, ma anche sociale, culturale, politico,
morale, addirittura spirituale, oserei dire. Di certo, non sarà il governicchio
Letta, che sta perdendo mesi per mettere pannicelli caldi, a cambiare il corso
degli eventi o ad invertire la drammatica tendenza in atto in Italia.
Certamente, non sarà nemmeno il partito di Enrico Letta, il PD, un partito
approdato alla sua condizione attuale ed ormai irreversibile di partito
neocentrista e neodemocristiano con fugaci accenni cattocomunisti, a
rappresentare la speranza concreta che tanta parte del popolo italiano aspetta
ansiosamente. Il PD, non è la soluzione del problema italiano; è parte, anzi,
diciamo noi, grande parte del problema italiano, più di quanto comunemente a
sinistra e nella vasta area della protesta non si pensi, più dello stesso
Berlusconi addirittura, quel Berlusconi con il quale il PD non ha esitato a fare
un governo insieme, l'attuale governo in carica, per salvare se stesso ed il suo
potere spropositato nella politica e nella società italiana. Rivolgendomi a
tutti voi, vi inviterei ad un supplemento di riflessione circa la vera natura di
questa crisi, che sembra ormai spaventosa ed irreversibile.
Questa crisi non è ovviamente il frutto dell'opera del governicchio Letta e
non è neppure il frutto solo del malgoverno degli ultimi anni. E' qualcosa di
più, qualcosa che viene da più lontano ancora. E' una crisi globale causata da
ben sessantacinque anni di nefandezze da parte di un Regime, che è il Regime
democristiano, dei suoi associati della cosiddetta Prima Repubblica e dei suoi
eredi della cosiddetta Seconda Repubblica. Questo Regime non è morto venti anni
fa, come tutti finora hanno creduto, ma è sopravvissuto alla scomparsa formale
della DC assumendo nuove sembianze e si è dunque perpetuato imperterrito fino ad
oggi, nonostante l'apparente rottura di continuità del quasi ventennio
berlusconiano. Di quelle nuove sembianze, l'ultima è il superpartito PD-PDL
(dove il PDL racchiude le correnti di destra e il PD quelle dorotee e della
sinistra della ex DC). La costituzione del governo Letta rappresenta solo la più
recente delle sue metamorfosi. E' a questo convitato di pietra, a questo infame
Regime che bisogna tornare continuamente a riferirsi, se vogliamo capire
veramente il perché oggi il Paese sta in queste pietose condizioni.
Se siamo tutti d'accordo su questo punto basilare, allora, spero vorrete
convenire sul fatto che o si riesce ad abbattere questo Regime, oppure sarà
l'eterno Regime democristiano, l'eterno, corrotto, reazionario, parassitario e
malavitoso Regime democristiano, ad abbattere totalmente l'Italia e gli
italiani, cominciando dalle famiglie più povere, dai non-garantiti,
praticamente, dalle tante e sempre più numerose famiglie italiane ridotte ormai
alla disperazione. Né noi nuovi azionisti crediamo più, e lo dico rivolgendomi
particolarmente a quanti fra i dirigenti dei partiti e dei movimenti della
disciolta lista-coalizione di 'Rivoluzione Civile' oggi tornano a sperare nella
solita alleanza pseudo-riformista o pseudo-riformatrice di centrosinistra
imperniata sempre sul PD, che sia più tempo di sperare in forze che sono
irriformabili e che sono, anzi, il perno stesso del Regime.
Quindi, cosa resta sul tappeto a questo punto? Resta solo una possibilità,
magari stretta, certo non facile, ma assolutamente percorribile con la buona
volontà di tutti voi, di tutti noi. Una possibilità niente affatto utopica o
fantasiosa poiché se l'avessimo individuata prima delle elezioni di febbraio e
l'avessimo voluta percorrere oggi l'Italia avrebbe già cambiato radicalmente
pagina. Non sto parlando di sogni e nemmeno di fantasie; se alle elezioni del 25
febbraio scorso le forze politiche a cui è rivolta questa Lettera Aperta, questo
appello, si fossero presentate coalizzate, oggi non staremmo di certo ad
assistere ancora impotenti a tante porcherie di Regime, non staremmo in
Parlamento a fare solo nobile e meritoria opposizione, ma senza alcuna
possibilità di incidere sul corso degli eventi, sugli indirizzi di governo,
oppure non staremmo fuori dal Parlamento, come è capitato ai partiti ed ai
movimenti della ex coalizione di 'Rivoluzione Civile'. Tutto il fronte di
opposizione appena disegnato sarebbe oggi al governo. Sicuramente, avrebbe oggi
la maggioranza in tutti e due i rami del Parlamento. I mesi seguenti alle
elezioni di febbraio non hanno fatto altro che confermare e rafforzare la
necessità di un blocco alternativo all'eterno Regime, oggi imperniato sul PD e
sul PDL, sui piddini e sui pidiellini. Costoro non cambieranno mai niente.
Sono interessati solo ai fatti del proprio padrone, nel caso del PDL,
oppure, solo a mantenere il proprio potere, nel caso, soprattutto, del PD, costi
quel che costi, anche se si trattasse della distruzione totale del Paese.
Dinanzi a questo quadro disperante, non possiamo né pensare ancora ad alleanze
di centrosinistra e neppure a condurre una opposizione in solitario, ognuno per
conto proprio. C'è ancora o, forse, solo una cosa da fare, quanto meno, da
tentare ed è la costituzione di un blocco, di un Fronte di Liberazione
Nazionale, il cui scopo non sia solo quello di conquistare ogni cinque anni
deputati e senatori in Parlamento, ma quello di combattere uniti, ogni giorno ed
in ogni ambito del vivere associato per determinare la premessa indispensabile
ad ogni serio progetto di ricostruzione e di cambiamento del Paese.
Questa premessa è costituita dal crollo vero di questo eterno Regime
democristiano, dei suoi associati e dei suoi eredi. Ciò che alcuni di voi
chiamano sistema ed altri chiamano Casta. Se tutti noi, se tutti coloro cui è
indirizzato questo appello, questa Lettera Aperta, vogliamo veramente liberare
l'Italia da questi sfruttatori e da questi devastatori, allora dobbiamo anche
ripensare il nostro modo di fare politica, dobbiamo ripensare, prima da soli e
poi, auspicabilmente, tutti insieme, le nostre strategie, evitando alcuni
perniciosi errori commessi anche nel recente passato. Certamente, non si può
pensare che l'opposizione si possa fare ancora secondo i soli canoni
politicisti, secondo i canoni della politique politicienne, solo con chiusure
autoreferenziali su se stessi, in solitudine oppure solo in occasione delle
campagne elettorali o solo per mandare qualcuno in Parlamento.
Continuare in questi errori, mentre il Regime distrugge giorno dopo giorno
le vite di milioni di famiglie, mentre toglie il cibo dalla bocca dei figli di
lavoratori, di piccoli imprenditori e dei disoccupati per continuare a
finanziare i lussi e gli sprechi infiniti delle sue Caste fameliche, è una cosa
che non sarebbe più capita da chi ha votato per le liste di opposizione e anche
da chi a votare non ci va proprio più in segno di sfiducia e di protesta. Non
unirsi in un progetto di liberazione nazionale e di abbattimento del Regime, non
unirsi ai fini della realizzazione di questo grande compito storico, sarebbe
considerata una cosa da miopi e da incoscienti, una cosa che il sessantacinque
per cento degli italiani non potrebbe perdonare a chi avendo la possibilità di
unirsi e, dunque, di cambiare davvero le cose, decidesse, però, di non farlo. Mi
auguro che, a partire dall'immediato, tutti voi vogliate riflettere su questa
ipotesi e lavorare fattivamente per concretizzarla.
NUOVO
PARTITO D'AZIONE
Il Presidente Nazionale
Pino A. Quartana
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